Et voilà! Eccomi di nuovo in campo per parlarvi di un fumetto che vale davvero la pena di comprare (come “Due Come Noi”, del quale peraltro ho curato io la recensione per Tiphares. Cosa centra, vi state chiedendo? Niente, è soltanto che è una serie mito e volevo ricordavelo). Già, un manga che non dovrebbe mancare nella vostra fumettoteca (ma è una mia impressione o sto parlando come i tizi dell televendite?). Sicuramente chiunque si ritenga un po’ esperto sa che stiamo parlando della fertile mente che ha creato “Kimba, il leone bianco” (Jungle Taitei.ndRyo),”Astroboy” (Tetsuwan Atom.ndRyo) e “La principessa Zaffiro” (Ribbon no kishi.ndRyo), giusto per citare i più famosi.

 E’ un autore che nonostante lo stile di disegno molto semplice e quasi infantile, ha saputo rappresentare storie belle e profonde dalle tematiche intelligenti e impegnate. E proprio questa serietà e disquisizioni morali rappresentano la parte più importante (ed interessante) di questo fumetto. Questo non deve farvi pensare che i fumetti di Tezuka siano noiosi, anzi, oltre al tratto semplice e senza fronzoli, questi sono contraddistinti da una narrazione veloce e chiara in cui la drammaticità di una situazione non deve straziare il lettore (anche se certe volte ci riesce lo stesso), ma serve ai fini della storia e del messaggio contenuto in essa (in Burakku Jacku è presente in ogni episodio qualcosa su cui riflettere).
E’ davvero un grande. Ma esattamente cos’è questo “Fante Nero”? Allora (sessanta minuti ahahahah), tale Kuroo (questo non vi dico come si legge in giapponese) viene coinvolto da piccolo in un terribile incidente quasi mortale. Ma un dottore (tale Honma, che apparirà o verrà citato in varie storie) lo salva con un intervento quasi miracoloso, in cui il problema maggiore fu di trovare un bambino che offrisse un po’ pelle per rattoppare la sua faccia. Tra tutti i suoi compagni di classe l’unico fu Takashi, il suo unico vero amico. Takashi era un sanguemisto afroasiatico, da cui il colore della pelle scuro nella metà sinistra del viso (ricordatevi che il manga è ribaltato). Kuroo (a proposito del nome, indovinate da che parte del corpo ha preso il lembo di pelle il dottor Honma) non si sottoporrà mai a nessuna operazione per mettersi una pelle normale, per mantenere vivo il ricordo di questa amicizia, e, dopo questa esperienza (il suo incidente) prende la decisione di studiare medicina. Prende in seguito la laurea, ma non la licenza, e lavora clandestinamente chiedendo somme enormi. Ma i clienti non mancano perchè lui è il miglior chirurgo del mondo. Questa è la sua storia, ma lui com’è? Beh, è un eroe, questo è certo. Si fa pagare la parcella solo da chi può permettersele e capita spesso che dia il suo aiuto gratis a chi non può pagare (naturalmente se lo merita). Il suo unico difetto in realtà è l’ assoluta mancanza di modestia. Altra caratteristica di questo fumetto è l’alta presenza di nozioni di medicina, cosa normale considerato l’ argomento. Ma, sebbene una parte delle informazioni sia scientificamente corretta (pare che si rifaccia ad alcuni vecchi testi medici, dal quale ha copiato anche qualche disegno.
 
Perlomeno è ciò che mi ha confermato mia sorella, medico laureato.ndRyo), Tezuka riempe il fumetto di malattie inventate e interventi al limite del fantascientifico (e forse oltre), fuse perfettamente con la storia da poter sembrare verosimili (anche se alcuni casi sono proprio surreali). Black Jack è senza dubbio un manga “impegnato”, che non manca occasione di mostrare i peggiori difetti degli esseri umani e le loro debolezze. Ma, tuttavia, non manca di momenti poetici e di lieti fini. Il tratto semplice impedisce che le scene risultino troppo cruente visivamente e, a mio parere, la mancanza di dettagli rende più veloce e scorrevole la lettura, cosa che in parte sopperisce al disegno scarno. Giudizio finale? Imperdibile. Tezuka ha messo in questo Black Jack quel qualcosa in più che distingue un grande fumetto da uno semplicemente bello. Naturalmente questo discorso vale soprattutto se vi piace il genere, ma anche se non vi piace, date comunque un’ occhiata ad un numero (uno intero, non un singolo episodio), facendovelo magari prestare da un amico: potreste cambiare idea e scoprire che non esistono solo kamehameha (o che non esistono solo fumetti umoristici, o che non esistono solo shojo manga, o che non esistono solo manga d’ azione, o che non esistono solo…). Simpaticamente vostro
Muflo

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