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Calvin & Hobbes

 Bill Watterson, disegnatore di fumetti delle strisce che raccontano le vicende di Calvin & Hobbes, mette al centro come protagonista del suo fumetto un bambino. Calvin infatti è piuttosto piccolo in quanto frequenta le elementari e attraverso il suo punto di vista vengono osservate le situazioni della vita. Accanto a lui, oltre ad una madre che lo non prende troppo sul serio nelle sue discussioni da adulto, e un padre troppo impegnato e che spesso non sa dare risposte esaurienti a suoi quesiti, c’è Hobbes (ma perché tutte le tigri si chiamano così? NDJL) il suo solo grande amico, una tigre di pezza con la quale Calvin dialoga passando quasi tutta la giornata in sua compagnia e che, quando interviene tra i due un’altra persona, ridiventa un peluche, poiché solo il bambino ha la capacità di immaginarlo e quindi farlo vivere.
 

Calvin, faccia sveglia, capelli biondi e dritti (10000 watt NDJL), con una maglietta rossa a strisce che ricorda quelle dei protagonisti deiPeanuts di Schulz, trascorre così la sua vita a scuola, luogo che detesta  perché gli toglie la libertà (non è il solo NDJL); ma soprattutto a casa e all’aperto. Calvin esprime chiaramente le sue idee riguardo alla stranezza della vita e alla mancanza di libertà, mentre Hobbes, rappresentante del mondo animale, quasi sfacciatamente gli fa pesare la suabestialità.
 

Calvin non ha molti amici come poteva averne Charlie Brown. Per sopperire a questa sua mancanza dà largo spazio alla sua immaginazione che non lo porta solo a rendere  animato un pupazzo di pezza ma anche a vivere avventure nello spazio o tra i dinosauri. La sua viva fantasia trasforma i genitori e la maestra in mostri spaventosi simili ad insetti contro i quali combatte eroicamente, mascherato da astronauta. Colpisce la straordinaria mimica tratteggiata sul volto dei personaggi che da un momento all’altro cambiano espressione, alternando facce rabbiose e altre gioiose e facce da terrore ad altre di piacere: un insieme di emozioni che rende vertiginoso e avvolgente il ritmo della lettura.

 

Calvin con il suo modo di essere condanna della società: egli si considera già adulto e i suoi pensieri appaiono tutt’altro quelli di un bambino; difende la sua libertà come agirebbe un uomo maturo e le sue conclusioni logiche che sono talmente esatte e precise che possono far ridere. Ma non si tratta di comicità, ma di ironia e il riso non è tanto provocato dal gesto comico in sé, ma dal disagio e dallo squilibrio che nasconde; in un mondo di persone normali il bambino capriccioso possiede la sguardo lucido che è proprio dei folli (io ce l’ho e voi no! NDJL).

 

In una dimensione di mostri lui è l’eccezione più mostruosa. Di fronte a valori naturalmente incomprensibili, l’uomo nuovo dell’umanità (cioè il bambino) è costretto a reinventare il suo linguaggio e una sua realtà. Lo sconcerta il buon senso con cui tutti affrontano le diverse situazioni, e ancor più sconcertante l’approccio dubitativo con cui sistematicamente disintegra e desostanzializza le soluzioni facili date a quelle stesse situazioni. Calvin  ha capito che le vere scelte sono quelle, piccolo, che si fanno ogni momento echi smette di pensare per un attimo non è un uomo o forse è solo ungrande . Ne traspare una esaltazione della responsabilità, che non è di questo mondo adulto. Purtroppo o fortunatamente questa condizione lo relega ad essere sempre solo ed isolato. Ma lui non è solo dal momento che è un bambino e ai bambini piace di più stare da soli, ma proprio perché è solo, la sua immaginazione assume le sembianze del bambino. Il merito di Calvin è quello di essere ancora capace di fare autonomamente le proprie scelte, cosa che già i suoi compagni di classe hanno perso. E quando lo vedono fantasticare non lo comprendono ma lo fissano sbalorditi. La società dovrebbe ringraziarlo  per tutto quello che fa e invece lo reputa solo un inferiore.

 

Calvin non vuole andare a letto perché no ne ha voglia, non vuole fare il bagno perché non ne ha il bisogno, non mangia il minestrone perché non gli piace e vuole fuggire qualsiasi costrizione in quanto ritiene assolutamente capace di autoregolarsi. Il suo fantasticare non è come si potrebbe credere una fuga dalla realtà, ma un rappresentare il resto delle persone che non lo comprendono come mostri che parlano altre lingue e abitano su altri pianeti; forse solo in queste trasformazioni immaginarie è puerili, ma per il resto sono gli altri che lo vedono e lo considerano come un bambino.

 

articolo del 1998 mai pubblicato per il giornale del Liceo Dante Alighieri di Roma.

Se l'autore Edoardo Podestà riconosce il suo articolo e la sua firma è pregato di contattare la redazione all'indirizzo satyr@satyrnet.it

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