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Bates Motel: le origini di Psyco

Appassionata di thriller e horror, non potevo perdermi questa serie: Bates Motel, cinque stagioni, liberamente ispirata a Psycho, romanzo del 1959 di Robert Bloch e film di Alfred Hitchcock.

Dopo la morte del marito, Norma Bates compra un motel a White Pine Bay, in Oregon, trasferendosi insieme al figlio Norman. Le disgrazie iniziano subito: la stessa notte dell’arrivo, un uomo si introduce nella loro casa e cerca di stuprare Norma ma il figlio arriva in tempo e stordisce l’uomo mentre la donna, traumatizzata da ciò che stava per accadere, accoltella a morte l’uomo. I due, dopo essersi resi conto di ciò che hanno fatto, gettano il cadavere nel mare.

Sarebbe potuto essere un prequel, ma vediamo subito che, a parte l’età dei protagonisti ci sono molte varianti e aggiunte. Soprattutto salta subito all’occhio l’anacronismo tra l’epoca moderna in cui la serie si muove e la vecchia casa col vecchio motel. Norman stesso, a parte computer e cellulare sembra essere un ragazzo di un’altra epoca trapiantato nella contemporaneità. La comparsa di un fratello, nato dall’incesto di Norma con suo fratello Caleb fa un po’ Game of Thrones, anche se Norma, a differenza della Regina Cersei, non ne è assolutamente contenta e mostra parecchio rancore sia verso il figlio Dylan che verso il fratello.

Norman, ragazzo diciassettenne apparentemente normale, alle prese con i primi amori e la difficoltà di integrarsi in una comunità di poche anime, in una nuova scuola. Norman col suo rapporto morboso con la madre, amica, spesso troppo presente nella sua vita. Norman che è un ragazzo gentile, timido ma che ha dei forti blackout in cui cambia personalità, divenendo sua madre e facendo una carneficina.

Restano alcune analogie che fanno sicuramente piacere agli appassionati del vecchio film, come Norman vestito da sua madre, la sua passione per la tassidermia che impara grazie al padre della sua fidanzatina Emma. Compare anche Mary Crane, la segretaria immobiliare, interpretata da una valida, e inaspettata, Rihanna. Sebbene interessante dal punto di vista dell’evoluzione di Norman, con il decorso della malattia e la sua follia, purtroppo è una serie che un po’ si perde nel corso delle stagioni. Bella la storia d’amore tra Norma e Romero (lo sceriffo), peccato sia durata poco. Per Norma mai una gioia.

Ammetto con tristezza, di essere rimasta male dalla morte di Norman per mano del fratello, ma la serie evidentemente andava conclusa con la quinta stagione. Anche perché gli autori premono sul fatto che non si tratta assolutamente di un omaggio a Psycho. Sono anche un po’ infastidita dal lieto fine solo per Dylan, la conclusione con la famigliola felice mi ha fatto storcere il naso. Avrei preferito un Norman internato alla “Nido del cuculo” piuttosto che cadavere. Ok, ho fatto il tipo per Emma, ma la ragazzina malata che si salva e ha la sua bella storia d’amore… non mi ha convinto. Così come la redenzione di Dylan. Nonostante il suo discutibile lavoro, era pur sempre una persona onesta, le cattive azioni compiute sono dettate dalle situazioni scomode in cui è stato condotto, non per sua decisione.

Tutto sommato, a parte qualche piccola parte in cui mi sono distratta e annoiata, la serie mi è piaciuta, è scorrevole, gli attori sono in gamba e adatti al ruolo assegnato. Lo consiglio!

Maria Merola
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Categories:   Cinema & Tv

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