Il 1980 è stato un anno indimenticabile per il cinema: in una sola stagione sono usciti capolavori come Star Wars – L’Impero Colpisce ancora, Shining, The Elephant Man, Il tempo delle Mele, L’aereo più pazzo del mondo, il leggendario secondo capitolo di Superman, Saranno famosi, Venerdì 13, Flash Gordon, Poliziotto superpiù. Ma probabilmente, uno dei film più importanti di quell’anno straordinario fu proprio il capolavoro di John Landis “Blues Brothers” con John Belushi e Dan Aykroyd. La prima stesura della sceneggiatura fu redatta proprio Dan Aykroyd era inttiolata “The Return of the Blues Brothers” ed era lunga ben 324 pagine. L’idea era di girare un film in due parti, ma poi il regista John Landis – in tre settimane di tagli e lavoro sul testo, ridusse tutto a una sola pellicola. Landis ha sviluppato i personaggi creati  da Aykroyd e Belushi (che esordirono il 22 Aprile del 1978 durante le prime collaborazioni al celebre programma televisivo statunitense Saturday Night Live) donando alla sua narrazione un ritmo frenetico, umorismo catastrofico e una miriade di personaggi ripercorre la storia del genere celebrando la black music e tutti i suoi più grandi interpreti. Lo stesso regista ha dichiarato: “The Blues Brothers è diverso dalle altre commedie musicali, è un film sul Rhythm ‘n’ Blues e su tutta la tradizione della musica nera americana. Quello che volevamo, Dan, John e io, era dire forte e chiaro che questa musica è viva“. Il film è stato rilasciato nei cinema il 16 giugno del 1980 a Chicago … quarant’anni fa!

Il film è un vero Cult e occupa un posto di rilievo nella storia del cinema, grazie al suo cast di musicisti e cantanti, alla trama affine a uno spettacolo musicale a tutti gli effetti, e alla interpretazione dei protagonisti Belushi e Aykroyd. I due interpretano i fratelli Jake “Joliet” Blues (John Belushi) ed Elwood Blues (Dan Aykroyd), inconfondibili negli onnipresenti vestiti neri e occhiali da sole Ray-Ban Wayfarer (che, grazie al film divennero una vera e propria icona, dopotutto a metà degli anni Settanta se ne vendevano poche migliaia all’anno, nel 1981 si toccò il picco di ben 18.000 unità). Il film conquistò il Guinness dei primati per la scena con il maggior numero di incidenti d’auto.  The Blues Brothers costò circa 30 milioni di dollari, inizialmente stentando al botteghino. In poco tempo, tuttavia, si formò un culto intorno alla pellicola. Il 20 e 21 giugno 2012, in occasione del centenario della major produttrice e del trentennale della morte di John Belushi, il film è stato riproposto in versione restaurata in tutto il mondo.

La trama la conosciamo tutti: dopo tre anni dietro le sbarre, il rapinatore armato Jake Blues viene rilasciato per buona condotta. Ad attenderlo fuori dal carcere il fratello Elwood, una ex fidanzata inferocita (Carrie Fisher) e la notizia che l’orfanotrofio dove sono cresciuti sta per essere chiuso. Convinti di essere in missione per conto di Dio, i Blues Brothers – Dan Aykroyd e John Belushi – riuniscono la vecchia band e organizzano un grande concerto a scopo benefico per salvare il salvabile, ma combineranno così tanti guai che l’intera polizia di Chicago si metterà alle loro calcagna.

All’indiscutibile successo del film ha contribuito un cast d’eccezione: James Brown (il reverendo Cleophus), Ray Charles (il proprietario del negozio di strumenti), Aretha Franklin, Matt Murphy, SteveCropper, Tom Malone, Lou Marini, John Lee Hooker, la bellissima Twiggy Lawson, l’irruenta Carrie Fisher… e persino Steven Spielberg nel ruolo dell’impiegato delle imposte cui i Blues Brothers consegnano i soldi per salvare l’orfanotrofio. Steve Cropper e Donald Dunn fondarono il gruppo Booker T. & the M.G.’s della Stax Records, che ottenne grande successo tra gli anni sessanta e settanta. Il batterista Willie Hall suonò nel gruppo dei Bar-Kays. Matt Murphy il chitarrista del gruppo iniziò molto giovane la sua esperienza nel 1948 nel gruppo di Howlin’ Wolf. Paul Shaffer, pianista e arrangiatore dell’orchestra del Saturday Night Live aiutò Belushi e Aykroyd a formare la band dei Blues Brothers, di cui inizialmente era un componente, ma a causa di obblighi contrattuali non fu in grado di partecipare al film venendo sostituito dall’attore-musicista Murphy Dunne.

