Giada Robin è una delle cosplayer italiane più famose del mondo. Ha iniziato nel 2008 per hobby e adesso il cosplay è il suo lavoro, con oltre 1 Milione e mezzo di fan sui social. Nei suoi personaggi ha sempre messo al primo posto l’interpretazione. https://www.facebook.com/GiadaRobin/

Ciao Giada, siamo molto onorati di questa intervista esclusiva. Sei nota in Italia e all’estero per le tue qualità come cosplayer, qual’è il segreto per diventare una star di questo mondo?

Ahaha non c’è un vero e proprio segreto!  Si inizia per passione, non bisogna partire pensando subito disfondare.  Se si raggiungono alcuni traguardi e si vuole continuare provando a trasformare il proprio hobby in qualcosa di più, servono moltissima  dedizione, determinazione, pazienza  e perseveranza. Al contrario di quello che dicono molti, le cose non si ottengono soltanto volendole, ma agendo in maniera concreta con i mezzi  che si hanno a disposizione. Quando portai il mio primo cosplay a “Lucca Comics & Games 2008”, non avrei mai pensato di diventare una cosplayer famosa a livello internazionale, di essere invitata come ospite e giudice a degli eventi, di lavorare con case videoludiche e aziende importanti in ambito gaming, di fare autografi e vendere gadget, di  apparire in Tv e girare dei film.  Ho iniziato a fare cosplay per gioco da semplice appassionata di fumetti e videogiochi come tutti. Il successo è venuto con l’esperienza, cogliendo le giuste occasioni, facendo delle scelte e portando avanti tutti i miei progetti..e probabilmente grazie anche ad una buona dose di culo J. Credetemi non è solo questione di estetica. L’aspetto fisico può certamente aiutare a farsi notare nell’ambiente, ma non è tutto.  In più sappiate che la fama ha dei pro e dei contro, tra cui anche un grande numero di haters. Ci vuole un bel carattere per sopportare tutte le critiche e l’enorme stress che ne consegue. Bisogna essere forti e fregarsene, credere in se stessi ed andare avanti. Non tutti purtroppo ne sono capaci.

Tra quelli da te realizzati, qual è il cosplay che ti ha regalato le maggiori soddisfazioni?

Ce ne sono molti, non riesco a sceglierne uno in particolare. A parte Nico Robin, perché è stato il mio primo ed indimenticabile cosplay, col quale vinsi subito il contest ufficiale TOEI ANIMATION (Italian One Piece Cosplay Contest)…direi la sensualissima Emma di Le Chevalier D’Eon che mi ha fatto comparire su tante riviste nerd/otaku tra cui anche CosplayGen, ma anche sul leggendario Playboy (Maggio 2016). Anche la maga  Zatanna, che mi ha fatto ricevere una bellissima lettera di congratulazioni dal mitico Adam Hughes in persona con tanto di video saluto direttamente dal  New York Comic Con.  Poi sicuramente il mio Vaporeon versione sexy e la mia versione femminile di Dio Brando, che sono state inizialmente tanto criticate sul web e poi prese d’ispirazione da molte altre cosplayer per i loro cosplay. Infine il cosplay di Tamatoa, che è stata una vera e propria sfida personale.  E’ stata la mia prima armatura realizzata interamente da me utilizzando diverse tecniche e materiali. Si tratta senza dubbio del mio cosplay più complesso fatto fin ora.

Quanto tempo dedichi alla realizzazione di un cosplay? Quanto è importante per te fare i costumi?

Dipende dal costume, alcuni sono molto semplici e si possono fare in pochi giorni. Altri sono più complessi e richiedono anche dei mesi. Poi naturalmente si migliorare col tempo.  All’inizio non sapevo neanche cucire ed ero costretta a comprare i costumi su ebay o farmeli commissionare da qualche amica cosplayer.  Anche se ho sempre preferito la parte d’interpretazione nel cosplay , piano piano ho cercato comunque di imparare a farmi i costumi e gli accessori per conto mio. Devo questo miglioramento anche grazie a molte critiche che ricevevo (molti non mi reputavano una vera cosplayer).  Ma alla fine non conta se ti fai i costumi da solo, se ti fai aiutare o se li compri, quello che conta è la passione che hai verso quel personaggio e divertirsi quando lo si porta in fiera. Non tutti hanno la capacità, la voglia o il tempo di realizzare un costume e non c’è nulla di male! Il saperselo fare da soli è soltanto una comodità in più. Per me è più una specie di rivincita verso tutte quelle persone che mi davano contro dicendo che non ne fossi in grado ed una sfida personale..ad esempio, per un cosplay come quello di Tamatoa una volta ci avrei impiegato 3 mesi, invece sono riuscita a realizzarlo in 6 giorni di lavoro non stop. E’ stata un’impresa epica e molto stancante, ma ne è valsa la pena e sono tanto soddisfatta del risultato.

Quanto è importante invece l’interpretazione? Quali personaggi preferisci interpretare?

