Max Giovagnoli nasce a Roma nel 1973. Da da ragazzo studia e balla insieme: al Liceo Ginnasio “Giulio Cesare” e al “Teatro dell’Opera” di Roma. Spettacoli in giro per l’Italia ed estati romane sul palcoscenico delle Terme di Caracalla, poi la carriera nella danza s’interrompe di colpo. Resta sulla sua pelle la passione per l’arte e la letteratura. Si laurea con lode in Letteratura Italiana con una tesi sull’Idea di Spazio nel Decameron di Giovanni Boccaccio, e inizia a interessarsi a forme di racconto che coinvolgono diversi linguaggi. Entra in editoria con la pubblicazione di manuali sulla comunicazione (Scrivere il Web, Dino Audino Editore, 2002) e sulla Scrittura Creativa (Web Writing e creatività, Tecniche Nuove, 2003).

Nel 2001 conclude il dottorato all’Università di Siena per Stranieri, con una tesi sulla Influenza della novellistica medievale nella Commedia italiana del Rinascimento, e comincia a lavorare in televisione e nei media. Fa da caporedattore new media per alcuni programmi Endemol-Mediaset ed è coordinatore organizzativo del Corso per Sceneggiatori Fiction Script-RAI, dove conosce i più importanti scrittori ed editor cinematografici internazionali. Nel 2005 la sua vita sterza di nuovo. Pubblica il primo romanzo, Fuoco ci vuole (Hacca Editrice), salutato dalla critica come “opera pioniera della webLit, ovvero delle contaminazioni tra narrativa e scrittura su internet” (Corriere della sera) e nello stesso anno è autore del primo saggio in Europa sul cross-media e le forme di racconto dei “media incrociati”(Fare cross-media. Dal Grande Fratello a Star Wars, Dino Audino Editore).  Del 2008 è il secondo romanzo, All’immobilità qualcosa sfugge (Meridiano Zero), definito “un racconto che cela in sé una telecamera nascosta” (Repubblica) e “un romanzo polimorfo, che corre e commuove” (Nuovi Argomenti). Pubblica articoli su riviste: Script, Bookshop, Media Studies, Bollettino di Italianistica, Post-serialità, e racconti sulle antologie: Crossroads (Scuola Holden), Famiglie Assassine (Statale 11) Parla come Navighi (Edizioni il Foglio). Gli studi sulla serialità americana si contaminano con la passione per il romanzo corale e per la grande narrazione di genere. Del 2009 è il secondo saggio sullo storytelling: Cross-media. Le nuove narrazioni (Apogeo-Feltrinelli) e il suo ingresso nel comitato editoriale di “Cartoons on the bay”, festival organizzato da RAI Trade su contenuti animati e nuovi media. Si dedica per un po’ all’accademia e diventa direttore della Laurea Specialistica in Cross-media Communications presso la Link Campus University of Malta, visiting professor in diverse università italiane e insegnante di Lettere nei Licei. Nel 2010 torna alla produzione e ai nuovi linguaggi: è direttore artistico della cross-media factory Romanimata, dove è ideatore e autore delle fiction Monster Caffè e Four Friends (RAI Tre) e collabora con Festival Letterature di Roma e Roma Fiction Fest. Riconosciuto come uno dei massimi studiosi di nuovi linguaggi e transmedia storytelling, nel 2011 è speaker italiano nella TED Conference mondiale dedicata al Transmedia. Media consultant per major del cinema e broadcaster TV, pubblica Transmedia Storytelling. Imagery, Shape and Techniques per la ETC Press della Carnegie Mellon University di Pittsburg, coordina il Corso triennale in Media Design all’Istituto Europeo di Design di Roma ed è membro di giuria del Premio Solinas-Experimenta per RAI Cinema. Nel 2012 pubblica il suo terzo romanzo, Il messaggio segreto delle stelle cadenti (Newton Compton Editori), anticipato dal cortometraggio Il mare in vena, rivelazione italiana del Cairo Mediterranean Literary Festival durante la primavera araba.

