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Il Make-up nell’Antico Egitto… come farsi bella nell’antichità

In ogni epoca ed in ogni parte del mondo, ogni cultura ha utilizzato svariati metodi per far risaltare il proprio corpo, ai fini religiosi, culturali o semplicemente estetici; infatti, ad esempio, le acconciature dei capelli, i tatuaggi sulla pelle, le orecchie forate, i gioielli e l’abbigliamento possono essere interpretati come messaggi che l’essere umano invia verso l’esterno per esprimersi, come anche determinare l’appartenenza a un certo tipo di status e contesto socio-culturale. Il trucco è sempre stato ritenuto un messo importante di comunicazione, nell’antichità era usato per mettere in contatto l’essere umano con la divinità, non a caso in quasi tutte le danze sacre i danzatori prestavano molta cura ed attenzione al trucco.

scena di danza sacra

IL TRUCCO NELL’ANTICO EGITTO:

Il trucco, come si può vedere ancora oggi dai meravigliosi decori che affrescano i siti archeologici, era già noto ai tempi dell’antico Egitto, dove Faraoni e Regine erano soliti decorare il proprio viso esaltando la propria bellezza. La donna egiziana aveva una carnagione più chiara dell’uomo, preferiva quindi cosmetici che esaltassero questa differenza, come il talak, un talco a base di farina di fave e gesso in polvere che conferiva all’incarnato dei riflessi dorati (un antenato della nostra cipria).

Questi prodotti venivano stesi sul volto tramite batuffoli di peli di agnello. Per le carnagioni più scure esistevano anche dei prodotti pastosi, simili al fondotinta, a base di miele e polveri di alabastro. L’applicazione dei cosmetici, era preceduta da una base protettiva per la pelle di unguenti che facilitassero l’applicazione delle polveri cosmetiche. Se avevano una base grassa, per coprire odori non molto gradevoli, gli unguenti venivano aromatizzati con essenze floreali. Nella colonna delle offerte del Museo di Leida, sono elencate più di cento sostanze cosmetiche e aromatiche usate nelle pratiche di bellezza. Le numerose raffigurazioni del Dio Bes (divinità protettrice da malocchio e dalle forze del male, dio della casa, dio della musica, guaritore e protettore del sonno, della fertilità e del matrimonio, patrono dei trattamenti cosmetici) ed il suo culto ampiamente diffuso, sono la testimonianza dell’amore che questo popolo aveva per la bellezza espressa con eleganza ed estrema raffinatezza in tutte le manifestazioni dell’arte.

Cosmetici o veleni?

Inconsapevolmente, tutta questa cura estetica per alcuni aspetti era un vero veleno. le sostanze usate per truccarsi, e in particolare il piombo, sono molto tossiche! Era altissimo infatti il rischio di irritazioni, infiammazioni cutanee. Benché il tipico tratto nero con cui gli antichi egizi si truccavano gli occhi contenesse piombo, una sostanza molto tossica, i medici ne hanno esaltato le virtù curative. Questa contraddizione ha suscitato l’interesse di un gruppo di ricercatori. Il team di esperti ha verificato che il piombo, in quantità molto ridotte, non è nocivo, anzi, stimola la produzione della molecola del monossido d’azoto che attiva il sistema immunitario. Quindi, pare che il trucco degli antichi egizi possedesse effetti curativi e costituisse un meccanismo di difesa verso gli agenti patogeni esterni.

Papiro di Ebers, estratti di medicina

Curiosità: Il papiro Ebers (ca. 1550 a.C.) riporta la ricetta di un cosmetico fatto con profumi impastati con polvere di corno e sangue di lucertola.

GLI OCCHI:

Sin dall’Antico Regno (2686 AC- 2134 AC), gli occhi venivano marcati nei contorni. La bordatura si allungava fino alle tempie e comprendeva anche le sopracciglia. Inizialmente veniva utilizzata la malachite (un minerale di rame) successivamente sostituita dal kohl. Quest’ultimo era composto da più pigmenti, che potevano essere mischiati per restituire tonalità tendenti al nero, al verde o al grigio. Ossido di manganese, ocra bruna sono solo alcuni degli ingredienti: una volta polverizzati venivano amalgamati con una sostanza oleosa. Il trucco, una volta steso, poteva essere fissato grazie a della linfa di sicomoro. Le madri applicavano il khol per gli occhi ai loro bambini appena nati per prevenire le malattie e scongiurare le maledizioni.

 

Il significato della bordatura dell’occhio era collegata al Dio Horus, (il Dio falco), animale dall’occhio bordato di nero. Secondo la leggenda, tale pratica serviva “per ridonare la vista ad Horus”, rimasto cieco di un occhio nella battaglia contro Seth, per il trono dell’Egitto. Egli simboleggiava salute, integrità e salvezza. Tutti portavano al tempio del Dio oli, unguenti e cosmetici per ridonargli forza. Come detto precedentemente, le misture che usavano non erano solo a fini estetici, ma avevano anche un potere curativo ed igienizzante, e data la loro fissazione per l’igiene, che era collegata alla purezza dello spirito, nelle case furono costruiti anche servizi igienici. Il trucco degli occhi veniva steso partendo dalla coda delle sopracciglia fino ai lobi delle orecchie donando uno sguardo magnetico a donne, uomini e bambini. I colori che venivano utilizzati più spesso erano il verde e il nero.