Proprio in un’intervista  Lou Marini, lo storico sassofonista dei Blues Brothers, redatta qualche anno fa presso il noto locale romano Circolo degli Artisti, ha dichiarato “Fare parte della Blues Brothers Band è stato un dono, un’esperienza meravigliosa che ha cambiato la mia vita… La forza di quella band era che eravamo tanti e tutti diversi: eravamo una band che esisteva da prima del film, suonavamo insieme nel ‘Saturday Night Live Show’. Eravamo affiatati, tanto che quando abbiamo visto per la prima volta il film montato siamo rimasti un po’ male perché c’erano tante scene di interazione tra i membri della band che erano state tagliate”. Della famosa scena in cui suona per Aretha Franklin ricorda: “John Landis mi chiese di ballare mentre suonavo il sax nella scena in cui Aretha canta ‘Think’. Dovevo stare sul bancone della cucina, ma questo bancone era altissimo e molto stretto, e io avevo veramente paura. Mi sono esercitato tantissimo per riuscire a suonare e ballare insieme, è veramente difficile farlo, ma ero terrorizzato dall’idea di cadere dal bancone. Per questo alla fine della scena, che si chiude su di me, l’espressione della mia faccia con gli occhi sgranati era dovuta più che altro al sollievo per avercela fatta!”.

Il film è famoso anche per i numerosi camei interpretati da celebrità affermate e personaggi dell’industria dello spettacolo, tra cui Steve Lawrence l’agente teatrale che offre ai Blues Brothers il concerto nella Sala Grande del Palace Hotel,  John Landis nel ruolo del poliziotto “Trooper La Fong” nella scena dell’inseguimento nel centro commerciale, Paul Reubens, famoso per il personaggio di Pee-wee Herman, il cameriere al ristorante Chez Paul, Joe Walsh è il primo prigioniero a saltare sul tavolo nella scena finale e Chaka Khan la corista nella chiesa di Triple Rock. Frank Oz, regista e burattinaio dei Muppet, interpreta l’ufficiale della prigione che consegna a Jake gli effetti personali all’uscita dal carcere. Il personaggio interpretato da Cab Calloway è chiamato Curtis in omaggio a Curtis Salgado, un musicista blues che ispirò Belushi nella creazione dei personaggi dei Blues Brothers, durante le riprese di Animal House.

Ovviamente la vera protagonista del film è sicuramente l’indimenticabile e travolgente colonna sonora – che nel 2004 un sondaggio della BBC ha dichiarato la più bella di tutta la storia del cinema – cerchiamo di ripercorrere un po’ di storia di quelle memorabili melodia. Partiamo innanzitutto da Everybody Needs Somebody, grande successo del “re del Rock’n Soul” Solomon Burke. Burke nacque a Filadelfia nel 1936 e affascinò le platee già in giovane età con la sua voce potente. Nel 1955 Burke iniziò a registrare brani religiosi e secolari. Presto dedicò sempre meno attenzione allo stile Gospel e divenne un maestro di ballate Blues-Soul e di esplosivi numeri di ballo. L’influenza di Burke fu enorme sui Rolling Stones, Tom Jones e altre star. Negli anni Settanta, mentre la sua carriera sfumava lentamente, Burke riprese a dedicarsi al lavoro in chiesa e alle interpretazioni Gospel. Nel 1986 ritornò sul palco con un notevole successo. Soul Man, che nel 1967 era cantata da Sam & Dave, un duo soul nero di Memphis. Samuel Moore e Dave Prater attirarono l’attenzione soprattutto per i loro fastosi spettacoli che potevano contare fino a trentacinque artisti e oltre cento costumi. Combinavano sul piano musicale i principi del Gospel e del Blues. Dopo una serie di successi, il duo si sciolse nel 1970. Un anno dopo tentarono una riunione che però ebbe esiti negativi. Fu solo con la versione di The Blues Brothers che Sam & Dave riguadagnarono popolarità. Negli anni Ottanta si esibirono sia individualmente che come duo. Un’altra pietra miliarE infine Think, il primo successo della “prima donna” del Soul, la grande Aretha Franklin che con la sua incomparabile voce gospel è generalmente conosciuta come la più importante cantante Blues di tutti i tempi. Nata a Memphis nel 1942, già all’età di quattordici anni lavorava accanto al padre, un predicatore Gospel, seguendolo nei suoi tour. Nel 1960 Aretha lasciò il coro Gospel per registrare canzoni: divenne “la regina nera del Soul” con innumerevoli successi, sia come autrice che come interprete. Dal 1975 il suo successo si incrinò per poi scoppiare nuovamente negli anni Ottanta proprio a partire dalla sua apparizione nel film The Blues Brothers.

Gianluca Falletta
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