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Disney, il grande successo e gli ultimi anni

oggi

Continua il nostro speciale su Walt Disney, e dopo aver parlato della sua “nascita creativa“, il consolidamento dei Walt Disney Studios, e il suo più grande progetto (Disneyland), ora vi racconteremo il finale di questa splendida storia.

Era passato un decennio dallo straordinario evento di “Steamboat Willie”, i cartoni parlanti e quelli a colori non stupivano più da un pezzo. Chi segue Disney sa che la sua longevità è data da tecnica e qualità del prodotto. Disney amava però arrivare prima degli altri e di conseguenza inventare cose nuove.  Nonostante gli studi continuino a produrre cortometraggi a un ritmo forsennato, i guadagni sono appena soddisfacenti e non producono veri e propri utili. Walt decide allora di produrre un lungometraggio ispirandosi a un film muto visto da bambino: “Biancaneve”, con Maguerite Clark, siamo nel 1934 (la prossima settimana uno speciale di Satyrnet sul primo lungometraggio Disney).

Il primo lungometraggio d’animazione fu un enorme successo, mentre il secondo, “Pinocchio”, nonostante avesse tutte le carte per esserlo, non ebbe successo. Ancora una volta Walt, che voleva che questo lungometraggio dovesse essere straordinario, mise i costi in secondo piano, questa fu di fatto la pellicola più costosa della storia. Durante la produzione si contava, ovviamente, su una distribuzione su scala mondiale, ma l’uscita nel Febbraio 1940 la rese impossibile. Il mondo era in guerra e la gente aveva altro a cui pensare. Il 13 Novembre 1940 uscì anche “Fantasia” e fu il disastro totale! Tutto ciò che a Disney pareva geniale non piacque nè al pubblico nè alla critica. A questo punto ricordiamo che la produzione di un cartoon ha dei costi altissimi e anche quando i cinema si riempiono di gente, ci vuole tempo per rientrare dei costi. “Fantasia” ha un mare di effetti speciali, un’orchestra sinfonica, un migliaio di persone che ci hanno lavorato, dunque uno sproposito in termini economici. In più Disney aveva voluto e ottenuto dai suoi tecnici (Ub in testa) un innovativo sistema sonoro. Ragazzi, hanno inventato il suono stereofonico! Gran cosa, ma chi se ne sarebbe accorto se le sale non erano attrezzate? Walt cercò degli accordi per le installazioni, ma alla fine le spese furono tutte a carico della Walt Disney Production, il che aumentò il deficit. Questo avveniva mentre i dipendenti erano irrequieti. Che momenti. Il tempo avrebbe dato ragione a Walt, il suo folle progetto di unire immagini e musica in un concerto creò dapprima uno dei momenti più difficili della storia Disney, poi uno dei suoi capolavori assoluti. Disney precorreva i tempi.

Lo straordinario lavoro degli artisti che crearono “Biancaneve”, “Fantasia” e tutti i prodotti della “Factory” di Walt era uno dei vanti dell’azienda, ma spariva sotto la sigla “Walt Disney Presents” all’inizio dei film. Lo stipendio di un animatore, di un inchiostratore o di chiunque desse un contributo alla nascita di una pellicola era molto basso. Questo era motivo di discussioni all’interno degli Studios. Le voci che arrivavano all’orecchio di Disney non erano ascoltate. Secondo lui tutto andava bene così come era. Successe però che le voci si coalizzarono, cominciarono ad avere dei volti, dei nomi. I sindacati entrarono nel regno di Walt trovando terreno fertile. Dopo anni di parole si passava ai fatti. Si era giunti alla guerra, iniziando con azioni di disturbo alla prima di “Pinocchio” e ancora di più a quella di “Fantasia”. Il 28 Maggio 1941 la Disney affrontò lo sciopero che avrebbe cambiato la sua storia e, secondo alcuni, quella dell’animazione in genere. Furono giorni bui. Disney perse più volte la calma in pubblico. Davanti ai cancelli degli Studi di Burbank c’erano centinaia di persone con i picchetti, molte più di quelle che lavoravano per Walt. La faccenda era grossa. Gli scioperanti chiedevano cose legittime come la presenza ufficiale e libera di un sindacato nell’azienda, aumenti salariali, riconoscimenti per il lavoro, impossibilità di licenziare a piacimento, etc… Walt riteneva che i dipendenti fossero una vera e propria famiglia. Allora perché lasciare che una famiglia fosse regolata dall’esterno? Quindi di sindacati neanche a parlarne, e senza sindacati tutto il resto non esisteva. Non se ne veniva a capo. Alla fine, grazie a Roy Disney, lo Studio cedette e lasciò da parte le sue posizioni più dure, scendendo a patti con gli scioperanti. Walt era stato diplomaticamente allontanato dalla California e quindi non potè opporsi alla firma di Roy. Il 9 Settembre lo sciopero finì. Walt era profondamente deluso e amareggiato per la “perdita” dello Studio. Secondo alcuni critici non raggiunse più le vette artistiche di “Biancaneve”, “Pinocchio” e “Fantasia”.

