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Grimilde Malatesta, creartista emozionale

copertina

Oggi incontriamo una grande creativa in cui noi di Satyrnet ci siamo imbattuti quasi per caso sui nostri profili social: Grimilde Malatesta. Una fashion designer, una cosplayer, un’artista davvero completa! Ecco qualche parola di Grimilde che descrive se stessa e il suo lavoro!

Viviamo in tempi complicati. Immaginate vi chiedano che lavoro fate. Semplice: il poliziotto, il pompiere, il pilota. Io tendenzialmente vado in panico. E sì che è una delle prime cose che ti chiedono gli sconosciuti, una di quelle cose grazie alle quali riescono a farsi una prima idea a spanne di te.E io non so cosa dire. Per lo stato sono disoccupata. Una laureata in fisioterapia che da un anno non trova lavoro. E qui immediatamente ti immaginano come una perditempo sulle spalle di qualcuno, che aspetta di arrivare ai trenta prima di fare qualcosa della propria vita, a cui il tempo scivola addosso. Poi dico che faccio costumi, ma non per lavoro. Faccio anche costumi per altri su etsy, ma non per vivere, purtroppo. Gli atelier vogliono un pezzo di carta per prenderti come apprendista. E io ho una laurea molto utile in questo.

Ma quindi fai costumi? Ni. So. Faccio costumi, ballo, disegno, faccio repliche di corsetti d’epoca, ricamo, ogni tanto poso per qualche progetto fotografico, ogni tanto vado in giro per il mondo vestita da pazza assieme ad altre persone pazze. Soprattutto non ho i piedi per terra. Questa è la risposta che mi piace. Ma poi ti fanno: “Ah, quindi sì insomma, sei disoccupata”. Loro lavorano otto ore, tu stai su fino alle due di notte per fare un orlo a mano, non pranzi, ceni solo perché torna a casa il fidanzato e alle otto eri in piedi. Vero, facciamo otto e mezza. Più i cinque minuti di rimando della sveglia. Non che io non voglia un lavoro da fisioterapista, ne ho bisogno, lo cerco e sono disposta ad investire parte delle mie energie e del mio tempo in una vità economicamente più facile.
Come questa catastrofe occupazionale ha avuto inizio? Mi piacerebbe raccontarvi di come mia mamma tappezzava le pareti di casa di carta, completamente, per poi farmi colorare tutto con le mani, prima ancora delle scuole elementari. Mi piacerebbe raccontarvi di quellla volta che ho passato le vacanze di pasqua ad attaccare pungenti paillettes a stella su un costume da danza classica che doveva essere pronto di lì a poco. Cielo quante erano, quanto pungevano, e quanto ingrassava quel costume rosa.

Più che altro se volevo qualcosa che aveva qualcun altro, la risposta è sempre stata “prova a farne uno tu”. Lei e la nonna si sono sempre spartite il compito di farci i costumi da carnevale. Ci sono tante persone che cominciano così, e che possono arrivare più lontano di me, basta impegnarsi. E poi quindici anni di danza classica, le punte, il repertorio, i pezzi da solista, l’accademia, il ritorno a casa perché là non si studiava affatto, e quelli erano gli anni in cui dovevo studiare per una laurea e li stavo buttando per un lavoro non sicuro, e si ritorna a casa, si entra a medicina e a veterinaria, ma si va a fare fisioterapia. Prima la scuola d’arte alle superiori, e i disegni di nascosto durante le spiegazioni. Quelli sì che erano bei tempi.

La creatività non è nata, è sempre stata lì, incontenibile. Ha da sempre un disperato bisogno di uscire, sempre di più. Vedo che riesco ad incanalare questo fiume in piena, e pian piano vedo più idee cerco, più idee arrivano, magari su altro. Ma potrebbero essere costumi così come origami, come alta pasticceria. C’è la possibilità di applicare estetica, perfezionismo e ricerca per il miglioramento in qualsiasi cosa. Non sarebbe un problema se domani dovessi cominciare a dipingere tazzine da tè per lavoro. Purché sia qualcosa di artistico e di creativo. Il problema che molte persone non comprendono è che quando si ha qualcosa così dentro, è come una fiamma che non si può soffocare. Sei così piccolo rispetto a questa cosa sovrumana che hai nel petto. Ho provato a fare qualcosa di estremamente interessante, ma poco creativo per tre anni, con discreti risultati, ma si diventa grigi. Ma questo non lo capiscono. Per loro essere creativi vuol dire essere vanesi e con la testa fra le nuvole. Devi diventare una persona vera, devi metterti la cravatta e sederti in un ufficio, devi tornare a casa stanco e svuotato della voglia di vivere per andare a dormire e cominciare un altro giorno. Devi esistere solo nel weekend. Devi essere come gli altri.

Non si può vivere d’aria, né tutti possono fare il lavoro dei propri sogni. La realtà pesa, e ci si scontra necessariamente.

