L’Immortalità, un concetto, un’idea che ha sempre affascinato i sognatori e gli avventurieri di ogni epoca e nazione, ha riempito con la sua leggenda libri e racconti. Il concetto di Immortalità non ha fatto solo tremare interi regni e dato vita a leggendarie spedizioni alla sua ricerca, inserite in “fonti della giovinezza” o “frutti fatati”, ma ha anche ispirato molti scrittori e sceneggiatori, allargando con queste storie un filone già prolifico come il genere “fantastico”. Su questo argomento voglio soffermarmi su una serie televisiva, che ha avuto poca fortuna, ma nel complesso sia per una trama ricca d’azione che per l’argomento trattato in ogni episodio, quello della mortalità umana, avrebbe meritato un destino migliore; la serie del 1969 si intitola The Immortal, ed è tratta da un romanzo di fantascienza di James Gunn intitolato The Immortals (Gli Immortali), anche se diversifica molto dalla trama originale. Tale serie è stata prodotta dalla Paramount Television ed è composta da una sola stagione composta da 16 episodi (15 più il pilot) dalla rete statunitense ABC, qui in Italia venne trasmessa verso la fine degli anni settanta – metà anni ottanta su Rai 1 con il titolo “L’Immortale” e successivamente sulle reti locali con il nuovo titolo di “Ben Richards l’Immortale”.

La storia è incentrata su Ben Richards, un uomo pressoché comune come tanti altri sul pianeta, infatti egli ha un modesto impiego presso un’azienda che si occupa di car test, e, nonostante abbia superato i quarant’anni, egli dimostra metà della sua età, altra sua peculiarità è che in tutta la sua vita egli non ricorda un solo giorno in cui sia stato malato, ma a parte queste curiosità egli conduce una vita assolutamente tranquilla e normale. Ma per Ben tutto cambia radicalmente il giorno in cui decide di fare una donazione di sangue; infatti mentre il suo sangue viene analizzato, spunta fuori una specie di anomalia e a un più approfondito esame risulta che il sangue di Ben Richards ha al suo interno tutti gli anticorpi esistenti, rendendolo geneticamente immune a ogni malattia o infezione, e, vista anche la sua anamnesi biologica, questo rende Ben Richards una sorta di “Immortale”. Venendo a sapere tale scoperta, Arthur Maitland, un anziano e malato miliardario, vuole carpire il segreto del sangue di Ben Richards per poterlo sfruttare a suo piacimento, e non esita a utilizzare ogni mezzo lecito e illecito per ottenerlo. Così Ben Richards è costretto a lasciare la sua vita per poter evitare di diventare una specie di cavia da laboratorio ed essere vivisezionato per i fini personali di gente senza scrupoli e diventa un vagabondo senza meta sempre in fuga.

Questa serie è molto interessante, non solo perché parla dell’Immortalità fine a se stessa, ma mette anche in discussione argomentazioni più personali, come la classica domanda etica “cosa si sarebbe disposti a fare per vivere più a lungo?”, oppure “che vita si può condurre a essere il solo con questo “dono” senza nessun altro nella stessa condizione con cui condividere l’eternità?”, domande etiche, che in questa serie vengono a galla via via in ogni episodio, con il protagonista che giorno dopo giorno è consapevole di dover passare la sua lunga vita in eterna solitudine.

Marco Giovanni Lupani
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