Il 12 novembre 2018, abbiamo avuto la notizia del decesso di Stanley Martin Lieber, conosciuto meglio in tutto il mondo come Stan “The Man” Lee.

Appena saputo dell’accaduto, la notizia si è sparsa in tutto il pianeta a macchia d’olio, e se non tutte, la maggior parte delle agenzie di stampa e di siti dedicati all’argomento (compreso il nostro), ne hanno dato pieno rilievo, raccontandoci vita e carriera di una delle figure più rappresentative del mondo del fumetto.

Allora perché questo memoriale? Il perché è semplice quanto complicato, è già stato detto tutto a livello biografico, però questo memoriale è nato per un semplice motivo, per descrivere, sperando di riuscire a farlo a parole scritte; quello che non solo “The Man” ma anche altri autori come lui, scomparsi oppure ancora tra noi, ci hanno lasciato, la loro eredità non solo cartacea ma in un certo senso spirituale, ovviamente non potendo parlare per tutti, posso solo esporvi il punto di vista di persone come me nate negli anni settanta, anzi mi correggo, non potendo avere un riscontro, posso solo esporvi il mio punto di vista e quello di coloro che leggendo queste righe si rispecchiano in esse di qualunque età essi siano.

Posso ancora ricordare quando da bambino presi il mio primo fumetto, era un numero dei Fantastici Quattro manco a farlo apposta la prima apparizione “dell’Uomo Talpa” (segno del destino?) da lì ho letto poi Spider Man, X-Men, Hulk, Thor e tanti altri; paragonando quei disegni di allora con i disegni di oggi e anche mettendo a confronto le varie trame di ieri e di oggi, forse sarebbero da considerare “primitivi, arcaici”, ma non era solo l’estetica di essi che mi teneva incollato a quelle pagine e mi facevano fremere di impazienza aspettando la prossima uscita, ma era il segno che mi lasciavano quelle storie, come esse facevano in modo di rendermi partecipe, come se potessi in certi sensi rispecchiarmi in quegli eroi.

E’ vero che prima di Stan Lee, Jack Kirby, Steve Ditko e Co., c’erano altri albi di supereroi da cui potevamo leggere le loro avventure, però loro erano riusciti a renderli speciali, sono riusciti a renderli più “umani”, il loro motto era “persone dotate di superpoteri, ma con superproblemi”. Con questo motto avevano intenzione di rivoluzionare il mondo dei supereroi, avevano un sogno, un progetto che tendeva a far sì che abbandonassimo l’ideologia che prima di allora riguardava i super eroi, ossia che essi erano senza macchia e senza paura, privi di difetti e pieni di virtù, anzi loro volevano creare un mondo, che negli anni è diventato un vero e proprio universo, di personaggi con superpoteri, ma che però dovevano affrontare anche molte difficoltà e problemi, alcuni di essi anche a livello quotidiano, come il semplice andare a scuola oppure riuscire a pagare le bollette.

Quindi ci siamo trovati in questi anni tra le mani, avventure di supereroi che nonostante tutto pur facendo cose eroiche, alla fine rimanevano con un pugno di mosche. Prendiamo ad esempio Spider Man, salva New York, dall’ennesima rapina dell’Avvoltoio ma come Peter Parker arriva 5 minuti in ritardo e Mary Jane offesa sceglie un altro cavaliere per il ballo di fine d’anno; oppure Iron Man che grazie alla sua super armatura riesce a sconfiggere i piani del Mandarino, ma come Tony Stark deve fare attenzione al suo cuore collegato a uno speciale apparecchio, i Fantastici Quattro che, nonostante siano una famiglia, anzi forse proprio per quello, hanno vari dissapori tra loro o come Ben Grimm la “Cosa” che nonostante il suo buon cuore terrorizza la gente col suo aspetto, nonostante egli gli salvi la vita in continuazione; questi sono alcuni degli esempi di come nonostante i “Marvels” meraviglie (come le chiamava Stan Lee), abbiano straordinari poteri, contro le avversità della vita questi servono a poco, come anche la frase utilizzata spesso “da grandi poteri, derivano grandi responsabilità”, volevano farci capire che a differenza di altri eroi, i loro non consideravano i loro poteri un dono, forse all’inizio sì, ma col tempo prendono atto che essi sono un onere, un fardello e che devono ogni giorno lottare non solo con il male, ma anche con se stessi per esserne degni.

Negli anni poi abbiamo visto che tra di loro vi sono stati dissapori vari in campo lavorativo, alcuni di essi si sono appianati, altri invece non si sono per niente risanati, però è anche questo loro lato umano che ci ha fatto apprezzare ancora di più le loro opere, e, come disse un mio caro amico parlando tra noi riguardo la notizia della morte di Steve Ditko avvenuta mesi prima, “nonostante tutto loro sono persone con le mani sporche di inchiostro oppure con l’inchiostro al posto del sangue”, in parole povere significa che essi pur di finire i loro sogni, i loro progetti, lavoravano alacremente giorno e notte per mantenere le scadenze e consegnare le tavole pronte per la stampa, così che noi tutti potessimo avere tra le mani il frutto delle loro fatiche.

Perciò quando pensiamo a Stan Lee, Kirby, Ditko e tanti altri artisti come loro, non facciamolo con tristezza, ma con un sorriso sulle labbra, in quanto loro ci hanno regalato momenti lieti e divertenti tramite le loro opere e i loro successori seguendo il loro esempio in futuro ci daranno altre mille e più emozioni.

Raccogliamo la loro eredità che essi ci hanno donato.

EXCELSIOR!

Marco Giovanni Lupani

grande appassionato di cinema di fantascienza, fantasy, horror e Trash. Interessato anche ai fumetti di ogni genere dai comics ai manga a quelli d'autore. Cosplayer della vecchia guardia dagli anni 90
intrigato da ogni cosa che possa stimolare la sua curiosità
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