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Quando in TV c’era la Filmation…

Miei cari Predatori Del Tempo, per citare il nome di una nota serie animata giapponese della Tastunoko, che siete figli di quegli anni fatti di spensieratezza, consumismo e tanta tanta esagerazione! Quando eravate pischelli/e, e ancora andavate a scuola, quante volte vi è capitato di vedere in TV, all’inizio della sigla di un cartone animato, un logo scandito da rapide inconfondibili note ove appariva la parola Filmation scritta a colori?

Magari a quell’età non ci facevate caso, ma proprio grazie a questo logo, simbolo di una società di produzione TV, siete cresciuti vedendo le sue tante serie. Eh già… quelle belle serie animate, fatte di eroi, eroine e personaggi bizzarri che in quei tempi potevano essere soltanto una striscia di fumetto.In quest’articolo, vorrei proprio raccontarvi un po’ di curiosità e segreti di questa casa di produzione che in USA era considerata il contraltare di Hanna & Barbera, proprio quella che ha lanciato i Flinstones e Scooby Doo. Ed è proprio grazie alla Filmation che molti dei vostri giocattoli e action figures sono riusciti a prendere vita, diventando dei veri amici che hanno allietato i vostri pomeriggi durante l’ora della merenda, magari facendo una pausa durante i compiti. Per conoscerla meglio, dovremo partire dal 1962, quando si chiamava Filmation Associates ed era rappresentata da una semplice scritta bianca con una O che, al suo interno, aveva un faccino con due antennine simpatiche.

Eppure quella scritta semplice, semplice è stata il simbolo di tante avventure dei vostri eroi preferiti: da Tarzan, ai super eroi della Dc Comics come Superman, Batman e Robin, Capitan Marvel, la Justice League, per giungere a Flash Gordon, Zorro, Lassie, Lion Ranger e addirittura, Jerry Lewis! Ricordiamo anche Sport Billy che era un cartone spaziale a tema sportivo che ispirò fumetti e videogiochi e fu adottato dalla FIFA come mascotte del Fair Play per i Mondiali, dato che il suo sport preferito era proprio il calcio. Queste sono solo alcune delle serie che sfornò all’inizio della sua ascesa. Addirittura fecero una riedizione di cartoni anni ’40 come Mighty Mouse ovvero Super Mouse e le gazze Heckle e Jeckle (anche se a me parevano più delle cornacchie), seguita da un papero vampiro casinista chiamato Quackula, e non dimentichiamo, visto il grande successo del telefilm, anche le avventure dell’equipaggio dell’Enterprise di Star Trek composta da 22 episodi, con le voci originali degli attori.

Ma, torniamo al 1962, quando 2 amici, un produttore e doppiatore: Lou Sheimer di origine ebraica, laureato in storia dell’arte assieme all’animatore Harold Sutherland, decisero di unire le loro capacità, visti i loro trascorsi alla Larry Harmon Pictures, dove avevano lavorato sui cartoni di Braccio di Ferro e Bozo, per creare un loro primo studio di animazione di nome “True Line, realizzando così il loro primo lavoro per la Sib Production. Quando quest’ultima fu acquistata dalla Paramount Pictures, nel settembre di quell’anno, alla True Line arrivò un nuovo socio: Norm Prescott, che all’epoca era un semplice DJ radiofonico e la società cambiò nome proprio in Filmation Associates, iniziando a occuparsi di spot pubblicitari per la TV. Lou Sheimer divenne in seguito produttore esecutivo. Se ci pensate, pare la trama di un film: 3 amici-soci che grazie alle loro idee e alla loro squadra di disegnatori e animatori riuscirono a raccontarci storie di intrattenimento, portando sul piccolo schermo personaggi dei fumetti o noti attori del tubo catodico in versione animata.

Perfino Bill Cosby (accantoniamo i suoi recenti fatti di cronaca nera che tutti noi ahimè conosciamo) si rivolse alla Filmation per produrre una serie animata di genere comico-educativo su un personaggio da lui creato, il mitico Albertone, in USA conosciuto come Fat Albert (per via della sua corporatura massiccia) insieme a una banda di amici di colore: i Cosby Kids e che in Italia fu trasmesso nel 1986: era un cartone nato per raccontare l’infanzia dell’attore presso il quartiere di Philadelphia, narrando ogni puntata a suon di tanti Hey Hey Hey (guarda caso Albertone in lingua originale era doppiato proprio da lui).