Nel 1940 Disney era diventato informatore ufficiale dell’FBI. Conosceva da anni J. Edgar Hoover che la dirigeva e quell’anno strinse con lui un accordo. Si dice che questa fu un’arma con cui Disney si vendicò degli scioperanti. Si era aperta la guerra ai comunisti e l’accusa di un informatore ufficiale poteva stroncare una carriera. Fu davvero così? O è una voce di chi non amava Disney? Mistero!A un anno da dimenticare sul piano lavorativo, Walt dovette aggiungere anche un lutto: nel 1941 suo padre venne a mancare mentre lui era lontano.

“Pinocchio” non rientrò delle spese, “Fantasia” meno che mai, in più lo sciopero e il lutto familiare. Povero grande Walt Disney.Negli anni a seguire la vita artistica e privata di Walter Elias Disney si assestò. Negli anni quaranta si produssero diversi classici e anche qualche semi-sconosciuto film d’animazione di lunga durata. Se “I Racconti Dello Zio Tom” è splendido, “Musica Maestro” e “Lo Scrigno Delle Sette Perle” sono prodotti piuttosto ordinari. “Bambi” è un capolavoro, ma ci sono voluti anni prima che iniziasse a guadagnare qualcosa.Alcuni prodotti furono dettati dalle circostanze. Era in atto la seconda guerra mondiale quando il governo americano chiese a Walt di realizzare qualcosa volto a cercare simpatie nell’America del Sud (offrendosi di pagarne i costi); è la genesi di “Saludos Amigos” e “I Tre Caballeros”. Ma il più grande e rivitalizzante successo dai tempi di “Biancaneve” arrivò nel 1950 con “Cenerentola”. Un’altra favola classica, ancora tanta musica splendida. Un film ispirato. Il 1950 è anche l’anno di una svolta importante, dato che esce “L’Isola del Tesoro” il primo film interamente girato dal vivo, senza nessuna sequenza in animazione. Una pazzia! Ma di nuovo ebbe ragione lui.

“Alice nel Paese Delle Meraviglie” e “Peter Pan” ebbero un riscontro limitato (in relazione ai costi). Così anche “Lilli e il Vagabondo” che uscì nel 1955, un anno fondamentale nella storia della Disney non solo per questo film, infatti il 17 Luglio 1955 prese vita un altro dei cosiddetti deliranti sogni di Walt: fin da quando le sue figlie erano bambine e lui le accompagnava nei parchi, Walt iniziò ad immaginare un luogo dove i bambini potessero giocare, i grandi tornare bambini, dove tutto fosse pulito e perfetto. Tutto questo era già nei suoi film, ma non era possibile creare un posto così? Negli anni ’50 Disney cedette alle lusinghe della TV, che aveva sempre respinto, per finanziare quell’idea.

Si mise di nuovo contro tutto e tutti per rischiare di buttare tutto all’aria. Roy non voleva, le banche non volevano. Ma lui voleva e niente poteva fermarlo. Nel 1955 aprì finalmente “Disneyland” ad Anaheim in California. [leggi l’articolo su Satyrnet]

Il 1959 è l’anno de “La Bella Addormentata nel Bosco”, un insieme di elementi classici quali re, regine, principi, principesse, fate, streghe e draghi, arricchiti da uno dei personaggi cattivi più affascinanti di tutta la storia Disney, un’entusiasmante sequenza finale, animazioni ormai perfette, ottimi momenti musicali tratti dichiaratamente da Tchaikowsky. Il più fiabesco dei film Disney fu….. un fiasco totale!!! La strada percorsa è quella di “Fantasia”: un film costosissimo e poca gente interessata a vederlo. Se mi si concede un parere personalissimo….. ROBA DA MATTI!!! “La Bella Addormentata” è il mio classico preferito non ci trovo nulla che sia meno che splendido. Credo che sia un altro film uscito troppo presto. Lo dimostra il fatto che oggi è uno dei prodotti Disney più celebrati..

Col flop (incredibile) de “La Bella Addormentata” siamo arrivati agli anni sessanta. Disney ormai non seguiva più con troppa attenzione le produzioni animate, gli interessava di più occuparsi di Disneyland dato che non era mai terminata. Un film non si può toccare una volta uscito nelle sale, un parco, invece si lascia continuamente modificare, si possono aggiungere o togliere attrazioni in ogni momento. In questi anni Walt è finalmente ricco. Lui non aveva mai cercato la ricchezza, ma una oculata gestione dei guadagni del parco si tramutò in denaro sonante. L’azienda era libera dalle banche per la prima volta da anni.

