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Valentina Corrao: una vita a passo di Musica

Voglio presentarvi una fantastica performer Valentina Corrao, desidero farlo perché oltre ad essere una artista bravissima è anche un insegnante di Musical; quando assisto alle esibizioni di alcuni cosplayer, con le dovute differenze, mi viene automatico pensare al mondo del Musical, sappiamo che i più bravi oltre alle doti di progettazione e costruzione del proprio costume hanno anche un’eccellente presenza scenica e padronanza del palcoscenico oltre a saper cantare, ballare e recitare.

Valentina insegna nel suo spazio artistico “L’Astronave” che ha sede presso il parco “Aquanevadi Inzago (MI). Grazie alla collaborazione tra “L’Astronave”  e Crazy Academy è nato il bellissimo progetto “Formazione Spettacolo”, un programma di formazione per avvicinarsi alla professione di performer, che include le seguenti discipline: musical, danza e recitazione, oltre a dare la possibilità di seguire lezioni di canto. Il progetto prevede l’organizzazione di campus invernali ed estivi durante i quali i ragazzi dai 6 ai 14 anni, nelle loro vacanze scolastiche, hanno la possibilità di avvicinarsi al magico mondo del Musical con le discipline tipiche, oltre a partecipare a laboratori, giochi ed avere a disposizione uno spazio compiti.

Chi è Valentina Corrao?

Valentina nasce a Milano nel 1983. Fin da piccola nutre una grande passione per il teatro, si diploma giovanissima all’accademia professionale M.A.S. di Milano e successivamente all’accademia biennale “E adesso musical” (MTS) che le permette di approfondire tutte e tre le discipline del Musical. In seguito si trasferisce a Londra, dove perfeziona i suoi studi nell’accademia di Musical Laine Theatre Arts. Inizia a lavorare ben presto come ballerina in Italia e all’estero per varie trasmissioni televisive, video musicali e spot pubblicitari. Il momento di debuttare in teatro con il Musical giunge presto: inizia come performer in “ANNIE”, regia di Federico Bellone. Successivamente fa parte del cast di “TOC- TOC A TIME FOR MUSICAL”, regia di Mauro Simone, con Manuel Frattini. Incontra nuovamente quest’ultimo nel musical “PETER PAN “, regia di Maurizio Colombi e prodotto da Il Sistina e in “SINDROME DA MUSICAL”, dello stesso Frattini e Lena Biolcati. Con il regista Maurizio Colombi continua la sua avventura artistica con i musical “HEIDI” e “WE WILL ROCK YOU”, il grande musical dei Queen, prodotto dalla Barley Arts. Un suo sogno nel cassetto era da tempo ancora rimasto impolverato: collaborare con la Compagnia della Rancia! E come per magia entra nel cast di “GREASE”, dove interpreta Cha Cha per tre stagioni e nella stagione 2015/16 anche nel ruolo di Frenchy. Con la Rancia in seguito ha anche preso parte al musical “CERCASI CENERENTOLA” con Paolo Ruffini e Manuel Frattini. Successivamente nel 2016 sempre con la compagnia della Rancia entra nel cast del musical dei Pooh “PINOCCHIO” con Manuel Frattini. Nel frattempo, nel settembre 2014 apre in provincia di Milano uno spazio polifunzionale artistico che ha per nome L’Astronave.Nella stagione 2016/2017 prende parte nel musical “E…SE IL TEMPO FOSSE UN GAMBERO?!” con la regia di Saverio Marconi per Viola produzioni al teatro Brancaccio di Roma.Collabora con Mediaset nella trasmissione Striscia La Notizia in qualità di attrice nell’anno 2017-2018.Attualmente, oltre a dirigere la sua scuola, è parte del cast artistico del parco Aquaneva di Inzago (MI), che le rende possibile coinvolgere i suoi allievi in qualità di stagisti negli spettacoli in scena nel parco.

