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Squid Game e l’hype di troppo

Squid Game, o per dirla alla spagnola: il gioco del calamaro, la nuova serie tv Netflix che ha già raccolto in poco tempo migliaia di visual diventando il prodotto più visto in assoluto della piattaforma, dopo l’acclamato film Parasite. Tutto nasce dall’idea di Hwang Dong-hyuk che attraverso nove episodi racconta di un gruppo eterogeneo di persone ai margini della società Koreana che vengono invitati a partecipare a giochi mortali per portare a casa il montepremi che gli potrà cambiare la vita. Il tutto condito con dosi di contenuti decisamente non adatti ai bambini, e grazie ai quali, la serie ha avuto tanto successo.

Ma tutto questo hype…non è immotivato?

Analizzando la serie, riscontriamo che non riporta realmente nulla di innovativo, non ha una narrazione così affascinante e non è nemmeno fonte di grandi spunti di riflessione. Tutto si basa su avidità e violenza, mix tipico per il pubblico che ha amore per il genere gore o splatter. E forse i più che lo hanno seguito dimenticano che ci sono libri e film con storie e trame molto simili o addirittura migliori in anni passati, senza contare che i “colpi di scena” della serie sono letteralmente telefonati per chi ha una cultura del cinema più espansa di Peppa Pig.

Quindi cosa in effetti mette hype di questa sequenza di episodi? La sola violenza sullo schermo immotivata basta a tenere alto il livello di interesse? In parte si, ma sarebbe riduttivo, esattamente come sarebbe oltremodo esagerato dire che questa serie è bella. La verità a volte non sta nemmeno nel mezzo, ma nel contesto. Credo che lo spettatore, ammaliato da un ottima recitazione e attirato da violenze che non comprende, riesca a percepire senza capirle, quelle che sono le note in sottofondo delle serie di denuncia ad una società (quella Koreana) che non ci appartiene, ma che in qualche modo comunica con noi ugualmente mediante le situazioni in scena.

Ed è proprio questo a rendere Squid Game una serie famosa, il suo intento non di essere bella, ma essere in grado di parlare in modo autocritico di tante situazioni presenti nella cultura e nel vivere di un paese in ascesa che abbraccia troppe contraddizioni e letteralmente gioca per arricchirsi.

 

Bianchin Dino
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Categories:   Cinema & Tv

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