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La Cripta dei Cappuccini di Via Veneto

L’ho visitata più di una volta, ho accompagnato amici e fatto da guida…onestamente ogni volta rabbrividisco! E’ pur vero che bisogna aver paura dei vivi e mai dei morti, ma è uno scenario inquietante. E’ tra i luoghi più misteriosi di Roma e per tutti gli amanti del noir, una visita da non perdere: la Cripta dei Frati Cappuccini, sotto la Chiesa di Santa Maria Immacolata a Via Veneto (civico 27). Proprio così, la via della “Dolce Vita” ospita questo particolare luogo, oggi musealizzato, dove oltre a conoscere la lunga storia dell’ordine francescano e a poter ammirare un quadro del Caravaggio, si potrà fare un viaggio nell’horror immergendovi in un “capolavoro” che lascerà senza parole. Infatti al suo interno, vi sono alcune piccole salette dove “riposano” da molti anni alcuni frati e altri personaggi a loro legati, in modo però alquanto bizzarro. Nella cripta, composta da diverse cappelle unite da un corridoio, si trovano i corpi mummificati di frati con indosso il saio, tipico vestito del loro ordine; di alcuni di essi si conosce addirittura il nome, ad esempio: tre piccoli scheletri sono i pronipoti di Urbano VIII, un altro è il principe Matteo Orsini vestito con il saio e ancora, la principessa Barberini che con la mano destra sorregge una falce e con la sinistra una bilancia. Il macabro percorso mette in evidenza i decori, di gusto rococò, tutti realizzati con gli innumerevoli elementi ossei delle varie parti del corpo, ed è così che bacini, teschi, tibie, femori danno “vita” a rosoni, lesene, stelle, fiori, festoni e persino lampadari e un orologio. I nomi delle piccole cappelle ricordano le ossa con cui sono stati realizzati i decori (dei bacini, dei teschi, delle tibie, dei femori.).

Si dice che lo stesso marchese De Sade rimase fortemente colpito da tali composizioni. Il motivo della realizzazione di questo particolare cimitero, certamente anteriore al 1793, non è nota, si ipotizza che la sua creazione sia opera di alcuni cappuccini fuggiti dalla Francia del XVIII secolo oppressa dall’Ancien Regime, come invece è possibile che sia solo un’opera dei cappuccini come inno alla vita ultraterrena e monito riguardo la brevità della vita o del corpo. Fra le tante supposizioni, che accompagnano questo cimitero, pare che lo stesso Urbano VIII avesse dato disposizioni affinché le piccole cappelle fossero pavimentate con la terra proveniente dalla Terra Santa, come pure l’apposizione della targa che si trova lungo il corridoio, su cui è scritto “Hic jacet pulvis, cinis et nihil”, vale a dire: qui giace polvere, cenere e null’altro.

di Annarita Sanna

Redazione

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