L’animazione di ogni prodotto della Filmation si riconosce subito. Grande uso del rotoscopio, tecnica all’epoca molto usata, soprattutto dalla Disney e da Ralph Basky: Richiedeva scene girate da attori veri le cui azioni, poi, venivano ricalcate su un piano di disegno, un po’ come si fa con la carta lucida. Vedere certi visi animati con espressività così realistiche faceva una certa impressione (anche se ora, a distanza di anni, si vede che alcuni movimenti dei personaggi non risultano normali, ma abbastanza macchinosi e a volte rallentati). Cospicuo, però, era il risparmio economico delle animazioni. Per fare una battuta, la Filmation è stata proprio una società di animazione a risparmio energetico, anche se a detta di molti era più incentrata sulla quantità che sulla qualità grafica, puntando però su sceneggiature ben scritte. Basta vedere come venivano riutilizzate le stesse azioni per ogni personaggio e poi come, in ogni episodio, venivano riutilizzate le trasformazioni. Gli sfondi erano comunque delle opere d’arte, ed erano il frutto di un grandissimo lavoro in cui i disegnatori posizionavano un foglio di acetato sopra all’illustrazione e usavano il contorno nero per
rimarcare l’immagine di sfondo e questo contribuiva a creare scene davvero memorabili, tanto da essere definiti i pionieri del tridimensionale. Tuttavia, come tutte le società che si rispettano, la Filmation ebbe i suoi passaggi di proprietà: dalla TelePrompTer Company, all’inizio degli anni ’70, per poi passare alla Westinghouse nel 1982 e nell’89 alla L’Oreal! Si proprio il brand noto in tutto il mondo per i prodotti di bellezza. Sarà proprio Louis Sheimer negli anni ’80 a essere la vera anima di questa azienda, anzi io direi il “boss”. Ci ha lasciati nel 2013 ma nel frattempo ha dato tantissimo: ha curato le colonne sonore e prestato la voce a parecchi personaggi, basti citare, ad esempio, il gorilla Grunt dei The Ghost Busters o Orco il mago pasticcione dei Masters. Anche la figlia doppiava… Della serie tutto in famiglia. Può darsi che avranno chiamato a doppiare pure qualche dipendente o l’usciere… chi lo sa…

Quando i toys designer della Mattel, noto marchio di fabbrica dei vostri giocattoli d’infanzia, come Big Jim e Barbie, volevano escogitare un modo per far comprare più giocattoli e action figures ai bambini, si rivolgevano strategicamente proprio alla Filmation, che era diventata la loro ancora di salvezza a livello di vendite. Prima della Mattel, ci fu la Galoob, che in Italia era distribuita dal marchio GIG. All’epoca funzionava cosi, prima usciva il giocattolo e se questo non vendeva a sufficienza allora entrava in gioco la Filmation col relativo cartone, a sistemare tutto, e, aggiungerei, che era una strategia usata moltissimo anche da altri marchi concorrenti come la Hasbro.

Tra i cartoni, inoltre, come non ricordare Blackstar, agli inizi degli anni ’80, una mini serie di 13 puntate, che a mio parere, sembrava una versione primordiale di He-Man e che aveva come protagonista un astronauta terrestre precipitato su un pianeta sconosciuto e diventato una sorta di guerriero a cavallo di un drago volante che combatteva contro Overlord. Entrambi impugnavano una spada stranissima che sembrava più una stalattite che, però, era chiamata spada stellare! Peccato che, riguardo a questa serie, le relative action figures, non comparivano tutte nel cartone animato e, a volte, alcuni personaggi non erano proprio realizzati e somiglianti come nella serie, ma da bambini ci si accontentava. Il momento più florido della Filmation fu il 1985.

Finalmente in TV furono trasmesse le gesta eroiche dei Masters Of The Universe (per il potere di Greyskull!) La Mattel per contrastare la Kenner, reduce del successo della trilogia di Star Wars, voleva che i bambini potessero avere una sorta di potere magico nelle loro mani, anzi nei loro giochi! E così nacquero i Dominatori Dell’Universo, con protagonista il muscoloso e biondo Nino D’Angelo oops… He-Man! Ma a differenza di come erano stati concepiti i personaggi, nel blister, infatti, si trovava anche un mini-comic che raccontava una storia, la Filmation stravolse completamente tutto. Per la Mattel il protagonista doveva essere un barbaro su un lontano pianeta (guarda caso il creatore Marc Taylor si era ispirato a Conan del disegnatore Frank Frazetta) mentre la squadra del nostro Lou, lo rese più fiabesco, ed ecco che fu introdotto il principe Adam, che all’urlo di “a me il potere!”, con la sua spada, diventava l’uomo più potente dell’universo e tramutava una tigre timida dal pelo verde a strisce gialle, nel corazzato Battle Cat. I bambini impazzivano nel vedere quelle battaglie tra giocattoli, simulate nella propria cameretta, impersonando anche le scene più divertenti e comiche, come gli errori di magia di Orco, che prendevano di mira il povero Duncan/Manatarms, o i ‘cazziatoni’ di Skeletor ai suoi scagnozzi.