Arriviamo al momento di conoscerla meglio attraverso un po’ di domande.

L’intervista sarà pubblicata in due momenti differenti: la prima parte dedicata agli inizi della sua carriera artistica e la seconda parte incentrata sull’apertura de “L’Astronave”.

La tua passione per il teatro si è manifestata prestissimo, quando hai iniziato a muovere i tuoi primi passi in questo ambito?

Premetto che ho iniziato a ballare e cantare per casa fin da piccolissima, avevo circa quattro o cinque anni e già mi “esibivo” per i miei genitori organizzando delle piccole performance, amavo Michael Jackson, e già a sei anni ballavo rifacendo le sue coreografie oppure le montavo da sola sulle note dalla sua musica esibendomi per la mia famiglia, i parenti e gli amici che venivano a trovarci.Quando andavamo in vacanza alloggiavamo sempre in un villaggio in Abruzzo, gli animatori conoscendo la mia passione e riconoscendo che ero molto spigliata mi facevano sempre partecipare ai vari spettacoli che simulavano i talent oppure nello stile de “La Corrida”, insomma esibizioni varie mi permettevano di esprimere le mie capacità. Un anno, sempre in questo villaggio, la figlia di una coppia di amici dei miei genitori propose loro di iscrivermi in una scuola di danza a Milano, lei era ed è una ballerina bravissima ed una performer di musical molto famosa e riconoscendo il mio talento fece capire ai miei genitori che avrei dovuto studiare per seguire quella strada. I problemi, però, erano due: la lontananza da Milano, vivendo in provincia e la mia età perché avevo solo dieci anni, quindi mi era impossibile raggiungere la scuola da sola. Mia madre decise di iscrivermi in una scuola di danza nelle vicinanze di casa. La frequentazione dei corsi è stata un’esperienza negativa per me, piangevo continuamente perché la mancanza di volontà di seguire quel corso superava la passione, non era quello che volevo fare mi sentivo ingabbiata, l’insegnante era molto rigida sosteneva che non studiassi e non lavorassi abbastanza, questa cosa ha fatto nascere dentro di me un senso di rivalsa che mi ha fatto decidere di frequentare una scuola più in linea con i miei bisogni, naturalmente a Milano. A dodici anni mi sono iscritta ai corsi al M.A.S. che tra l’altro ancora ora sforna artisti di alto calibro, una volta alla settimana andavo a Milano da sola per frequentare un’ora e mezza di lezione, i miei genitori non potevano accompagnarmi quindi mi avevano preso un cellulare Motorola che tenevo in mano per tutto il viaggio, sperando che non capitasse nulla. Mi lasciavano alla fermata della metropolitana e mi riprendevano al ritorno. Però ancora non mi bastava, i corsi erano utili mi hanno consentito di integrarmi ma anche quelli non mi consentivano di crescere come artista nella maniera che desideravo, così dopo un anno e mezzo ho deciso, insieme alla direttrice della scuola, di fare un’audizione per entrare in Accademia. Avevo quattordici anni, non avevo nemmeno un diploma perciò i miei genitori erano contrari, volevano che mi iscrivessi alle superiori… ma io non ero d’accordo, volevo di sicuro studiare, ma quello che interessava a me, cioè quello che solo l’accademia poteva offrirmi. Ho fatto un patto con i miei genitori, se avrei passato le selezioni per all’accademia professionale M.A.S. di Milano l’avrei frequentata, con tutti i sacrifici che avrebbe comportato, altrimenti finite le medie sarei andata a fare una scuola professionale di estetista. I miei genitori mi hanno assecondata, forse pensando che non avrei passato le audizioni, in fondo ero ancora molto giovane rispetto ad altri studenti. Invece fatta l’audizione sono stata accettata e da lì è iniziato il mio percorso.

 

Quando hai realmente capito che il Musical sarebbe diventato il tuo percorso e parte integrante della tua vita?