Da dove si prende l’ispirazione, che poi è la miccia di tutto ciò? Dalla ricerca, dallo studio, dalla preparazione. Studiare non è mai stupido. Un’idea può venire dalle cose più disparate, e più cose si assorbono nella propria biblioteca mentale, più facilmente l’immaginazione raccoglierà un’idea adatta nel momento di buio più disperato. Quando lavoravo alla tesi era impossibile trovare idee, sembravano tutte provvisorie, insipide, tutte cose che non erano adatte al contesto in cui servivano. Ora è molto più facile. Bisogna però essere disciplinati e affinare sempre la tecnica: una buona idea supportata da una tecnica scadente sembrerà sempre scadente, mentre una cattiva idea supportata da buona tecnica darà un risultato migliore. Mi rivolgo ai vari cosplayer che si accontentano di attaccare insieme i pezzi di stoffa. Potete fare così tanto di più. Quando si inizia a studiare, a scuola o da autodidatti come me, si finisce con il realizzare cose che durano di più, che stanno meglio, che sono più comode. Non si butta più via metà lavoro perché non si riesce a recuperare un errore. Se vi ritenete artisti, non potete esimervi dal connettervi con altra arte. Non sareste artisti altrimenti. E’ come nella scienza: un articolo autoreferenziale è privo di valore. Aiutatevi con chi ha già raggiunto i traguardi ai quali mirate.Investite tempo e denaro nel cinema fatto bene, nel teatro, nella danza, in artbook, in visite a musei e viaggi nelle grandi capitali. Andate a vedere cose belle. Arricchitevi di esempi di cose che volete imitare, raggiungere e superare. Ma soprattutto bisogna bandire l’invidia distruttiva, se si vuole crescere.

Io non sono nessuno per dirvi cosa fare delle vostre vite, ma lavorare sull’invidia positiva è una delle cose che mi ha permesso di migliorare velocemente, e di essere più felice come persona. Un giorno stavo su facebook, a guardare foto di corsetti. C’era una modella che pensavo non fosse niente di che. Insomma, non era una bellezza: sicuramente molte ragazze truccate e ritoccate a photoshop quanto lei sarebbero risultate più carine. Quindi decisi che se ci poteva riuscire lei, a vivere di quello, perché io non potevo provare a portare avanti il mio sogno di vivere d’arte? Gli anni sono passati, e qualche esperienza in più alle spalle mi ha insegnato che lei non è lì solo perché è bella. Nemmeno perché fa cose che in Italia si dice portino alla popolarità in fretta. No, è la sua esperienza, l’anima che dà alla foto, la consapevolezza e la sicurezza di sé fanno di lei due volte la persona che ero io quando ero invidiosa.

Un portafogli da studente aiuta poi. Se si lavora, si può fantasticare di riuscire prima o poi a permettersi un costume storico da migliaia di euro. Ma da studente ti rendi conto che a vent’anni staresti benissimo in quel costume, e una volta arrivati ai trenta non tornerai indietro. Per questo Grimilde, perché il tempo passa, e non va perduto, invidiare la giovinezza è inevitabile ed inutile. Quindi se non mi posso permettere qualcosa, cerco di replicarla e di renderla mia, perché difficilmente una cosa si adatta a chi la compra intimamente, a meno che non venga creata per questi da qualcuno di capace di dare anima ai suoi lavori, un vero artigiano e artista.

Poi inevitabilmente inizi a vedere le cose che non ti piacciono. A volte vediamo prima negli altri i nostri errori. E quando vediamo una cosa bella, dovremmo capire cosa la rende bella, com’è costruita. Così mi sono avvicinata agli abiti storicamente accurati (i miei non lo sono, sono agli inizi di una lunghissima ricerca). Non abiti che da fuori sembrano abiti storici, ma indumenti che fino alla biancheria intima sono costruiti come si faceva all’epoca. E rievocazione e sartoria teatrale sono due universi diversissimi, da non sambiare se siete neofiti.Ad avermi spinta a puntare a questo è stata una mia cara amica a cui devo molto, anche l’ispirazione per iniziare a cucire: l’ho vista a Lucca, e ho pensato “voglio essere come lei”. Senza di lei sarei ancora agli inizi. La vedete solitamente sulle mura con il Black Invasion di Amidala. E’ la ragazza con gli occhi scuri, siciliana, con la gonna in velluto di seta, ho detto tutto. Non poliestere, ma solo i magici quattro: cotone, lana, lino e seta. Se si fa un abito del Settecento ci vuole il corsetto settecentesco, e va tutto cucito a mano. Questo è il mio nuovo obiettivo. Lavorando su questo tipo di ricerca, su originali storici, si impara tanto su come far funzionare un abito al giorno d’oggi. Nessuna principessa Disney dovrebbe esentarsi dall’uso di un buon corsetto steccato in acciaio (ce ne sono anche di economici).

Così è anche per il grande gruppo di cui faccio parte: la Rebel Legion. Lì si cerca il tessuto usato nel film (stiamo parlando di Star Wars), non una cosa che ci somigli più o meno dello stesso colore. Se era seta, bisogna fare in seta. Questo è il consiglio che posso dare a chi è agli inizi di qualcosa di artistico, e che penso aiuti a crescere: studiare, cercare di imparare da chi è più bravo, ed essere costruttivi. Unitevi a chi ritenete il migliore, non accontentatevi delle vie di mezzo.

Per approfondire e ammirare il lavoro di Grimilde ecco la sua pagina ufficiale:

https://www.facebook.com/grimildesmirror

 

Gianluca Falletta

Categories:   Articoli, COSPLAY, Fanstuff

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