Rivolgendosi a un pubblico così giovane, ogni puntata veniva raccontata come se fosse una lezione di vita. Alcuni protagonisti (i buoni) invitavano gli spettatori a comportarsi bene. Questo ‘sistema’ venne ripreso anche da altre serie successive. La Mattel voleva dare spazio anche alle bambine e decise di introdurre una He-Man femmina, anzi no She-Woman, ma alla fine si chiamò She-Ra, la principessa del potere ed è cosi’ che usci la mini bambola con vestitino intercambiabile e pettine per pettinarla e per collegarla al principe Adam, la Filmation trovò la soluzione di introdurla come sua sorella Adora. Sfruttando, poi, delle figures menzionate nella serie classica dei Masters, ecco Hordak che, da semplice action figure dalle fattezze vampiresche, diventò proprio il nemico principale di She-Ra, nonché mentore di Skeletor.

La Filmation faceva della comicità o meglio della demenzialità il suo asso nella manica, anche quando prendeva in giro una scuola di super eroi come la Hero Hight. Questa fantacomicità la usò soprattutto in The Ghost Busters, serie che si rifà a un telefilm, sempre della casa, del 1975 che si chiamava The Ghost Busters, con Forrest Tucker e Larry Storch. La serie animata del 1986 aveva invece per protagonisti i figli: Jack ed Eddie, insieme al gorilla Grunt, in originale Travis (nel telefilm era interpretato da Bob Burns!), sempre a caccia di fantasmi, capitanati da Malefix. E per i collezionisti di giocattoli va detto che avere tra le mani il giocattolo della Fanta Buggy, la mitica autovettura parlante del team, distribuita dalla Shaper Toys, è una gran fortuna, perché al giorno d’oggi vale, anche senza scatola originale, un capitale! E ora vi svelo un segreto! E’ grazie a questa serie che nove anni dopo Ivan Raitman poté utilizzare il titolo Ghostbusters (senza spazio) per il suo celebre film, accordandosi con la Filmation, pagando 500 mila dollari e una percentuale sui profitti in cambio dell’uso del nome. La Columbia, per non confondere, decise di sviluppare una serie animata ispirata al film, ribattezzata “The Real Ghostbusters”, per cui nell’86 le due serie debuttarono parallelamente.

Alla fine degli anni ’80, la Mattel ci riprova con la Filmation a fare un altro sodalizio Giocattolo/Cartone, ma questa volta lo scenario spaziale è western steampunk. Nel 1988 debutta infatti “Bravestarr” che sarà l’ultimo lavoro animato di questa azienda. Questa volta non abbiamo un barbaro ma uno sceriffo indiano chiamato Marshall Bravestarr, discendente da un’antica famiglia di nativi americani che può evocare la forza dell’orso, la velocità del puma, l’udito del lupo e la vista del falco e ha come fedele compagno un destriero di nome TrentaTrenta, che, a differenza di Gringer, si trasforma in un cavallo umanoide munito del suo fucile: Sara Jane. Questa serie, seppur di ambientazione diversa, ricorda molto quella dei Masters. I nemici sono abbastanza simili, seppur in versione cowboy. Il ‘villain’ di turno, invece di essere un cattivone col teschio, è uno zombie, e si chiama Tex Hex. Se He-Man aveva Teela come alleata, qui c’è il giudice donna Joy McBride (JB), che ha un debole per Marshall, c’è uno sciamano che ricorda la maga Sourceress del castello di Greyskull, non c’è un inventore come Duncan, ma il barman alieno del Saloon, di nome Handle Bar, poi c’è un vice sceriffo buffo, di una razza autoctona somigliante a talpe, di nome Fuzz che fa pasticci come Orco. Insomma una fotocopia dei Masters in salsa western, con la solita buona morale in ogni puntata, che per la prima volta affrontò temi anche abbastanza seri, come la droga, come avvenne nell’episodio 26 e che purtroppo non ha un lieto fine. Nonostante tutto, questa serie non ottenne il successo sperato, tanto da far ritirare dal mercato alcune figures che dovevano essere proposte, tra cui il giudice donna. Di questa serie di giocattoli furono realizzati solo sette pezzi, con l’aggiunta della diligenza, lo Skull Walker e il Fort Kerium.

Peccato che la Filmation non esista più, ma i tempi cambiano e anche le animazioni, per cui non ci resta altro che tenerci quel tanto che ci hanno lasciato, fatto anche di slogan memorabili, di musiche e sigle che ancora canticchiamo sotto la doccia o ci tornano in mente quando ci capita di trovare in un mercatino anche un solo pupazzo di qualcuna delle serie. Perché diciamolo, va bene Mazinga, va bene Goldrake, Candy Candy, Lady Oscar, le Maghette, i Puffi, ma nella nostra e vostra infanzia la Filmation è stata una compagnia che ha utilizzato personaggi nati quasi sempre per altri media ma che sono diventati i beniamini della vita di tantissimi ragazzini dell’epoca e li ricordiamo e li portiamo nei nostri cuori ancora oggi che bambini non siamo più.

Gianluca Pistoia

tratto da

Raiders of the lost 80s
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