“La Carica dei 101” e “La Spada Nella Roccia” erano a detta di Walt solo abbozzi, i disegni erano troppo semplici, ma uscirono così. E piacquero. Walt sentiva il bisogno di dimostrare a chi aveva seguito i film degli esordi che lui era ancora Walt Disney, sentiva il bisogno di creare qualcosa che conquistasse le nuove generazioni. Sentiva il bisogno di dimostrare a sé stesso chi era. A quel tempo era in corso una lunga trattativa con Pamela Lyndon Travers, autrice di una serie di libri per l’infanzia con protagonista una tata volante…

Walt Disney si recò di persona dalla Travers per sbloccare le trattative. Ci riuscì. Questo successo lo rivitalizzò facendolo tornare quello di un tempo. Walt tornò a dirigere tutti gli stadi produttivi con un entusiasmo che non provava da anni. Mise parola sulla sceneggiatura, sul cast, sulle musiche, persino sugli arredamenti che sarebbero apparsi nel film. Stava nascendo “Mary Poppins”, una cartolina del mondo di Walt.
Fu Walt stesso a pretendere che la magica governante avesse il volto di Julie Andrews. La Andrews in un primo momento rifiutò preferendo il ruolo di Eliza Dolittle in “My Fair Lady”. Il caso volle che quella parte venisse invece affidata, a sorpresa, a Audrey Hepburn. Julie Andrews divenne allora Mary Poppins.

Secondo alcuni, in questo film c’è tanto di Disney, delle sue emozioni, dei suoi ricordi. Ma quello che interessa al pubblico dei fan di Walt è che “Mary Poppins” fu non solo un grande successo, ma il più grande successo che la Disney avesse mai conosciuto. Tutto quello che Disney intendeva dimostrare con questo film, lo dimostrò. Era sempre lui, era sempre grande.

“Mary Poppins” uscì il 28 Ottobre 1964. L’anno seguente si mise in produzione un film d’animazione tratto dal romanzo di Rudyard Kipling “Il Libro della Giungla”. Disney non lo seguì granchè, di nuovo tornò a pensare che il suo Studio, ormai, camminava da solo. Tornò all’idea dei parchi a tema pensando di crearne un secondo ad Orlando in Florida e ne pose in effetti le basi, ma il tempo stringeva. Purtroppo.

Nel 1965 si cominciò a lavorare al “Libro della Giungla” e al parco di “Walt Disney World”. Disney presenziava ancora con piacere alle cerimonie che si organizzavano in suo onore, ma ormai erano per lui una fatica enorme. Il fisico era debilitato. Nel 1966 una serie di esami rivelò la presenza di noduli nei polmoni. Il 7 Novembre Walt Disney venne ricoverato al Saint Joseph Hospital, che si trova proprio davanti ai suoi Studios. Gli venne asportato un polmone. Non si poteva fare di più.

Walt tornò a casa, ma a fine mese un grave malore lo riportò in ospedale. Dalla sua stanza poteva vedere gli edifici della “Walt Disney Production”, il centro del suo impero. Roy Disney aveva dato disposizioni perché si lasciassero le luci accese di notte, così che Walt vedesse il simbolo di tutta la sua vita. Si fece così anche la sera del 14 Dicembre. La mattina del 15 Dicembre 1966, un collasso cardiocircolatorio pose fine alle sofferenze e ai sogni di Walter Elias Disney Junior, in arte Walt Disney.In tutto il mondo si diede grande risonanza alla notizia. Si ricorda spesso il commento del governatore della California, il futuro presidente Ronald Reagan: “Da oggi il mondo è più povero”.

L’animazione tradizionale a mano, con cui Walt Disney ha costruito il successo della sua società, non è più praticata negli studi di Walt Disney Feature Animation. Dopo un periodo di lungometraggi animati tradizionali deludenti dal punto di vista finanziario alla fine degli anni Novanta, all’inizio del nuovo millennio sono stati chiusi i due studi satelliti a Parigi e a Orlando e gli studi di Burbank sono stati convertiti in uno studio di animazione di ultima generazione. Nel 2004, la Disney ha prodotto il proprio ultimo film lungometraggio con animazione tradizionale: “Mucche alla riscossa”. Gli studi DisneyToon in Australia continuarono a produrre film a basso costo con animazione tradizionale, soprattutto i seguiti dei vecchi successi; nonostante ciò sono stati chiusi alla fine del 2006. A partire dal 2009 tuttavia, la Walt Disney ha annunciato l’intenzione di riproporre nei cinema i vecchi film in animazione tradizionale, portando avanti comunque i progetti di animazione computerizzata, indipendenti dalla Pixar.

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