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Mezzo secolo con la Rosa di Versailles

Il 21 maggio del 1972, sulle pagine del settimanale Margaret Comics dell’editore Shueisha, debuttava la prima puntata di uno shojo manga scritto da un’autrice di ventiquattro anni, che si era già fatta notare per alcune storie brevi di ambientazione scolastica ma con tematiche insolite e anticonformiste. L’autrice si chiamava Riyoko Ikeda e lo shojo era Versailles no Bara, letteralmente La rosa di Versailles Le rose di Versailles, un’opera a sfondo storico in cui confluivano varie suggestioni e ispirazioni. Da ragazzina, Riyoko Ikeda aveva letto a scuola la biografia di Stephen Zweig su Maria Antonietta, rimanendone folgorata e proponendo poi all’editore un adattamento manga di questo libro. L’editore era dubbioso, mise come paletto che se le vendite non fossero andate bene la pubblicazione sarebbe stata interrotta e il contratto, già al ribasso perché era fatto con una donna e le donne erano pagate meno, rescisso.

Inoltre, consigliò Riyoko Ikeda di aggiungere elementi romanzeschi alla Dumas: la mangaka amava molto, come molte altre ragazze della sua generazione, il personaggio di Sapphire, eroina di Ribbon no Kishi di Osamu Tezuka, noto in Italia come La principessa Zaffiro, ma era anche rimasta affascinata dal leggere le gesta di Pierre Augustin Hulin, un ufficiale della Guardia reale che si unì al popolo in rivolta e guidò l’assalto alla Bastiglia e delle tante donne che in quell’epoca si vestivano da uomo per comodità e libertà.

Per cui, Riyoko Ikeda diede vita ad una sua Sapphire, Oscar François de Jarjayes, sesta figlia di un militare di antico lignaggio, cresciuta dal padre come un maschio e destinata a diventare la guardia del corpo di Maria Antonietta. L’autrice guardò anche come fonte di ispirazione alle tante donne guerriere giapponesi, spesso con il destino tragico, alle opere di William Shakespeare e soprattutto ai melodrammi lirici, costruendo un romanzo storico per immagini che inizia come una fiaba avventurosa e finisca in tragedia, in cui trovano spazio Storia, morte, destino, cultura, femminismo, amore e innovazione. Una storia in cui c’era una donna eroina d’azione, in cui i fatti reali si mescolavano con quelli romanzati, senza lieto fine, con protagonisti adulti e non ragazzini e con la prima scena d’amore anche sensuale tra la protagonista e la sua anima gemella André.

Riyoko Ikeda vinse la sua scommessa, perché oggi Versailles no Bara è un classico dei manga, adorato da generazioni di lettrici e anche lettori, tradotto in tutti gli angoli del mondo, grazie anche all’adattamento anime, famoso fuori dal Giappone con il titolo di Lady Oscar, ancora oggi trasmesso e considerato un classico senza tempo, proprio come il manga.

L’Italia è legata a doppio filo a questo cinquantennale perché festeggia quest’anno il quarantennale della prima messa in onda dell’anime e della prima traduzione del manga, fu il primo Paese occidentale a proporlo, e ad oggi è lo shojo che ha avuto più riedizioni, ogni tot anni torna, ad appassionare fan vecchi e nuovi.

In Giappone sono in programma gadget di lusso come un orologio Seiko e una medaglia d’oro, una rosa intitolata ad Oscar, una mostra quest’autunno e una nuova edizione del manga e è probabile che ci siano altre novità, in Italia per ora ci sono stati vari eventi on line, una conferenza al Napoli Comicon il 1 maggio scorso e sabato 21 maggio sera a Napoli all’Institut Français si è svolto un concerto con proiezioni e una conferenza virtuale alle 18 con Marianna Zanetta di Inari su Youtube. Del resto, certi personaggi e storie sono ormai evergreen e saranno sempre celebrati e festeggiati.

Elena Romanello

Elena Romanello

Torinese, nerd e otaku dai tempi di Goldrake, gattofila, cura vari blog in tema ed è autrice di saggi su cartoni animati, telefilm e generi.

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