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Porco Rosso, il capolavoro “antifascista” di Hayao Miyazaki

Porco Rosso, il celebre film di Hayao Miyazaki, che racconta la storia dell’aviatore italiano Marco Pagot, uscì nelle sale del Giappone esattamente il 7 dicembre del 1992, quasi 30 anni fa. Il film, prodotto dallo Studio Ghibli. È liberamente basato sul manga Hikōtei jidai, creato dallo stesso regista Miyazaki. Nel 2003 la Buena Vista realizzò il doppiaggio in lingua italiana e annunciò l’uscita del film per il mercato home video italiano. Tuttavia, dopo aver posticipato più volte l’uscita, perse i diritti del film e questa edizione non venne mai portata a compimento e pubblicata. Il 30 ottobre 2010 è stato presentato in versione sottotitolata con un nuovo adattamento a cura di Gualtiero Cannarsi all’interno del Festival Internazionale del Film di Roma 2010 col titolo Il Maiale Rosso per rendere con maggiore fedeltà l’originale. Il 12 novembre 2010 è uscita nelle sale italiane una nuova edizione del film curata dalla Lucky Red, che ha mantenuto il titolo Porco Rosso.

Questo film, pur nella bizzarria tematica e nell’anomalia dell’ambientazione che ne costituisce il fascino, è fedele ai temi del maestro dell’animazione giapponese, come il volo (con i duelli aerei di fantasiosi velivoli), la condanna del fascismo, il tema della maledizione (la metamorfosi suina di Marco come quella dei genitori di Chihiro ne La città incantata, la malattia di Ashitaka in Princess Mononoke, la trasformazione di Haru in un gatto in La ricompensa del gatto e la maledizione di Sophie ne Il castello errante di Howl), la presenza di un personaggio femminile adolescente, la rinuncia ad una distinzione netta tra buoni e cattivi. Lo stesso Donald Curtis, pur essendo l’antagonista, non è realmente un personaggio negativo. Più in particolare, la metafora dell’uomo-maiale si presta a più interpretazioni. In chiave buddhista, il maiale rappresenta l’ignoranza, la dispercezione della realtà e l’auto-inganno del sé, ma è anche vero che il maiale è un animale simpatico a Miyazaki, tanto che lo Studio Ghibli è anche detto buta-ya (la casa del porco) per via di un’insegna vittoriana raffigurante un maiale che campeggia sul portico dell’edificio.

Porco Rosso è considerato come uno dei più inusuali film del maestro. Originalmente, doveva essere una breve produzione realizzata per una compagnia di volo, e neanche il suo autore, ad oggi, è certo di conoscere il motivo per cui il titolo è diventato popolare tra i fan. Marco Pagot, un asso dell’aviazione militare italiana durante la Prima Guerra Mondiale, sopravvive casualmente a un incidente, ma, per magia, assume l’aspetto di un maiale antropomorfo. Abbandonate l’aeronautica e la vita mondana, si isola dal mondo sull’Adriatico, partecipando alla vita dei contrabbandieri della costa dalmata e vivendo delle taglie sui pirati aerei, a cui dà la caccia con il suo monoplano rosso (per questo è noto come “Porco Rosso”). Il film segue le sue avventure fra l’Istria e Milano, in un’Italia immaginaria (ma non troppo) mostrata attraverso splendide vedute aeree, nel conflitto con un pilota americano (Donald Curtis), i pirati e il fascismo, e nell’amicizia con una giovanissima meccanica (Fio Piccolo).

 

Nella prima stesura del soggetto, dal graphic novel Zassō notō, poi, il personaggio di Marco era un vecchio maiale che seduce la ragazzina ed è poi riscattato dal suo amore, ma nel film di questo non v’è più traccia, anche se la connotazione erotico-estetica rimane, dato che l’uomo-maiale è anche il fascino maschile che prescinde dalla bellezza. Probabilmente, però, le due letture privilegiate della metafora riguardano due aspetti diversi del personaggio, uno pubblico e l’altro privato. “Porco rosso” può leggersi, infatti, come insulto fascista, dal momento che la posizione politica di Marco è chiara nella sua scelta contro il regime, che lo ha per questo messo all’indice, riducendolo ad essere un reietto cacciatore di taglie. D’altra parte, Marco si sente un maiale per essere l’unico sopravvissuto alla battaglia aerea in cui sono morti tutti i suoi compagni, fatto considerato disonorevole dai giapponesi.

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