Ogni sigla è formata dal doppiaggio, dal commento sonoro e da un leit motiv. Il commento è costituito da tutti i rumori che accompagnano la scena; il liet motiv invece è un vero e proprio brano musicale che ricorre per tutta la serie e viene utilizzato per sottolineare l’arrivo del protagonista e comunque nella scena madre del cartone animato. Si può fare un esempio in “braccio di ferro”, il liet motiv è la colonna portante di tutta la serie, e questo motivetto viene ripreso più volte quando la scena si sposta su una parte fondamentale e quindi sulla scena madre della puntata.

 

La sigla di un cartone, diversamente da come accadeva precedentemente, ora è una vera e propria canzone e non più un brano strumentale come accadeva prima. La durata della sigla è fissata per 1 minuto e mezzo ed il ritornello si presenta dopo 16 misure. Ogni cartone animato ha una sua sigla di testa ed una di coda, che è il pretesto per far scorrere i credits.

Per quanto riguarda la sonorizzazione, questa avviene su del materiale sonoro che è uguale per tutte le serie, non solo quindi di quelle italiane. Esiste quindi un’unica colonna sonora internazionale. Per scrivere la sigla di un cartone, viene prima presentata a chi si occuperà del lavoro, una sinossi e cioè un riassunto della storia. Prima regola assoluta della creazione delle sigle è che i cartoni animati per i maschietti vengono cantati da voci maschili e al contrario quelli per le femminucce da voci femminili.

Altra regola si riferisce all’utilizzo della voce: la voce deve essere fine, e avvicinarsi il più possibile a quella dei bambini in modo tale da essere subito imitata e ricordata. Non possono essere utilizzate le frequenze basse, e per questo motivo sono state modificate molte sigle che venivano ritenute ansiogene per i bambini per il suono che veniva utilizzato in esse. Oltre a queste regolette, c’è un elenco di 120 parole che si consiglia di non utilizzate all’interno delle sigle e dei cartoni animati (es. guerra, attentato ecc ecc).

Tra i primi realizzatori di sigle per cartoni animati troviamo i “Cavalieri del Re”. I Cavalieri del Re sono un gruppo musicale composto da Riccardo Zara, sua moglie Clara Maria, suo figlio Jonathan Samuel e sua cognata Guiomar Serena. L'anima del gruppo era Riccardo Zara, che aveva imparato studiando come modello i Beatles la maniera di armonizzare quattro voci. Il gruppo vero e proprio si forma nel 1981 per incidere la sigla de La spada di King Arthur . Era un periodo d'oro per le sigle televisive, soprattutto quelle per i bambini, e altrettanto di moda erano i cartoni animati giapponesi (anime). Questo primo lavoro vendette ben 300.000 copie. Seguirono La maga Chappy e Sasuke, ma il vero record di successo fu la sigla di Lady Oscar che arrivò a vendere 500.000 copie e che resta una delle sigle più famose della televisione italiana.

I Cavalieri Del Re furono una della band nel settore delle sigle di cartoni animati più attive, assieme a Rocking Horse, Superobots, I Micronauti, Galaxy Group e molti altri. Fra i solisti ricordiamo Elisabetta Viviani Heidi, Katia Svizzero, Nico Fidenco, Lino Toffolo e Cristina D'Avena. I rocking Hourse non avendo nel loro gruppo voci femminili cantano le loro sigle  in falsetto, caratteristica delle loro sigle era la musicalità, c’erano più suoni suonati. Vice Tempera e Alberelli facevano invece parte dei “micronauti”, compositori di “daitan3”, “goltrek” e la famosissima “anna dai capelli rossi”.

Altro nome da ricordare è Detto Mariano, che scrive “galaxy group”, “gundam” e “judo boy”. Nel 1928 nasce il primo cartone animato sonoro :“Steamboat Willie” in cui, il più comunemente chiamato topolino, appare per la prima volta nelle vesti di un marinaio. Topolino divenne subito famosissimo e due anni più tardi nel 1930, dopo sedici cortometraggi, iniziò ad essere pubblicata la prima striscia a fumetti dedicata al personaggio creato da Walt Disney.

La grande famiglia di Topolino si allarga e nel 1930 viene affiancato a Mickey Mouse il migliore amico dell’uomo, o in questo caso del topo, arriva l’affettuoso cane Pluto. Passano solo due anni e nel 1932 sopraggiungono due nipotini, Tip e Tap, che fanno la loro prima apparizione nel fumetto “Mickey’s Nephews”,

L’Italia è stato il primo paese dove Topolino conquistò una rivista tutta sua. Era il 1932 quando Giuseppe Nerbini, edicolante ed editore fiorentino, decise di pubblicare fumetti disegnati e creati in Italia che avevano come protagonista Mickey Mouse.

A parte questi dati tecnici, volevo inserire delle mie impressioni su questo mondo che inizia a circondarci da quando siamo piccoli e che, al contrario di quello che si pensa, cresce insieme a noi anche in età più adulta.Credo che a differenza di un quadro, di una foto, il cartone animato ha in sé una forma d’arte diversa, che varia da cartone a cartone indipendentemente dal suo creatore.E’ un “mondo” che non finirà mai.

 

di Filomena Menuccia

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