L’ispettore Coliandro è una serie televisiva italiana diretta dai Manetti Bros. Ideatore della serie è lo scrittore Carlo Lucarelli ed è stata trasmessa dal 2006 da Rai 2, e dal 2017 da Rai Play. La serie vede protagonista l’ispettore Coliandro, interpretato da Giampaolo Morelli. Coliandro è un poliziotto con tratti molto diversi dai tradizionali investigatori della fiction e della narrativa italiana già protagonista di alcuni  romanzi gialli di Lucarelli nei primi anni 1990.

Ogni episodio de L’ispettore Coliandro è un film TV a sé, girato alludendo ogni volta a un diverso genere cinematografico e, come dice ogni volta Morelli nelle sue dirette Facebook, Coliandro mette in scena ogni volta un film diverso, vero che le vicende dei personaggi continuano e si sviluppano all’interno della serie, ma ogni episodio è auto-conclusivo. Molte le citazioni, tra cui le pellicole di genere interpretate negli anni 1970 e 1980 da Tomás Milián, nel ruolo dell’ispettore Nico Giraldi, o i classici polizieschi di Clint Eastwood nei panni dell’ispettore Harry Callaghan.

Trama
Coliandro è un giovane ispettore,(solitamente sfigato), in servizio alla questura di Bologna, che si ritrova sempre invischiato suo malgrado in vicende più grandi di lui. Ovviamente l’ispettore non si tira mai indietro, ma altrettanto ovviamente finisce sempre nei guai, “grazie” alla sua sbadataggine e la sua incapacità investigativa.

Tra i colleghi, che lo prendono costantemente in giro, troviamo gli ispettori Trombetti e Gamberini, e l’agente nerd Gargiulo che in ogni puntata indossa una maglietta di Star Trek o Star Wars, mentre a mettergli i bastoni fra le ruote ci pensano  il commissario De Zan, e la dottoressa Longhi, sostituto procuratore, che non lo stimano particolarmente e non amano il “suo spirito di iniziativa”. In ogni indagine Coliandro è aiutato da una ragazza, sempre diversa (una testimone, un’amica, una parente della vittima) che, con le sue informazioni, lo aiuta a portare a termine l’indagine. Coliandro si prende sempre una cotta per la ragazza di turno che nascerà e finirà con l’episodio.

Coliandro riesce ogni volta, a venire a capo dell’indagine, solo grazie alla sua testardaggine e a dei provvidenziali colpi di fortuna, ma nessuno gliene rende mai merito, anzi, il povero ispettore  subirà ogni volta punizioni per via del suo operato “poco professionale”.

Come tutte le cose che piacciono a me e altri eletti, nel 2004, dopo le riprese della prima stagione, e con la serie già venduta all’estero, la Rai ne blocca la messa in onda non la programma per quasi due anni, poiché lo stile, molto lontano dai canoni classici della fiction italiana: violenza, gergo da strada, parolacce, pregiudizi, aveva generato preoccupazione per il suo impatto sul pubblico e sulle forze dell’ordine. La serie fu trasmessa per la prima volta soltanto nell’estate del 2006. La serie ottenne, però, un riscontro di pubblico superiore alle attese, pertanto si procedette con una seconda e  una terza stagione.

Nel corso dell’estate del 2009, in coda alle riprese della terza stagione, furono realizzati due episodi (Anomalia 21 e 666), che avrebbero dovuto far parte dei quattro nuovi episodi della quarta stagione; ma ovviamente, la sfiga si abbatte nuovamente sulla serie e, come regalo di Natale, il 22 dicembre il consiglio di amministrazione della Rai annunciò che, per problemi di budget, era stata decisa l’esclusione de L’ispettore Coliandro dal palinsesto televisivo. Dopo mesi di proteste da parte dei fan, tra cui dei veri poliziotti, i quali hanno aperto una pagina su Facebook per protesta, la Rai decise di mandare in onda gli episodi già girati, realizzando una quarta stagione composta da due soli episodi.

I fan della serie, paladini e difensori di Coliandro, hanno continuato con varie iniziative, compreso un massiccio mailbombing verso i vertici dell’azienda. Ci fu anche un tentativo, da parte dei Manetti Bros. e di Morelli di far approdare Coliandro al cinema, coinvolgendo direttamente i fan nella scrittura di un soggetto. Finalmente, nel 2015, la serie viene ufficialmente rimessa in produzione con la realizzazione di una quinta stagione, in onda all’inizio del 2016.

