Grosso Guaio a Chinatown irrompe nelle sale cinematografiche italiane il 5 settembre 1986 (a pochi giorni dal mio primo compleanno ndr.) il film risultò un flop al botteghino forse perché finì per scontrarsi direttamente con il secondo film della saga di Alien, fortemente pubblicizzato all’epoca. Il film ottenne poi il successo che gli spettava grazie alle videocassette e ai passaggi in televisione diventando uno dei film cult del genere avventura degli anni 80.

Il film segue le vicissitudini del rozzo camionista Jack Burton, magistralmente interpretato da un Kurt Russell in forma smagliante, che si trova catapultato nel mondo e nella cultura cinese a lui sconosciuta fino a quel momento. Quando Jack accompagna il suo amico Wang all’aeroporto per prendere la sua bellissima ragazza in arrivo dalla Cina, il rapimento di quest’ultima porta i due amici in una rocambolesca serie di eventi che vanno da combattimenti tra bande rivali, a tre uomini che grazie a dei poteri che sembrano soprannaturali, spazzano via le persone come insetti, fino ad un personaggio che sembra essere un innocuo vecchietto, ma che si scoprirà essere un demone senza tempo, il famigerato David Lo Pan. Vagando per una San Francisco ricca di sotterranei stregati, fogne piene di mostri leggendari e ditte di trasporti contenenti mausolei degni dei migliori templi cinesi, John Carpenter crea un film che racchiude diversi generi, tra la commedia, l’azione, l’avventura e i film d’arti marziali.

E’ forse la semplicità mischiata alla rozzezza del protagonista che ha reso Jack Burton una delle icone più rappresentative dell’eroe d’avventura degli anni 80. Uno di quegli eroi che nel momento dell’azione è impacciato, che si perde i momento clou per rientrare in gioco a partita finita. E’ forse questo il motivo per il quale il ruolo venne rifiutato da Jack Nicholson e Clint Eastwood, scelti inizialmente dalla 20th Century Fox per il ruolo principale, contro il volere di Carpenter che già dall’inizio aveva scelto Russell con il quale aveva già lavorato in passato.

Inizialmente il film fu scritto per essere ambientato nel vecchio west e Jack Burton doveva essere un Cowboy senza passato venuto in città per salvare una povera ragazza dalle grinfie di Lo Pan, combinando il genere western con elementi fantasy cinesi, ma dopo vari riadattamenti, venne ambientata all’epoca moderna regalandoci il capolavoro che possiamo goderci oggi.

Una piccola curiosità che forse non tutti sanno è che le musiche del film sono scritte dallo stesso Carpenter che era solito scriverle per i suoi stessi film e che, in questo caso, ha fuso in un modo unico lo stile elettronico a quello dei temi cinesi.

La pellicola inoltre fu di ispirazione per diversi personaggi del videogioco Mortal Kombat, dove vediamo uno Shan Tsung ispirato al malvagio Lo Pan e il temibile Raiden ispirato ad una delle tre Bufere.

Tutt’oggi, questo film rimane un cult e non si può dire di amare gli anni 80 se non lo si conosce, in quanto ricco di azione, di testosterone e comicità con battute che rimarranno uniche nel loro genere. Inoltre chi di noi non vorrebbe passare le serate ascoltando i consigli del Pork Chop Express dati dal nostro saggio e scapestrato camionista Jack Burton.

di Riccardo Rossetti

tratto da

Raiders of the lost 80s
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