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Halloween, origini molisane?

A Carovilli la sera di Ognissanti ha luogo la festa della “Mort cazzuta” in occasione della quale viene organizzato ‘R’cummit’ (il convito), una cena cui partecipano amici e parenti, il cui piatto principale sono le “Sagne e jierv”, cioè delle sagnette preparate con farina e acqua, condite con della verza e con pancetta di maiale. Al termine della cena, viene lasciato su un davanzale un piatto della pietanza, affinché i parenti defunti possano cibarsene. Accanto al piatto viene posta una zucca svuotata e intagliata con varie espressioni e contenente una candela accesa.

Il nome di “Mort cazzuta” nel dialetto locale significa ‘tagliata’ e rappresenta l’idea che ogni intagliatore collegava alla morte. L’uso di intagliare zucche e di illuminarle con candele si registra anche a Montemitro e a Pescolanciano, dove sui davanzali e negli angoli bui, per far spaventare i passanti, si esponevano delle zucche tagliate a mò di teschio, con dentro un cero. Proseguendo con le tradizioni, in alcune zone del Molise, dopo aver condotto il cadavere al cimitero, i parenti erano soliti abbandonare la casa per un giorno ed una notte, per permettere al morto di tornare a rifocillarsi. E ancora, anticamente, gruppi di questuanti giravano per il paese bussando agli usci delle case per richiedere legumi e frutta di stagione.

tratto da La Terra in Mezzo:

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Maria Merola

Categories:   Storia & Misteri

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