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Il mistero delle Divinità Egizie di Moon Knight

Moon Knight è una serie televisiva americana creata da Jeremy Slater, basata sulla Marvel Comics. Il protagonista Marc Spector (Moon Knight) e Steven Grant (Mr. Knight), due alter-ego di un uomo con disturbo dissociativo dell’identità (DID). Marc Spector è un mercenario coinvolto in un’operazione misteriosa e mortale che coinvolge le divinità egizie.

Steven Grant è un comune impiegato del negozio di souvenir del British Museum di Londra,  Steven si trova di fronte a un grande problema: non sa più distinguere tra la sua vita da sveglio e i suoi sogni. Disturbato da continui blackout di memoria e la visione di una vita che non è la sua. Scoprendo che condivide il suo corpo con il mercenario americano Marc Spector. Moon Knight, si rifà alla serie di fumetti Marvel, con prima apparizione nell’agosto del 1975. La serie, ha debuttato il 30 marzo 2022 su Disney plus ed è andato in onda per sei episodi, concludendosi il 4 maggio.

Ora, è giunto il momento di scostare il velo del misterioso Pantheon egizio celato dietro Moon Knight…

 

AMMIT:

Partiamo con Ammit, nella serie antagonista per eccellenza.

Ammit, Ammet o Ahmait ( ammwt )

” Divoratrice di cuori  o divoratrice della morte”.

Le parti animali che compongono il suo corpo appartengono a (ippopotamo, leone e coccodrillo) tutte specie sacre ma molto temute dagli egiziani. Secondo gli studiosi, si pensa che sulla testa porti una specie di chioma di piume di uccello ma più probabilmente è una criniera di leone.  Ammit è citata nel “Libro dei morti” nelle “Formule dell’uscire al giorno” cap. 125. È presente durante il rito della psicostasia (pesatura del cuore o dell’anima), insieme alle altre divinità che compongono il tribunale di Osiride. Se il cuore del defunto posto sulla bilancia pesa più della piuma Maat (la verità) viene dato in pasto ad Ammit, così da non poter proseguire il suo viaggio nella Duat (il regno dei morti). 

KHONSHU:

I poteri di Moon Knight provengono dal dio della luna Khonshu, che ha impregnato Marc Spector con un frammento del suo potere.

  il Dio nella sua forma umana

Chonsu, Khensu, Khons, Chons o Khonshu; Copto: Ϣⲟⲛⲥ, romanizzato: Shons.

  “viaggiatore “

Il suo nome significa “viaggiatore”, riferendosi al viaggio notturno della Luna attraverso il cielo. Affiancato dal dio scriba Thoth. Khonshu fu determinante nella creazione di nuova vita in tutte le creature viventi.

A Tebe era parte della “Triade Tebana” con Mut come madre e Amon suo padre.

Il nome di Khonshu riflette il fatto che la Luna (indicata come Iah in egiziano) viaggia attraverso il cielo notturno. Ecco perché il suo nome significa “viaggiatore”, e aveva anche i titoli di “Esploratore e Difensore”, poiché si pensava che vegliasse su coloro che viaggiavano di notte. Come dio della luna, Khonshu è stato invocato per proteggersi dagli animali selvatici e per aiutare con la guarigione. Si diceva che quando il dio faceva brillare la falce di luna, le donne concepivano e il bestiame diventava fertile. Nell’arte, Khonsu è raffigurato come una mummia con il simbolo dell’infanzia (testa rasata e ciocca di capelli pendente da un lato), con la collana menat (nome della dea Hathor, dea vacca simbolo di amore e fertilità). A volte viene mostrato con indosso una testa di aquila o di falco come il dio Horus, con il quale è associato come protettore e guaritore, adornato con il disco solare e la luna crescente.  Khonsu è menzionato nei Testi delle Piramidi e nei Testi delle Bare, in cui è raffigurato in un aspetto feroce, la sua figura diventa di massimo spessore durante il Nuovo Regno, quando viene descritto come il “Più Grande Dio dei Grandi Dei”. 

La reputazione di Khonshu come guaritore si diffuse anche al di fuori dell’Egitto. I luoghi del culto del dio erano ubicati presso Memphis, Hibis ed Edfu.

TAWARET:

Taweret (anche Taurt, Tuat, Ta-weret,, Twert e Taueret, e in greco, Θουέρις – Thouéris, Thoeris, Taouris e Toeris )

“ colei che è grande “

Dea egizia protettrice del parto e della fertilità. Viene raffigurata come un ippopotamo femmina bipede con attributi felini, seni femminili penduli, gli arti e le zampe di un leone e la schiena e la coda di coccodrillo. Porta gli epiteti di “Signora del Cielo”, “Padrona dell’Orizzonte”, “Padrona dell’acqua pura“.                                                                                                                               

Le prove archeologiche dimostrano che gli ippopotami abitavano il Nilo ben prima dell’alba del primo periodo dinastico (prima del 3000 a.C). Il comportamento violento e aggressivo di queste creature portò gli antichi egizi sia a perseguitarle che a venerarle. Gli ippopotami maschi erano visti come la rappresentazione del caos, mentre le femmine erano venerate come manifestazione di divinità apotropaiche, poiché proteggevano i loro piccoli dal male. 

