Intervista a Giulio Rapetti Mogol: Stiamo per iniziare la seconda edizione del TMF con quasi 1500 artisti partecipanti. Quali sono i consigli?

Sicuramente è importante studiare e fare esperienze. Oggi è necessario impegnarsi più che in passato, perché il pop e il rock sono cresciuti, soprattutto da certi punti di vista come gli arrangiamenti e l’alta qualità che si trova nelle sale di registrazione. Poi ovviamente per quanto riguarda testo e musica…rimangono gli elementi essenziali.

Un giovane può crescere può formarsi ma può essere anche autodidatta.

Secondo me però importante è l’applicazione…che si tratti di calcio, di recitazione o di canto, l’importante sono i maestri e l’impegno. Questo è fondamentale, non dimentichiamo che un calciatore come Maradona ha passato quasi tutta la prima parte della sua vita palleggiando…questa è la sorte di tutti i professionisti, come anche Mozart e Beethoven che hanno continuato tutta la vita a esercitarsi.

Tutti cercano il talento…ma il talento arriva, quando si lavora arriva. Di partenza non abbiamo nessuna matematica certezza che uno abbia un talento, questo arriva con l’impegno, mettendosi alla prova. Oggi cantare non è più quello che si vuole da un artista, oggi interessa il suo mondo musicale. Quando parliamo di Sting, per esempio, non parliamo solo della voce ma effettivamente del suo modo di fare musica nel complesso.

Quest’anno ragioniamo molto su un piano e un respiro europeo…il CET lo fa programmaticamente. Come ci si deve relazionare però con un piano internazionale?

Il piano di riferimento internazionale è basato sulla qualità, paradossalmente si può non essere internazionali ma fare musica di livello internazionale. Ma la qualità dipende da interpretazione, arrangiamento…sono tanti i fattori che attraggono in un prodotto musicale. Perché ovviamente si parla di arte. La musica è arte. Sono così tanti fattori che condizionano: il disco attrae perché è un’opera artistica in tutta la sua complessità. E’ l’espressione più importante della cultura popolare oggi.

Per questo è bello anche essere dei dilettanti ma se si ambisce ad andare oltre bisogna impegnarsi.

Oggi poi non è detto che uno solo perché è bravo riesca a portare la sua arte all’attenzione di tutti, perché ci sono i mass media e allora passa quello che è possibile che passi e in questo discorso è importante che l’artista scelga di essere artista non di fare musica di marketing.

Artista, infatti, non vuole dire fare musica di marketing, non vuol dire copiare qualcuno o impastare qualcosa che stia: artista vuol dire cercare innanzitutto di assorbire la qualità, ascoltando il meglio della produzione nazionale e mondiale.

Attraverso l’ascolto, l’approfondimento, l’analisi…poi il proprio DNA farà il resto, dirà la sua, si esprimerà nel suo modo per la cultura che ha ricevuto. 

A proposito di studio e approfondimento: anche quest’anno la borsa di studio al CET sarà uno dei premi principali dei vincitori del Tour Music Fest…perché continua questa collaborazione TMF-CET?

Fare questa selezione e pagare a qualcuno una borsa di studio è un valore vero. L’obbiettivo, la serietà del vostro festival è proprio questo: dare a qualcuno la possibilità di evolversi.

 

Per info: www.tourmusicfest.it

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