Occhio di Horus                                                                                                             

Riguardo gli ombretti, le donne egiziane avevano a disposizione una quantità di colori da scegliere:

  • verde, ricavato dalla malachite (un minerale di ossido di rame di colore verde chiaro);
  • rosso, ricavato dal cinabro o cinnabrite (un minerale dall’aspetto rossiccio costituito da solfuro di mercurio);
  • arancio e giallo, derivati dall’ ocra e dallo zafferano;
  • viola e azzurro, ottenuti dal manganese e sai sali del rame;
  • marrone e bianco, ricavati dall’argilla e dalla biacca (per quest’ultima, si intende generico di sostanze coloranti bianche costituite da carbonato basico di piombo).

Le polveri erano conservate in tavolozze di avorio, venivano miscelate con grassi e resine prima di essere applicate sulle palpebre. Gli antichi Egizi creavano il trucco degli occhi con due tipi di minerali. L’ “udju” ad esempio, era il trucco degli occhi verdi a base di malachite verde. Gli occhi erano considerati la massima espressività dell’anima.

LE LABBRA:

Le guance e labbra venivano truccate solamente dalle donne. Di questi prodotti, ne abbiamo testimonianza grazie ai numerosi corredi funebri rinvenuti nelle tombe durante gli scavi archeologici. Il rosso poteva essere sostituito da limonite o ematite (la limonite e l’ematite sono ossidi idrati di ferro, si differenziano solo dal loro colore giallo e rosso) Per quanto riguarda il rossetto, veniva utilizzato un trito di insetti essiccati, amalgamato con cera d’api o altre resine gommose. La regina Cleopatra (70/69 a.C. – Alessandria d’Egitto, 12 agosto 30 a.C.), utilizzava coleotteri e formiche rosse, ricetta che ci ha tramandato nella sua opera: Cleopatra Gynaeciarum Libri.

 

I CAPELLI:

Gli antichi Egizi utilizzavano i cosmetici anche per colorare i capelli e le unghie. Usavano una forma di henné che è una tintura derivata dall’arbusto henné, originario dell’Africa.Essiccavano e macinavano le foglie e i germogli della pianta dell’henné. La polvere poi veniva aggiunta al grasso, l’olio o l’acqua per formare una pasta che poteva essere applicata ai capelli ma anche alle unghie per ottenere una tinta gialla o arancione. Gli antichi Egizi utilizzavano anche fare tatuaggi all’henné. ( es. sulle mani e avambraccio). Gli uomini, ma anche le donne, tendevano a rasarsi la testa e le sopracciglia per poi indossare delle parrucche di capelli umani intrecciati. Le donne preferivano tagli corti o una capigliatura raccolta che donasse loro un aspetto regale.

LE MANI:

La manicure era l’unica a differenziarsi fra i ceti sociali: i toni forti del rosso erano utilizzati dalle classi superiori, mentre le donne del popolo utilizzavano i toni aranciati. La regina Nefertiti (1370 a.C. circa – Amarna, 1330 a.C. circa) amava il rosso rubino, mentre Cleopatra il bordeaux.

Nefertiti “la bella che viene” (Ägyptisches Museum, Berlino)

L’ingegno egiziano prevedeva anche una sorta di “invenzione” una crema scrub per l’epidermide, realizzata con carbonato di sodio, miele e sale marino, ottima per ammorbidire e levigare la pelle del corpo. Le donne egiziane erano anche molto attente alle rughe, per stendere la pelle e ringiovanirla, venivano creati unguenti appositi, in grado di distendere le cellule epidermiche con sostanze assolutamente naturali.

prototipi di hennè ( qui siamo in contesto indiano ma il modus operandi è molto simile a quello Egizio)

I PROFUMI:

 Nell’Antico Egitto il profumo era molto usato, sia da uomini che da donne, per crearlo venivano usati unguenti specifici ed oli profumati, estratti direttamente dalle piante e dai frutti, come la Loce della moringa. utti i riti di bellezza egiziani erano usati anche nelle cerimonie religiose, durante i quali si teneva molto alla cura personale estetica.

sempre contesto indiano, ma modus operandi simile

 

Fonti:

Chiara Vantaggio

Chiara Vantaggio

Chiara Vantaggio, Archeologa, ha conseguito la laurea triennale in Scienze storico e archeologiche del mondo classico e orientale presso l’Università Sapienza di Roma. Attualmente sta terminando la Magistrale presso l’Orientale di Napoli. Nel corso dei suoi studi accademici, ha avuto la possibilità di fare numerosi viaggi studio e scavi archeologici in Egitto, Nicaragua e Messico, luoghi bellissimi dalla cultura affascinante e millenaria. Grazie a queste formative esperienze di vita, Chiara ha avuto modo di entrare a contatto diretto con i loro usi e costumi. Questo le ha consentito di appassionarsi sempre più non solo all’aspetto Archeologico ma anche a quello Antropologico. Chiara pensa che l’interazione e l’approccio stretto tra culture è molto importante per comprendere a pieno lo stile di vita, il pensiero, la lingua, la scrittura e tutto quello che concerne lo sviluppo di una determinata civiltà.

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