Riflessione sul rapporto cinema, fumetto e immaginazione. Se si consulta Wikipedia e nella stringa “Cerca” si inserisce il nome di un eroe del fumetto come Spiderman, qualche secondo dopo si carica una pagina web sulla quale viene visualizzato il seguente messaggio: “Questa è una pagina di disambiguazione per orientarsi tra voci omonime o dal titolo ambiguo” e subito sottostante “Il termine Spider-Man o Uomo Ragno può riferirsi a: Fumetti, Cinema, Serie Tv di animazione, Videogiochi, Altro”.

Non è un’eresia affermare che il fumetto sia sempre stato elemento di grande ispirazione per il cinema fornendo, in un certo senso, una sorta di sceneggiatura pronta all’uso. Se consideriamo il cinema come una “narrazione per immagini” ci rendiamo conto di quanto questa definizione sia assimilabile a quella del fumetto stesso. Entrambi i media sono costituiti da linguaggi che fanno uso di immagini statiche,per quanto riguarda il fumetto, e in movimento per quanto riguarda il cinema. E’ proprio quest’ultimo ad attingere spesso alla fonte fumettistica in fase di realizzazione, attraverso l’uso degli “storyboard”, i quali non sono altro che una sorta di fumetto privo di dialoghi utilizzato dal regista per avere un idea più precisa di quello che deve girare.

I mondi della celluloide e quello dei comics, infatti, condividono una nutrita serie di punti in comune: entrambi si affermano negli stessi anni presso il grande pubblico ed nascono come forme popolari di intrattenimento. Il primo considerato come un’ideale valvola di sfogo per l’immaginazione, il secondo, snobbato e rifiutato dalla classe intellettuale americana che lo aveva etichettato come spettacolo da “baraccone”, si è imposto col tempo, conquistandosi il titolo di grande prodotto industriale e trovando conferma e apprezzamento proprio nella massa.

Ma è la televisione che per prima accoglie i supereroi come soggetti privilegiati della propria sceneggiatura. Superman appare per la prima volta in televisione, là dove lo stesso Batman farà furore per più di trent’anni (cioè fino al colossal di Tim Burton) . Ovviamente seguono produzioni di serial tv a medio budget che vedono protagonisti i vari Spider-Man, Hulk, Superman e Flash ma, con la nascita delle nuove tecniche digitali e lo sviluppo crescente nel campo degli effetti speciali, ci si accorge che il fumetto e i supereroi vengono rappresentati meglio al cinema. Batman è il film capostipite di tutta una nuova generazione di eroi dei fumetti che, dopo di lui, sono apparsi sul grande schermo e che hanno aderito al modello narrativo tipico del genere.

L’eterno scontro tra bene e male e l’introspezione psicologica degli eroi che (come ha detto lo stesso Giardino) non hanno voglia di fare l’eroe, ma che sono portati a farlo da eventi tragici. Oggi, fumetti come Spiderman, Batman, Sin City, Hulk, Daredevil, CatWoman, IronMan, I Fantastici 4, X-Men, sono stati tutti rappresentati sul grande schermo e questo ha permesso alle nuove generazioni di conoscerli e di avvicinarsi ad un mondo che, se fosse rimasto esclusivamente su carta, magari non avrebbe mai attirato la loro attenzione.

I supereroi riacquistano, grazie al cinema, una sorta di egemonia di mercato: gadgets di ogni tipo popolano gli scaffali dei negozi, i quotidiani fanno uscire, in allegato, dvd o fumetti con le loro storie, le case di produzione di videogames progettano e mettono in commercio videogiochi di animazione. Tutto questo, accompagnato da una pubblicità alquanto pervasiva, fa registrare già nel primo finesettimana di programmazione record di incassi. Il fumetto in questo modo è in grado di filtrarsi nella nostra vita quotidiana. I bambini assumono le movenze e gli atteggiamenti tipici del loro supereroe preferito, lo emulano comprando maschere e costumi.

L’uso degli effetti speciali, di programmi di grafica, di tecniche di simulazione computerizzata rendono l’eroe, agli occhi dello spettatore, fin troppo reale evitando che egli utilizzi la sua immaginazione per produrre immagini mentali. La ragione va cercata nella stessa natura dell’immagine proiettata: un’immagine iper-reale, una visione ravvicinata sulle cose capace di aprire profondità inattese sulle scena che si susseguono una dopo l’altra sulla pellicola. La messa in scena di una realtà più reale di quella reale; l’immagine è satura dal punto di vista informativo e non richiede allo spettatore interventi di integrazione del senso o di elaborazione dei significati.

L’inibizione della creatività e la morte conseguente dell’immaginazione,  è una delle possibili ipotesi che molti studiosi hanno avanzato. Mi domando se con lo sviluppo delle nuove tecniche di grafica  da applicare alle vecchie delle forme visive, quali cinema e tv, non si sia persa realmente la capacità di usare l’immaginazione e se ci sia una sorta di “congelamento della fantasia” in atto. Se questo accadesse sul serio, il fumetto è condannato a morte? I fumettisti di domani, ovvero i bambini/spettatori di oggi, riusciranno a scrivere sceneggiature intense e coinvolgenti come quelle scritte finora?

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C'è un mondo intero, c'è cultura, c'è Sapere, ci sono decine di migliaia di appassionati che come noi vogliono crescere senza però abbandonare il sorriso e la capacità di sognare.
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