Era il 1980 quando Gundam arrivò per la prima volta in Italia.  All’epoca nessuno poteva immaginare quello che sarebbe accaduto: Gundam si sarebbe trasformato in una delle serie anime più apprezzate del nostro paese grazie all’estremo realismo che permane in tutta la saga, in cui i robot vengono chiamati “Mobile Suit” e sono macchine al servizio del pilota che le comanda, il solo in grado di fare la differenza in battaglia.  Tratto dal manga di Yoshikazu Yasuhiko -edito in Italia da Starcomix- Gundam affronta temi cruciali come la guerra, la politica e la morte.

La storia si apre nel settore Thunderbolt, una zona spaziale squassata di continuo da imponenti fulmini, che poco tempo prima ospitava la colonia di Side 4, Mua. Qui è facile avanzare di grado: basta sopravvivere abbastanza a lungo alla carneficina infinita perché l’avanzamento sia assicurato. Completamente distrutta da un’azione bellica, l’area presenta ora un desolante panorama di detriti, utilizzati da uno sparuto gruppo di soldati di Zeon come nascondiglio per i loro appostamenti. I cecchini della Divisione Living Dead sono sfruttati come cavie per il nuovo Psycho Zaku, che solo un menomato privo sia di mani che di piedi può manovrare. I loro avversari sono i sopravvissuti di Side 4, appartenenti all’Esercito della Federazione Terrestre. In questo conflitto, che si è subito portato via tutti i veterani di guerra e che esige ingenti perdite a ogni scorreria, non sorprende che i combattenti si affidino alla musica per trovare conforto: jazz per il pilota Io Fleming, cui verrà affidato un Gundam sperimentale, scelte ancora più retrò per il più forte dei suoi avversari della Divisione Living Dead, Daryl Lorenz.

La saga d’animazione di Gundam è in assoluto la serie più longeva (la prima serie risale al 1978) e famosa in Giappone e nel mondo. In Giappone è talmente popolare che a Tokyo è stata eretta una statua a misura originale per commemorare la leggenda.

Enrico Ruocco

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