“E’ l’uomo Tigre che lotta contro il male...combatte solo la malvagitaaaaà…” Quante volte, spesso anche da grandi, ci è capitato di cantare sorridendo le canzoni che facevano da sigle ai cartoni animati che hanno accompagnato i pomeriggi spensierati della nostra infanzia? Spesso iniziamo a seguire un cartone proprio per quella simpatica canzoncina che ci colpisce e che non possiamo smettere di canticchiare…spesso dimentichiamo il cartone, ma la sigla ci resta nella mente per anni:ne potremmo cantare a migliaia, talmente tanti sono stati i cartoni nati in passato e che nasceranno in futuro.
 

Eppure scrivere la sigla per un cartone animato non è semplice: oltre alla funzione principale di ancoraggio, (attirare l’attenzione dei giovani-e non solo!- destinatari), la sigla ha altre importanti funzioni: potrebbe essere definita “un bignami in musica” , poiché in quel frangente di tempo in cui è trasmessa “presenta” attraverso le immagini e le parole i personaggi della serie e le loro vicende (in gergo la “sinossi”). Coloro che si dedicano alla stesura di una sigla devono tener conto della fascia d’eta’ a cui il cartone sarà rivolto, bilanciando adeguatamente la musica da usare e soprattutto il linguaggio utilizzato, e proprio questo aspetto del linguaggio è particolarmente interessante.

La parte più facile –se c’è qualcosa di facile nella scrittura di una canzone- è forse l’aspetto melodico: i musicisti dispongono di una videocassetta con le immagini del cartone (se sono cartoni esteri le immagini e la base musicale sono già predefinite e perciò una volta giunte nel nostro paese saranno soggette ad un adattamento) e “buttano giù” qualche nota; ai parolieri invece viene fornita, oltre alle immagini video, una lista di parola “politically incorrect” che è consigliabile che loro evitino (spesso e volentieri sono parole  importanti, di cui non si può fare a meno e per le quali bisogna trovare un sinonimo: ecco allora che le “streghette” diventano “maghette” e così via) e non si può dire che sia certo facile comporre una canzone senza una sorta di libero arbitrio sulle strofe.

In loro aiuto per fortuna subentra forse solo il fatto che la durata della sigla è piuttosto breve -è questo un altro vincolo- solo un minuto e mezzo, nel quale si deve essere abili ad introdurre “elementi” (immagini, ma anche le stesse parole della sigla) che possano destare curiosità a coloro che si approcciano per la prima volta alla visione del cartone, ma che diano anche, in un tempo così breve, una panoramica sui personaggi e le avventure che si accingeranno a vivere…ecco che alla fine, per non sbagliare, si seguono quasi alla lettera le immagini registrate.

Ci sono altri vincoli da considerare onde evitare che il pezzo possa essere censurato da quei committenti (italiani) che considerano troppo “lontani” e quindi incomprensibili determinate parole o immagini per la nostra cultura:quello relativo al linguaggio (per lo più sono poco meno di un centinaio le parole da evitare) non è l’ unico vincolo di cui tener conto nella composizione di una sigla, poichè bisogna considerare anche gli strumenti musicali che si intende utilizzare. Questo ulteriore limite nasce a seguito di studi di musicoterapia condotti negli anni ’80 e volti a controllare gli effetti che l’utilizzo nella sigle dei cartoni animati di determinati strumenti musicali poteva provocare nei bambini: ecco allora che strumenti “violenti” come i timpani venivano eliminati, così come la chitarra distorta che si pensava provocasse addirittura dissenteria.

Bisogna tener conto anche di alcune regole cosiddette “empatiche” secondo le quali le sigle per i maschietti devono essere cantate  da una voce maschile e viceversa per le femminucce: in ogni caso le voci vanno sempre “portate in testa”, alleggerite, poiché i bambini tendono ad imitarle. Quello della scrittura di una sigla è un business che ha appassionato e coinvolto anche grandi musicisti e cantanti del panorama della musica italiana soprattutto negli anni ’80, quando alcune sigle divennero vere e proprie “hits” in vetta alle classifiche e quando si formarono veri e propri gruppi (“I cavalieri del Re” o “Le mele verdi” sono solo alcuni dei tanti) dediti proprio a cantare le sigle che accompagnavano le avventure dei beniamini dei più piccoli.

In conclusione: se pensavamo che comporre una sigla per bambini fosse facile, dovremmo certamente riconsiderare la nostra supposizione… chissà se la prossima volta, ascoltando quei simpatici motivetti penseremo a tutto il lavoro e tutti i “grattacapi” che la composizione di una sigla comporta.
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