Alessandra Tritapepe, photo by Sandro Sebastiani
Alessandra Tritapepe, photo by Sandro Sebastiani

A carnevale un costume vale l’altro, le principesse- i guerrieri, i costumi maggiormente più ricercare dai bambini,  ad Halloween sono inerenti alla festa solo costumi paurosi, streghe e stregoni-fantasmi- lupi ecc., ed invece nei Contest dove si riuniscono i Cosplayer la caratteristica principale è il riuscire ad immedesimare al meglio i panni del personaggio. Nel cosplay vi è qualcosa di tangibile, la sua bellezza è qualcosa che non esiste perché vi è creatività oltre che bellezza.

A volte è qualcosa che supera le leggi della fisica dato che nel riprodurre determinate caratteristiche del personaggio si arriva ad inventare pezzi ineguagliabili “dell’armatura” che nella realtà è solo disegnato o creato dal computer. Quindi ciò che personalmente mi affascina è la costante dedizione, è quella forte voglia, persistente passione che si ha nella creazione del personaggio sulla propria pelle, e nel seguire le evoluzioni dello stesso attraverso le stagioni che si susseguono dei cartoni animati o dei fumetti. Il cosplay è un fenomeno di creatività grassroots, il quale nasce dal basso e si esplica per via orizzontale, che lega in un unico sfondo alcune parole chiave della network society come il Fandom- la Performance ed il Tribalismo.

Ciò, infatti, che prevale nel caratterizzare il cosplay è quel “fandom” che rappresenta il regno ed il territorio dei fan; dal latino la parola Fandom vuol dire fanatico, quindi il devoto in senso di falso squilibrato adulatore; questo appellativo perché per conoscere qualcosa c’è bisogno di essere distanti dal proprio oggetto di studio ed i fan non lo sono affatto perché hanno una visione pericolosamente distaccata della realtà. Grande studioso del fenomeno è stato Henry Jenkins il quale ha cercato di inglobare la parola “fan” dentro la visione accademica a tal punto da firmarsi “Akafan”, fan accademico. Lui spiega perché le preferenze dei fan, che vengono considerate anomale e minacciose, sono strane ed al di fuori della comunicazione di massa, dato che loro trasgrediscono il buon gusto borghese e violano le gerarchie culturali del mainstream. I fan tendono ad essere dei lettori indisciplinati ed orgogliosi di fare delle teorie che tendenzialmente vengono escluse dalle istituzioni ed emigrate. Sempre per Jenkins i fan sono incuranti del copyright e raccolgono dalla cultura di massa materiali da rielaborare ad uso personale, come base per le loro creazioni culturali ed interazioni sociali.

Per capire meglio: << In Giappone è vietato fotografare il cosplayer in posizioni al di fuori dell’originale >>.Tale “regola” è talmente rigida e “contro natura” che è impossibile non rubare ,con una fotografia, le splendide opere che si son potute vedere durante le fiere di settore. Un cosplayer che rappresenta lo sconfinamento che è da valutare nella doppia vita dello stesso, che oltre ad immedesimarsi nei panni del personaggio vive la sua vita, quindi è stanco- ha fame- mangia e beve- parla- chiacchiera- saluta…cose che il personaggio originale nella sua realtà, in cui noi lo osserviamo, non è detto che lo faccia,lo sappia fare o necessita di farlo. Il mondo in cui vivono i cosplayer ha, da una parte, le stesse condizioni che sono presenti nel nostro, e dall’altra, si caratterizza per quei componenti unici che possono inoltre essere inseriti nell’universo di massa, anche se non tutti.

J.Fiskie è un’altro studioso che ritiene che i prodotti che i fan creano aiutano la comunità d’appartenenza, sotto forma di una “ economia culturale ombra” come se si contribuisse all’economia vera  e propria, case di produzione- industrie-fumetti…dal lancio di un prodotto al merchandising. Si vengono così a caratterizzare i FanClub, che sono dei veri e propri Opinion Maker, per la loro importanza sociale, è una cultura che nasce dal basso, dalla passione, “I cosplayer fanno arte a loro modo”.

Tutto sta in un  disegnare e progettare un sé diverso; come la moda, il cosplay si applica su un corpo ideale, sul corpo giusto. Una moda che è glaciale e rimane tale sulla passerella nella quale si espongono dei vestiti che nella vita odierna non si indossano, così avviene per l’immaginario del cosplayer. Tutto inizia da una immagine, da un disegno anatomico…si parte da un qualcosa che esiste nella propria mente. Ciò che è quello che davvero prevale nel cosplayer è che  lui  è come se fosse un attore del cinema che rivaluta il personaggio di “Batman” interpretandolo in maniera personale. Un’analisi che si rimette in scena, una valutazione del fumetto che esalta le qualità dello stesso sotto una forma multimediale. Il fumetto è ciò che permette di essere realistici senza esserlo, permette di rappresentare qualcosa trasfigurandola; è per me un’arte che nasce per passione e si diventa “maestri” della stessa arte grazie alla voglia di scaldare la propria passione, di riuscire a vedere messe in pratica le idee che si creano nel dedicarsi alla passione.

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