Dalla sua concezione ideologica, Taweret era connessa ad altre dee ippopotame: Ipet, Reret e Hedjet. Alcuni studiosi interpretano persino queste dee come aspetti della stessa divinità, considerando il loro ruolo universalmente condiviso come dee domestiche protettive.  Il culto di Taweret si diffuse anche al di fuori dell’Egitto. Nel Medio Regno (c. 2055-1650 a.C), il contatto economico e politico con le culture asiatiche ha portato lo scambio di usi e costumi. Gli oggetti rituali che portavano l’immagine di Taweret erano molto diffuse nelle famiglie egiziane.  I vasi a forma che prenevano la forma della Dea divennero popolari nel Nuovo Regno (c. 1550-1069 a.C). Purificavano il liquido che veniva versato, poiché Taweret era considerata “Lei dell’Acqua Pura”. Spesso questi vasi avevano aperture attraverso i capezzoli, sottolineando gli aspetti materni e fertilità di Taweret. Il culto di Taweret fu adottato nelle religioni levantine, svolgendo lo stesso ruolo di maternità e fertilità anche in questi nuovi pantheon.  Tramite i contatti tra le città costiere levantine e le località mediterranee, Taweret divenne anche parte integrante della religione minoica a Creta. C’è anche una connessione con la dea fenicia connessa alla gravidanza.

Dea gravida di stampo fenicio 

In Conclusione

Le divinità sopracitate, sono quelle che hanno predominato la scena nella prima stagione di Moon knight. Ci sarebbe molto altro da dire, l’argomentazione però rischierebbe di diventare di stampo troppo accademico, cancellando la freschezza che volevo dare a questo articolo. Credo che queste nozioni base e qualche “chicca” aggiunta qui e lì potrebbero attirare maggiormente l’interesse per coloro che sono affascinati dal misterioso mondo dell’antico Egitto e per chi muove i suoi primissimi passi in materia. 

Nonostante il mio partire prevenuta e il mio status fortemente polemico quando vengono sviluppati film, serie tv ecc… in materia. Devo ammettere che con Moon knight, salvo qualche particolare che andrebbe un attimo rivisto, (di questo potrei parlarne in un prossimo articolo) hanno tirato fuori un buon lavoro. Una storia che si proietta totalmente fuori dagli schemi di quello che è l’universo Marvel, In particolar modo la presenza di momenti di forte tensione psicologica, soprattutto quando il corpo non è più capace di governare la mente (ciò che distingue davvero il personaggio di Moon Knight da qualsiasi altro eroe Marvel è la sua condizione psicologica) a momenti di azione e adrenalina. La trama non è mai banale, è scorrevole, segue sempre un certo  filo logico e il cast funziona perfettamente. Sembra proprio una serie dall’ottimo potenziale.

Bibliografia:

  • Dodson, Aidan & Hilton, Dyan, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson, 2004.
  • Hart, George, A Dictionary of Egyptian Gods and Goddesses, Routledge, 1986,
  • Tosi, Mario, Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto, 2 voll., Ananke, 2004-2006.
  • Wilkinson, Richard H., The Complete Gods and Goddesses of Ancient Egypt, Thames & Hudson, 2003,

Sitografia:

 

 

Chiara Vantaggio

Chiara Vantaggio

Chiara Vantaggio, Archeologa, ha conseguito la laurea triennale in Scienze storico e archeologiche del mondo classico e orientale presso l’Università Sapienza di Roma. Attualmente sta terminando la Magistrale presso l’Orientale di Napoli. Nel corso dei suoi studi accademici, ha avuto la possibilità di fare numerosi viaggi studio e scavi archeologici in Egitto, Nicaragua e Messico, luoghi bellissimi dalla cultura affascinante e millenaria. Grazie a queste formative esperienze di vita, Chiara ha avuto modo di entrare a contatto diretto con i loro usi e costumi. Questo le ha consentito di appassionarsi sempre più non solo all’aspetto Archeologico ma anche a quello Antropologico. Chiara pensa che l’interazione e l’approccio stretto tra culture è molto importante per comprendere a pieno lo stile di vita, il pensiero, la lingua, la scrittura e tutto quello che concerne lo sviluppo di una determinata civiltà.

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