Il M.A.S era ed è una scuola di spettacolo, prettamente di danza ma anche di canto e recitazione e consente agli studenti di partecipare a diversi tirocini. Nel 1997 a quattrodici anni mi hanno dato la possibilità fare il tirocinio nel musical “Grease”. Ero molto giovane ma ho potuto fare un’esperienza unica: la mattina andavo a Milano, studiavo tutto il giorno ed alle cinque finivo, tornavo a casa, mi preparavo e tornavo a teatro a Milano per fare lo spettacolo. Alle due di notte tornavo a casa con i miei genitori che, poverini, mi scarrozzavano a destra e sinistra. Con questa opportunità mi si è aperto il mondo perché in quel momento ho detto “Io devo fare questo mestiere, voglio fare musical, voglio fare questo come lavoro e voglio fare questo musical”. Quello che provavo era impagabile, mi sentivo come Alice quando è piccolina e vede tutto il mondo gigante intorno a lei. La ricordo ancora quella sensazione, io ero “dentro” lo spettacolo, che tra l’altro era l’edizione italiana originale, con Lorella Cuccarini, Giampiero Ingrassia, Renata Fusco, Michele Carfora, Mal e Amadeus.Queta è stata la spinta che mi ha portato a frequentare, dopo tre anni di M.A.S., l’accademia “E adesso musical” (MTS) che mi ha permesso di approfondire tutte e tre le discipline del musical. Sono poi andata a Londra dove ho frequentato, grazie alla mia maestra che mi ha fatto riconoscere una borsa di studio, l’accademia di Musical Laine Theatre Arts per un anno.

Hai partecipato a molte produzioni in Italia ed hai affrontato palcoscenici importanti, c’è un Musical che ti ha dato di più, uno a cui avresti voluto partecipare oppure un ruolo che sogni di interpretare?

Tutti gli spettacoli che ho fatto hanno segnato il mio percorso, quello che mi ha dato più energia, stimolo e sicuramente molta soddisfazione credo sia stato “We Will Rock You”. A livello musicale aver lavorato con i Queen, essere stata selezionata da Brian May e Roger Taylor, aver ballato per loro sul palco mentre May faceva il suo assolo di chitarra di Bohemian Rhapsody. Questa è stata un’esperienza unica e se ci penso mi viene ancora la pelle d’oca. A livello artistico, ballare sulle musiche dei Queen con un’orchestra che suona, è stata un’emozione enorme che mi rimarrà per sempre. Il ruolo che avrei voluto interpretare e che poi sono riuscita a fare, quando ho lavorato con la Compagnia della Rancia, è stato quello di Rizzo in “Grease”, perché ci sguazzavo, mi ci trovavo ed amavo follemente il personaggio. Mi ricordo che ero a Padova e c’erano 2000 persone, ero in ansia da morire perché dovevo coprire il ruolo visto che l’attrice principale non c’era, però mi sono divertita tantissimo. Ho fatto vari personaggi principali e Rizzo solo come cover, ma se avessi potuto scegliere avrei fatto Rizzo tutta la vita.

Qual è il momento dello spettacolo più difficile e quale quello più emozionante?

La cosa più difficile sicuramente è la ricerca del personaggio. Quando ti danno un copione e devi trovare il tuo personaggio, mettere in scena quello che il regista vuole; anche se ti danno delle indicazioni il personaggio lo devi trovare tu. Devi fare un percorso attoriale per arrivare a quella consapevolezza di chi sei tu in quel momento, di chi interpreti dall’inizio alla fine e di come lo devi fare. Molto spesso è facile mantenere un ruolo, ma non è facile costruirlo, inoltre visto che lo devi tenere dall’inizio alla fine è fondamentale capire come affrontare le interazioni che hai con altri, che siano attori o ballerini. Non è semplice, soprattutto quando crei delle scene un po’ particolari che possano essere quelle più emozionali piuttosto che quelle comiche. Questa è sicuramente la parte più difficile. La parte più emozionante è quando hai il riscontro del pubblico. Quando vedi che la gente capisce la tua interpretazione, si commuove, ride, applaude. Ci sono cose che sembrano scontate ma che agli artisti fanno capire che il personaggio è arrivato. É molto bello quando ti aspettano fuori dall’ingresso, anche solo per confrontarsi con te, chiederti di fare una foto, un autografo. Non sono mai stata accanita per quelle cose, però ti fanno capire l’apprezzamento delle persone.