QUANDO HAI COMINCIATO A SCRIVERE? Dopo il dottorato di ricerca. A quel tempo già lavoravo per il Cinema e la TV e avevo pubblicato un paio di saggi sulle nuove tecniche di narrazione nei media ma, dopo dieci anni di studi sui classici della Letteratura Medievale e del Rinascimento, avevo una terribile soggezione nei confronti della Letteratura. Poi ho cominciato a girare come visiting professor nelle università, sono entrato nella scuola, ho lavorato in produzioni importanti e ho preso coraggio. O forse ho capito che, come dice Marquez, in fondo quello dello scrittore è un vizio, non un dono di natura né un mestiere appetibile. Non puoi evitarlo, se ce l’hai, anche se non è detto che ti porti da qualche parte. Allora ho ripreso in mano le Lezioni Americane di Calvino e ho ficcato la testa sotto l’acqua: leggerezza, rapidità, esattezza, molteplicità, visibilità. Sono ripartito da lì.

QUAL È L’URGENZA DA CUI NASCE QUESTA STORIA? Ho avuto uno studente come Giuspe, una volta. L’ho capito in tempo. Gli sono stato dietro e l’ho difeso. Ma eravamo soli, il suo disturbo (ADHD) non era ancora conosciuto e le cose sono finite male. Questo libro serve anche per ricordare quello che di magico c’era in lui e nel nostro rapporto. Quelli che definiscono certi ragazzi “difficili” o “problematici” scambiano spesso la causa (la persona, il carattere, la sua storia) con l’effetto (le difficoltà e i problemi che possono procurare loro). Poi, c’era il desiderio di liberarmi dai luoghi comuni del mio mestiere d’insegnante. E la volontà di raccontare l’Irlanda che amo, quella selvaggia e inospitale del nord, con i suoi minuscoli villaggi di pescatori, i fairy tales e le improvvise burrasche che ti lasciano solo al mondo per giorni interi. Più scrivevo però, più dalle tre voci narranti del romanzo affioravano quelle degli autori sui quali mi sono formato; e adesso, guardandolo, il romanzo somiglia per certi versi a una lunga, avventurosa novella decameroniana.

C’È UN PERSONAGGIO DEL TUO LIBRO CHE PARLA DI TE? Giulio Aprile, il professore di Giuspe, ha una Ducati identica alla mia ed è cresciuto anche lui sgomitando tra i palazzoni di Roma Nord, con qualche guaio di periferia, nei primi Anni Ottanta. In comune abbiamo le scelte tutte un po’ “fatali” che ci hanno portato nella Scuola, anche se poi abbiamo reagito prendendo strade diverse. Lui ingaggiando una crociata contro il tartarughismo e il gioco “in difesa” di certa Scuola italiana. Io forse all’attacco, con la scrittura e i lavori internazionali nei media.

DAL LIBRO HAI TRATTO UN CORTOMETRAGGIO: QUAL È IL TUO RAPPORTO CON IL CINEMA? L’idea del “corto” è nata quando mi hanno invitato al Cairo Mediterranean Literary Festival, durante la Rivoluzione Araba. Ho scelto di raccontare parte del libro mettendo al centro della storia il punto di vista dei ragazzi perché loro sì, davvero, sono uguali in tutto il mondo. Il mio rapporto “professionale” col Cinema è cominciato quando ho lavorato nel Corso Sceneggiatori RAI, dove ho conosciuto alcuni tra i più importanti editor e sceneggiatori del mondo. Da lì è scaturita la mia passione per il “transmedia storytelling”, ovvero la creazione di storie raccontate su più media. Poi quest’anno sono stato in giuria al Premio Solinas Experimenta per RAI Cinema e relatore italiano della conferenza mondiale TED sulle nuove narrazioni. Il cortometraggio è solo uno dei frammenti che racconteranno, in tempi diversi e ciascuno con il proprio linguaggio, questa storia. Presto verranno un’applicazione per iPhone, un minitour con la cantante irlandese Kay Mc Carthy e altre forme di creatività che ruoteranno intorno al cuore della storia. Ma tutto nasce e vive nel romanzo, una volta ancora. Proprio perché… “la fantasia è un posto dove ci piove dentro”.

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