Per me tantissimo, è la parte che preferisco di più. Ho sempre adorato fare le scenette e i video in cosplay, soprattutto in gruppo insieme ad altri cosplayers.  La mia specialità sono i cattivi, sono quelli che mi divertono di più. Altrimenti donne molto sexy e cazzute. Tante volte stravolgo i personaggi creando dei design originali per darne una mia interpretazione personale.

Giada, oltre al cosplay, tu hai qualità artistiche che vanno anche al di fuori dei “personaggi in costume”, ce le racconti?

La recitazione è sempre stata una mia passione ancora prima del cosplay. Ho studiato recitazione per diversi anni e mi sono avvicinata al cosplay proprio per il voler interpretare i miei personaggi preferiti. Grazie al cosplay alcuni registi e produzioni cinematografiche mi hanno notata e mi hanno proposto dei ruoli. Sto collaborando col regista Louis Nero per l’uscita di “The Broken Key”, che mi porterà in un tour di eventi col cast e a breve girerò il mio primo film, sarà un action-horror diretto da Roberto D’Antona (uscirà al cinema nell’estate 2018). Finalmente potrò mettermi alla prova anche sul grande schermo, è una nuova esperienza e un po’ mi spaventa, recitare a teatro, presentare o fare video in cosplay non è la stessa cosa che fare un film, ma sono certa che mi aiuterà tanto a migliorare. Un’ altra passione nascosta è la musica, ogni tanto canto e suono il pianoforte. Chissà magari un giorno registrerò anche una canzone..

Molti ti conoscono per i tuoi outfit dedicati al mondo degli anime e manga, da cui anche il tuo nick: hai mai creato cosplay dedicati al mondo del Cinema?

E’ sempre difficile fare cosplay dei personaggi dei film, per via della somiglianza con gli attori e dei dettagli precisi dei costumi che in genere li rendono anche molto costosi.  Ho fatto Selene di Underworld (Kate Backinsale) e Lara Croft (Angelina Jolie)Alex di Arancia Meccanica (Malcom McDowell) e persino il Grinch (Jim Carrey).  Per una ragazza interpretare personaggi maschili è ancora più difficile e ho cercato di fare del mio meglio anche con l’aiuto del make-up.

I colossi di Hollywood negli ultimi anni si sono lanciati con pellicole tratte da fumetti: questa scelta, secondo te, è per avvicinarsi proprio al “popolo dei nerd” e quindi dei cosplayer? Ci può essere un’intesa tra cosplay e cinema?

Certo! Anche tutti questi reboot non fanno altro che attirare una fetta di pubblico sempre più grande, i ragazzi di un tempo (che ora sono adulti) e quelli di adesso. Mirano a creare serie/saghe continuative per affezionare il pubblico ed ha commercializzare ciò che prima era di nicchia. Ne consegue che molte più persone comincino a documentarsi su questi personaggi, a leggere i fumetti  o comprare i videogiochi, e quindi ad accedere anche a quello che è il mondo nerd ed a conoscere fenomeni ad esso legati come quello del cosplay. I cinecomics e film d’animazione vanno alla grande! Il passo tra cosplay e cinema è molto breve. Ormai la gente preferirebbe vedere alcune cosplayers recitare nei film rispetto a delle attrici di professione: “Ma perché non prendete delle cosplayers? Almeno loro conoscono davvero i personaggi.” Bene, ci stiamo arrivando. Il cosplay è diventata una realtà lavorativa, un trampolino di lancio per molte persone in diversi settori. Lo dimostra proprio il fatto che nonostante abbia studiato recitazione per anni, sia stata inaspettatamente notata proprio ora tramite il cosplay. La scelta di determinati personaggi ha reso bene l’idea di quali ruoli potrei interpretare meglio. Sopratutto le mie versioni personalizzate di alcuni personaggi che nell’ambiente del cosplay sono state lungamente criticate, invece hanno colpito e sono state apprezzate proprio perché diverse rispetto ai soggetti originali, mostrando di più la mia creatività e versatilità.

Qual’è la differenza tra appassionati, o nerd che dir si voglia, e cosplayer? Esiste secondo te una distinzione tra fruitori passivi e fruitori attivi dei prodotti mediali?

Nel mio caso non c’è differenza, perché sono sia un’appassionata/nerd che una cosplayer. Faccio cosplay dei personaggi che conosco e che mi piacciono, perché ho letto il manga o il fumetto o visto l’anime, il film o giocato al videogioco. Ma non è detto che tutti i cosplayers siano nerd. Molti amano solamente realizzare costumi ed accessori (vedi tanti propmaker e cosmaker), altri lo fanno solo perché va di moda (perché appunto è uscito il film al cinema) o per farsi vedere. Mentre altri ancora vogliono semplicemente vestirsi da cartone animato per passare una giornata diversa dal solito. Quindi in realtà non tutti i fruitori attivi sono veri nerd.  

  

Gianluca Falletta
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