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Giordano Bruno e la ruota delle vicissitudini

C’è un omicidio commesso quattro secoli anni fa, di cui sono noti i mandanti e gli esecutori, che ancora grida vendetta. È quello del filosofo Giordano Bruno, arso nel rogo di Campo de’ Fiori, a Roma, il 17 febbraio 1600. A vendicarlo idealmente, con una straordinaria invenzione letteraria, è Anna Maddalena Belcaro nel bel romanzo Giordano Bruno e la ruota delle vicissitudini. Avventure filosofiche (Ianieri edizioni).

Anna Maddalena Belcaro, dirigente scolastica di Spoltore (PE), laureata in Lingue e in Filosofia, già docente all’estero, collabora con la rivista “Scuola e Didattica”. Dopo Effetto Spinoza (Ianieri, 2020) l’autrice torna a raccontare le idee e l’avventura di un geniale pensatore, scrivendo un finale diverso da quello che tutti conosciamo. Il libro valica i confini del romanzo filosofico per inserirsi nel filone della letteratura escatologica.

Sulla cima spianata di una guglia sorge il villaggio di Achedjar, raggiungibile solo da scale impervie a filo di roccia. Una cittadella ispirata alla Città del Sole di Tommaso Campanella, riveduta e corretta, costruita secondo criteri urbanistici di razionalità geometrica, semplicità e bellezza.

Qui vige una sorta di contrappasso: vittime e carnefici, cacciatori e prede possono invertirsi i ruoli. Chi si inerpica fin qui, attraversando il mare e i labirintici sentieri della foresta, lo fa perché cerca e vuole una seconda possibilità, per ridisegnare il corso degli eventi. Della vita precedente, del proprio passato non conserva più alcun ricordo o emozione. Trattiene solo le cognizioni apprese. Tutti gli abitanti sono artigiani e filosofi. La libertà del filosofare è la pietra angolare dell’equilibrio, della pace e della sicurezza che vi regnano. Ad Achedjar convergono, per un singolare incrocio di destini, il Dio Ermes Mercurio (che, dopo il rogo di Campo de’ Fiori, abbandona la Terra), lo stesso Giordano Bruno e gli inquisitori Roberto Bellarmino, Paolo Isaresi e Ippolito Beccaria.

L’arrivo degli inquisitori altera l’equilibrio della comunità e diffonde il virus della verità imposta per fede e dell’intolleranza.

“Le loro credenze avrebbero aggruppato gli uomini su linee definite di comportamento, che non potevano essere messe in discussione. La fede era l’antitesi della prova e del ragionamento. Gli uomini razionali e riflessivi dovevano tornare nell’ombra, o, meglio, essere perseguitati, annientati, fatti scomparire nelle foreste profonde, in modo tale che la Verità e la Giustizia potessero trionfare con le loro regole e la loro supremazia”.

Lo scontro ingaggiato tra il santo inquisitore e il filosofo dell’infinito, sotto gli occhi di Ermes Mercurio, è un déjà vu. Ma stavolta l’esito spiazza il lettore.

Giordano Bruno e la ruota delle vicissitudini è uno stimolante viaggio alla scoperta di un pensatore vigoroso e attuale, che assestò un colpo mortale alla concezione finita dell’universo e inaugurò la lotta del pensiero moderno contro il principio di autorità e la tradizione dogmatica. Considerato il momento storico in cui il volume ha visto la luce, tra restrizioni personali, pensiero unico e demonizzazione acritica del dissenso, le sue parole suonano oggi come una critica e un monito verso la società attuale.

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