Satyrnet.it

Menu

I videogiochi scendono in campo per supportare la medicina

Solitamente i videogiochi sono sempre al centro di qualche polemica su quanto possano danneggiare la salute fisica e mentale di chi gioca. Ovviamente la verità sta sempre nel mezzo e nel giusto impiego, tutto nel suo ambito del “troppo” fa male. Questa volta però, a quanto pare, si sarebbe trovato un beneficio concreto collegato al mondo dei videogiochi. L’articolo non andrà a vertere sul discorso che i videogiochi sono brutti e cattivi o sono belli ed educativi perché non è di questo che oggi stiamo scrivendo. Oggi parleremo dell’impiego dei videogiochi nel campo della medicina, non come cura ma come prevenzione.

Numerose sono le app di supporto alle persone, ci sono molti suggerimenti sull’importanza di seguire diete equilibrate, app che ricordano di bere acqua, che aiutano i bambini diabetici (Mission T1D, sviluppata da Sanofi), motivazionali per esercizi fisici (Fight Obesity 2.0, Zombie Vs Obesity e Zombies, Run! che spingono all’attività fisica). Menzione d’onore anche al famoso, anche se ormai passato di moda, Pokémon Go. Ma anche la Wii scende in campo per supportare attraverso la Balance Board o il Wii Mote, le persone con morbo di Parkinson.

Grazie alla sua versatilità e diffusione, alcuni ricercatori e professori universitari hanno potuto compiere progressi importanti nell’applicazione della console della Nintendo nel campo medico, nella fattispecie quello della ricerca sul Parkinson, morbo che porta lentamente alla perdita di controllo nei movimenti.

In particolare l’attenzione va rivolta al lavoro svolto dai professori della Purdue University (della divisione College of Health and Human Sciences) Jessica Huber e Jeff Haddad, che stanno compiendo degli studi sull’applicazione del videogioco rivolta al miglioramento del movimenti e in generale volta a migliorare la qualità della vita dei pazienti.

In alcuni casi le terapie con il Wii avrebbero portato a risultati addirittura migliori rispetto ai trattamenti tradizionali per il Parkinson.

Anche per quanto riguarda il campo della psicoterapia si sta rilevando importante l’utilizzo dei visori. Il caso più significativo è la “Virtual Reality Exposure Therapy” (Terapia di esposizione a realtà virtuale) sperimentata per la prima volta dallo psicologo americano Dawn Jewell su un paziente che, dopo il coinvolgimento in un incidente automobilistico, aveva sviluppato una forma di  ansia che gli impediva di guidare nei pressi dell’incrocio in cui è avvenuto l’episodio. Il metodo  funzionerebbe perché va a riprodurre sì il luogo dell’incidente, ma lo simula in un ambiente protetto.

In Italia esiste invece il progetto pionieristico: CAVE dell’Istituto Axuologico Italiano di Milano. In questo caso il paziente affetto da disturbi motori o psicologici viene messo all’interno di una stanza dove su ognuna delle pareti, attraverso un sistema di telecamere, viene proiettato un ambiente virtuale tridimensionale dentro il quale si possono compiere determinate azioni. (TIV, la Telepresenza Immersiva Virtuale).  E ancora abbiamo app che permettono di aiutare a correggere l’ambioplia nei bambini, grazie a una partnership fra  Ubisoft e Amblyotech Inc. nasce infatti il progetto Dig Rush, un videogioco terapeutico per dispositivi mobili.

Maria Merola

Categories:   Gadget & Hi-Tech, Gaming

Comments

 

 

No, thanks!