 

Ormai sei un insegnate affermata ed apprezzata, a tuo parere nella realizzazione di un Musical quale peso daresti alla recitazione e quale al canto?

Entrambe sono importanti, anzi tutte e tre le discipline sono importanti: canto, recitazione e ballo. In Italia non è facile riuscire a trovare una persona che abbia una bravura su tutte e tre i fronti, perché c’è chi si concentra di più sulla recitazione, c’è chi invece sulla danza, ci sono ballerini bravissimi che però non sanno recitare bene e viceversa. Sicuramente un bravo performer è quello che sa fare tutte e tre le cose.

 

Secondo te, è più adatto a fare musical un bravo cantante che sa recitare oppure un bravo attore che sa cantare?

Non è una risposta che ti posso dare secca, nel musical tutti devono saper fare tutto. Quindi è indifferente da che base sei partito. Poi dipende da cosa ambisci fare, da che ruolo vuoi interpretare. Se vuoi solo ballare farai i provini per il corpo di ballo, però nei casting per un musical la richiesta è di saper ballare, cantare e recitare, almeno dal punto di vista espressivo, che è molto importante. É difficile che cerchino ballerini che ballino solamente, soprattutto ora che richiedono la versatilità di ricoprire vari ruoli anche solo come coverage.

La collaborazione tra “L’Astronave” e “Crazy Academy” ha dato vita al bellissimo progetto “Formazione Spettacolo”, un programma di formazione per avvicinarsi alla professione di performer, che include le seguenti discipline: musical, danza e recitazione, oltre a dare la possibilità di seguire lezioni di canto.

Quando è nata “L’Astronave”, cosa ti ha spinto ad affrontare questo cambiamento e dedicarti ad insegnare.

Quando ho deciso di aprire il mio spazio artistico, nel 2014, in realtà non ho lasciato il palcoscenico, ho continuato a lavorare, anzi mi ricordo che in quel periodo facevo sia Pinocchio che Grease. Invece quando stavo lavorando ai preparativi per l’apertura facevo contemporaneamente Peter Pan.In effetti era un vero delirio e molto faticoso gestire tutto; facevo gli spettacoli a Roma, tornavo a Milano il lunedì che era l’unico giorno di riposo, insegnavo ai ragazzi e ripartivo per Roma. Poi quando ho iniziato a lavorare a “E…SE IL TEMPO FOSSE UN GAMBERO?!” la situazione è diventata insostenibile e ho detto basta.Avevo deciso di aprire “L’Astronave” perché volevo costruirmi qualcosa di mio e per il desiderio di dare un freno alla mia vita, riuscire ad avere un compagno o marito che sia, magari un figlio; quando sei un attore, un performer la tua vita è molto frenetica, sei sempre in giro, sempre con la valigia pronta, non riesci ad avere continuità negli affetti – famiglia a parte, naturalmente – non riesci a costruire vere amicizie durature.Ho voluto mettere le basi per un futuro che mi desse la possibilità di avere una strada aperta nel momento in cui avessi deciso di fermarmi.Ho cominciato a apprezzare ed amare l’insegnamento, ad amare la possibilità di poter trasmettere la mia passione ai miei allievi, una sorta di passaggio di testimone: ti affido la mia arte, tu la prendi, ne fai tesoro e cerchi di renderla tua. Questa per me è una cosa importantissima e bellissima allo stesso tempo.

