Dopo aver parlato tempo addietro di Capitan Sherlock, un vecchio fumetto indipendente completamente Italiano, oggi volevo rispolverarne un altro insieme a voi: le avventure di Big Robot di Alberico Motta. Iniziamo parlando delle sue origini, Big Robot venne pubblicato dalla casa editrice Edizioni Bianconi, che i nostalgici ricorderanno per le serie di Braccio di Ferro, Provolino, Geppo e Nonna Abelarda; realizzato da un’idea di Alberto Motta, che curò, non solo la sceneggiatura, ma anche i disegni  e lo sviluppo dei personaggi, in pratica si può dire che è il solo “Papà” di Big Robot. Come tipologia di fumetti, ricalca molto i manga dei robottoni degli anni ’80, come Mazinger Z, Goldrake e Jeeg Robot. Il numero Uno uscì nelle edicole nel 1980, ma la periodicità di tale fumetto non fu mai costante, infatti potevano passare anche due, tre o anche più mesi dall’uscita del numero successivo, e al dodicesimo volume della collana la serie di Big Robot venne interrotta senza motivazione alcuna. Ogni numero conteneva dai 3 ai 4 episodi per un totale di 37 episodi, e le storie alternavano pagine sia colorate che in bianco e nero. Nonostante siano passati decenni, la casa editrice Kappalab nel 2012 ha ristampato in un unico volume alcune delle storie di Big Robot.

Futuro più o meno remoto, la Terra venne sconvolta da una tremenda guerra atomica, e gran parte della superficie terrestre reca i segni della devastazione. Le grandi megalopoli che prima torreggiavano imponenti come vere e proprie fortezze di cemento e acciaio, non rimangono altro che delle rovine ormai irrecuperabili, in cui  gli abitanti contaminati dalle radiazioni vivono nascosti nei sotterranei di quelli che prima erano enormi grattacieli. I superstiti che sono riusciti a scampare alle conseguenze della Guerra, consci degli errori dei loro predecessori, hanno fondato un governo unificato e pian piano stanno ricostruendo l’ambiente e le città perdute. Come simbolo della ricostruzione svetta la super fortezza tecnologica, Base Union, con a capo il comandante Horion.  Insieme ai membri della base si prodigano per riportare la Terra al suo vecchio splendore. Il tempo passa e, un giorno, dallo spazio, un meteorite precipita sulla Terra, da Base Union viene subito inviata una squadra a investigare, e, appena giunti, sul posto, vicino ai resti del meteorite trovano una bambina: una “figlia delle Stelle” di nome Alya. In poco tempo Alya apprende tutti gli usi e costumi della Terra, diventando una di loro e, nonostante passi il tempo, l’aspetto di Alya non mostra il minimo segno di invecchiamento, ma la cosa non sembra importare agli abitanti di Base Union che la trattano come una di loro senza problemi. Però la pace è di breve durata, infatti, dopo poco tempo dal ritrovamento di Alya, giunge una minaccia dallo spazio, infatti dei misteriosi UFO, attaccano la Terra all’indirizzo della Base Union. La superiorità tecnologica degli alieni sembra avere la meglio, ma, per fortuna, tali attacchi vengono regolarmente respinti dalla nuova arma creata da Base Union, “Big Robot”, un gigantesco robot da combattimento, pilotato da Antares, che sfruttando la sua abilità di pilota e una vasta combinazione di armi micidiali, riesce ad avere ragione sul nemico. Pian piano si viene a scoprire che le armate aliene sono comandate da Orkus, un’entità che rappresenta il puro male e che brama il totale annichilimento della vita nell’universo, e il suo scopo sulla Terra è quello di distruggere Alya, che per lui rappresenta una minaccia, infatti la bambina in realtà è la sua controparte, un’entità che rappresenta la vita, il bene supremo. Per Orkus non ci sarà vittoria finché Alya sarà in vita, e con l’aiuto del suo braccio destro Fuher e le sue armate di UFO, continua nei suoi attacchi contro Base Union, ma Antares insieme al Big Robot continueranno a respingere e sgominare i piani di Orkus fino alla vittoria finale, per far trionfare il bene e la giustizia.

Piccola serie a fumetti, completamente italiana, che ha avuto la fortuna di avere una ristampa in tempi recenti con una “rimasterizzata” dei disegni e dei dialoghi, anche se la trama delle storie è molto semplice: arrivo dell’alieno, primo attacco, arrivo del Big Robot e vittoria finale, i disegni delle scene di combattimento sono molto dinamiche e da molti punti di vista, non sono tanto dissimili dalle prime avventure di Mazinger Z che venivano pubblicate. I numeri originali, forse si riescono ancora a trovare in qualche mercatino dell’usato o fiera del settore, oppure si può reperire la “ristampa” della Kappalab che nonostante alcune modifiche grafiche rende merito all’opera originale.

 

alla prossima

 

by Marco “Talparius” Lupani

 

 

 

Marco Giovanni Lupani

Marco Giovanni Lupani

grande appassionato di cinema di fantascienza, fantasy, horror e Trash. Interessato anche ai fumetti di ogni genere dai comics ai manga a quelli d'autore. Cosplayer della vecchia guardia dagli anni 90
intrigato da ogni cosa che possa stimolare la sua curiosità
Marco Giovanni Lupani

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