Morelli è Coliandro e Coliandro è Morelli, un fumetto vivente. Se doveste incontrarlo di persona vi sembrerà di star guardando l’ispettore in azione. Anche la scelta dell’attore è singolare, trattandosi di un fumetto, non c’era un qualcosa di delineato, il protagonista aveva il viso alla Clint Eastwood e Morelli venne scelto perché a Lucarelli piacque la stretta di mano “storta”, come fanno i poliziotti o i carabinieri. Da allora il personaggio è stato modellato su di lui. Per non farsi mancare nulla, oltre alle numerose critiche ricevute, i Manetti si sono beccati querele, denunce e lamentele di ogni tipo, ma anche malcontento nel campo politico.

Vederlo vale la pena, non è la solita serie italiana buonista, dove sono tutti rispettosi delle regole e un po’ fessi, passatemi il termine, ci sono numerosi effetti speciali. Merita molto anche la colonna sonora, che è stata affidata al duo di musicisti Pivio e Aldo De Scalzi, che hanno composto e diretto le musiche di tutti gli episodi, affidandosi alla collaborazione di G-Max e Vittorio De Scalzi per alcuni brani. Il genere scelto spazia dal funky anni 1970 all’elettronica, dal jazz al rap. Oltre a ciò, la serie si è avvalsa episodicamente anche dei contributi musicali di vari artisti italiani, sia della scena nazionale che del panorama indipendente. Francamente, detto fra noi, l’ho scoperto per caso, visto che la Rai solitamente trasmette la replica della replica della replica etc. etc. quindi abbiamo provato a seguirlo in famiglia e devo dire che è piaciuto a tutti, però senza Morelli, secondo me, non sarebbe la stessa cosa. Eroe macchietta, pauroso ma leale. Per i maschietti posso dire che la serie è piena di belle donne, in ogni episodio. Se vi ho convinto a vederlo, sappiate che su RaiPlay trovate tutti gli episodi in streaming e sono in vendita anche dei cofanetti, qui trovate la prima stagione:

L’ispettore Coliandro Stagione 01

Coliandro sembra davvero un personaggio dei fumetti, caricaturato, goffo ma anche coraggioso, o almeno ci prova a esserlo. Lucarelli dice che voleva un personaggio un po’ alla Callaghan, irreale. I colleghi, a parte Gargiulo, sono un po’ piatti e forse stereotipati ma è per far spiccare il protagonista con le sue citazioni che gli servono da incoraggiamento durante le situazioni di pericolo. Altra particolarità: non si conoscono i nomi dei personaggi, che vengono chiamati solo per cognome o soprannome. Lucarelli dice in merito che: “In genere i poliziotti si chiamano per cognome. E così ho voluto che il nome di Coliandro non apparisse mai. Non solo. Nessuno degli altri poliziotti viene mai chiamato per nome, solo per cognome o soprannome. Questo ci obbliga a studiare tanti meccanismi di sceneggiatura, ma ci diverte anche molto: basta pensare a quello che dobbiamo inventarci per fare in modo che la mamma di Gargiulo non usi mai il nome di suo figlio per chiamarlo!”. Per il cognome, invece, un riferimento c’è: “Coliandro è un cognome del Sud, mi piaceva – svela Lucarelli – e anni fa ho conosciuto un militare che si chiamava così”.

Perché vederlo: perché c’è Morelli che oltre a essere un gran bel ragazzo è molto bravo e simpatico, perché è una serie diversa, per la colonna sonora.

Concludo con qualche citazione memorabile:
– Sembro Bruce Willis in Die Hard, Bestiale! (Coliandro)
– Minchia chi sono, Walker Texas Rangers? Bestiale! (Coliandro)
– Ma com’è che Mel Gibson non si fa male quando da le testate? (Coliandro)
– Coraggio… fatevi ammazzare! (Coliandro)
– Piano bambina, perché questo non è un film! (Coliandro)
– Quando un uomo con la pala incontra un uomo con la pistola scarica, l’uomo con la pistola scarica è un uomo morto! (Coliandro)
– Vita di merda, città di merda, mestiere di merda… (Coliandro)

Maria Merola
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