 

Quindi la voglia di trasmettere la tua arte oltre che offrirla al pubblico…

Esatto, senza contare quello che i miei allievi danno a me, perché è un dare e ricevere continuo. Inoltre la nuova location della scuola, all’interno ed in collaborazione con Aquaneva, consente ai ragazzi di vedere le mie performances e nello stesso tempo dà la possibilità anche a loro di esibirsi.Per come ho strutturato la scuola, visti i corsi differenziati per fasce d’età, soprattutto per le lezioni di musical e recitazione, era sempre più difficile per me spostarmi per seguire le produzioni degli spettacoli, però al contempo non volevo definitivamente fermarmi. Ho trovato un giusto compromesso, adesso la scuola è all’interno del parco con il quale collaboro, ho la possibilità di trovare nuovi allievi che a loro volta possono vedermi, chi studierà con me saprà già chi sono e cosa faccio, avrà la possibilità di partecipare ad alcuni spettacoli insieme al cast del Crazy Park ed il pubblico sarà composto non solo dalle famiglie dei ragazzi, come capita solitamente durante gli spettacoli di fine corso, ma anche dagli avventori del parco. E’ un’esperienza più “estesa”. Inoltre l’offerta formativa è molto ricca perché io con L’Astronave seguo musical, canto e recitazione, Mara Invernice con la Crazy Academy segue i corsi propedeutici alla danza (danza con le fiabe), danza baby, danza classica e danza moderna.Anche i campus sono molto validi, chi è interessato ha la possibilità di provare un percorso formativo più breve che lo può accompagnare nella scelta, chi invece segue già i corsi può continuare la sua esperienza anche durante le vacanze scolastiche.  Sono finalizzati anche alla produzione di uno spettacolo finale, oltre che all’intrattenimento dei partecipanti con varie attività, anche se durano solo una settimana, quindi sono bella full immersion.

 

Cosa ti senti di consigliare ai tuoi studenti e a chi vuole intraprendere professionalmente questo percorso artistico?

Devono assolutamente continuare a studiare, sempre, perché è importante, sembra scontato ma è la verità. La ricerca continua anche guardando altri spettacoli, guardando i propri compagni di corso mentre stanno lavorando. Mettersi sempre alla prova che è quello che faccio anch’io, continuamente.Come è importante mantenere un atteggiamento umile, volto all’ascolto ed al confronto. Questo è un aspetto che si sta un po’ perdendo, lo vedo con i miei allievi che si irrigidiscono quando li correggo, non capendo perché lo faccio, che è per il loro bene.Poi la passione e la volontà di imparare e la determinazione, perché ci sono sempre alti e bassi, come in tutte le cose, quindi bisogna essere determinati ad andare avanti nel percorso scelto.

 

 

 

Se i racconti di Valentina vi hanno incuriosito potete trovarla nel Parco Aquaneva ed assistere alle sue performance ed a quelle dei suoi allievi. Se volete informazioni sui corsi allora basta visitare il sito del’ L’Astronave e la pagina Facebook ufficiale.

Giovanna Mariani

Giovanna Mariani

Mi chiamo Giovanna, sono sposata ed ho procreato due strani individui, Matteo e Giulia. Ho moltissimi interessi che – fortunatamente per loro!! - condivido con i miei figli, animazione, cinema, manga, fumetti, serie tv, giochi in scatola e games; queste passioni ci hanno portato ad incontrare il magico mondo del cosplay, che unito alla passione per l’epica saga di Star Wars mi ha fatto ritrovare in casa due copie formato ridotto di Anakin Skywarker e Rey.
Vedremo quanto durerà questa condivisione di interessi, mia figlia una volta mi ha spiegato che ci sono più tipi di madri: le "oppressivo-perfettine, le "fai quello che vuoi basta che non mi rompi le scatole", le "normo-mamme" poi ci sono io. Chissà cosa voleva dire? Forse che non rientro in nessuna di queste fattispecie...

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