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Disney: Innovazione a 360°

La Disney è un’azienda a tutto tondo, con tante sfaccettature, proprio come il padre fondatore da cui prende il nome: Walter Elias Disney.  Egli è stato infatti regista, produttore, doppiatore e animatore di cinema d’animazione, sceneggiatore e autore di fumetti.
Pioniere dell’arte e della tecnica è stato lui a rendere la Disney un’azienda innovativa, al passo con i tempi (spesso anche un passo avanti); amava arrivare prima degli altri, inventare cose nuove, cercava sempre l’ultimo ritrovato della tecnica. Steamboat Willie, cartone del 1928 in cui fa la sua prima apparizione Mickey Mouse, ne è un chiaro esempio: si tratta infatti del primo cartone animato in cui il sonoro è sincronizzato con i disegni grazie all’uso del Cinephone (un sistema di sincronizzazione ottenuto di contrabbando). Questo corto animato fu un grande successo, creò un nuovo affascinante mondo mosso a tempo di musica e sconvolse l’industria del cinema: fino ad allora il commento sonoro era sempre stato affidato ad un pianista che nel buio della sala improvvisava l’accompagnamento musicale dei film.

Al sonoro e all’animazione totale di tutte le parti del corpo del personaggio, segue l’introduzione del colore in Flowers and Trees (1932) grazie al nuovissimo procedimento Technicolor che permette di usare tutto lo spettro dell’arcobaleno e cinque anni più tardi poi la Disney, compie il grande salto dal corto e mediometraggio al lungometraggio con la realizzazione e l’uscita nelle sale di Biancaneve e i sette nani. La preparazione di Snow White and the seven draft (questo è il titolo originale) dura tre anni; si lavora per l’animazione realistica degli esseri umani e l’animazione di personaggi distinti, si studiano effetti speciali per rappresentare pioggia, lampi, acqua, riflessi.. molte tecniche sviluppate o migliorate per il film con il tempo diventarono standard, come la progettazione, da parte di uno dei tecnici Disney (Bill Garity), di una particolare cinepresa a piani multipli per dare un vero effetto di profondità ai cartoni animati: la multiplane camera. L’utilizzo della multiplane camera è fondamentale anche in “Pinocchio” (il secondo lungometraggio Disney); sensazionale, qui, è una delle sequenze di apertura dove l’immagine si sposta dalla stanza di Geppetto fino alla stella per poi mostrare una panoramica del villaggio.

Dopo la voce, il colore, il perfezionamento dei metodi di ripresa con un banco a più livelli e il passaggio al lungometraggio, fu la volta del suono stereofonico giudicato dallo stesso Walt più coinvolgente. Nel 1940, con Fantasia, gli Studios presentarono, oltre ad un lungometraggio che aveva l’ambizioso obiettivo di diffondere la conoscenza della musica classica e portare i prodotti di animazione ad un livello “alto”, il Fantasound: il primo suono stereofonico della storia del cinema (la Disney stessa dovette quindi provvedere ad attrezzare le sale cinematografiche che proiettavano Fantasia). Per sopperire a pesanti problemi finanziari nel 1944 la Disney fece uscire di nuovo e con successo nelle sale Biancaneve e i sette nani inaugurando in questo modo la tradizione delle riedizioni, ogni sette anni, dei film Disney negli Stati Uniti; un sistema questo che le grandi major hollywoodiane non adottavano, non volevano infatti che i loro divi si scontrassero con loro stessi in pellicole di anni precedenti e non mettevano quindi i film nelle sale più di una volta.

Negli anni Cinquanta, gli Studios, iniziano a seguire direzioni diverse ma sempre all’insegna dell’innovazione: vengono prodotti film di avventura recitati da personaggi in carne e ossa, viene fatto il primo film di animazione interamente realizzato con la tecnica della live action (L’isola del Tesoro) e ci sono film in tecnica mista in cui cartoni animati e attori veri si mescolano o si alternano.

Nei lungometraggi disegnati le novità però non sono finite e con La Bella addormentata nel bosco viene immesso l’uso del formato Technirama, un sistema di ripresa su negativo gigante che riproduce sugli schermi un’immagine superiore in dimensioni ad ogni altro cartoon oltre che a molti film live action ed è il primo film di animazione girato impiegando questa tecnica. Questo film è stato il risultato di una delle produzioni più costose della Disney (ben sei milioni di dollari), ogni fase del lavoro artistico e tecnico è stata rimodernata: Walt voleva che i personaggi fossero rappresentati nel modo più reale possibile e i disegnatori si ispirarono a modelli reali per riprodurre più fedelmente l’espressività dei personaggi e l’anatomia del movimento. Il lungometraggio è una innovazione sia nella tecnica che nell’arte e offre anche delle preziose gemme musicali, come l’adattamento del Balletto della bella addormentata di Tchaikowsky all’azione delle figure e alle scene degli storyboard (procedimento insolito questo visto che normalmente si procedeva in modo inverso: erano i disegni ad essere adattati alla musica).

Alla produzione cinematografica, che gli valse una trentina di Oscar, Disney riuscì ad affiancare con grande abilità una serie di attività altrettanto fortunate: la produzione di gadget con i personaggi più amati, la costituzione di fan club, fumetti che ospitano i suoi personaggi trasformandoli in eroi distribuiti con successo in tutto il mondo e l’ingresso nel mondo della televisione. I Walt Disney Studios infatti sono stati tra i primi a sfruttare al meglio quello che allora era un nuovo media, la televisione, producendo la prima trasmissione, One Hour Wonderland, nel 1950 e dando poi più tardi il via alla serie Mickey Mouse Club e alla serie televisiva Disneyland. In quest’ultima venivano mostrati spezzoni delle produzioni Disney precedenti, veniva fatto fare il giro degli Studios e si mostravano ambientazioni del parco Disneyland in costruzione ad Anaheim in California; il tutto per far prendere al pubblico familiarità con il parco e anche per finanziarlo: la serie era trasmessa sul network televisivo ABC con cui Disney stipulò un accordo per il finanziamento del suo parco a tema.

Walt Disney è stato quindi il primo produttore capace di servirsi del mezzo televisivo per pubblicizzare il suo futuro parco, che Walt pensa e progetta come luogo in cui i suoi dipendenti possano passare del tempo con i propri figli. Egli pensa ad un posto ideale nel quale ogni membro della famiglia, senza distinzioni, possa divertirsi ed uscire dalla monotonia della vita quotidiana lasciandosi trasportare dalla fantasia; si dimostra quindi ancora una volta pioniere nel concepire in questo caso un nuovo modello di parco e di centro ricreativo inteso in misura più ampia rispetto al tradizionale Luna Park: l’idea è quella di creare una specie di resort, ovvero un immenso luogo di soggiorno, basato su molteplici possibilità di divertimento, alberghiere e di ristorazione differenziate fra loro, permettendo in questo modo il pieno isolamento del visitatore dalla vita reale che trova quindi concentrata in un’unica area la soddisfazione di ogni sua necessità o desiderio. Disneyland, inaugurato in diretta televisiva sul network ABC nel 1955, rappresenta dunque il primo parco per divertimenti che sia mai stato realizzato con lo scopo di intrattenere e istruire tutta la famiglia; con la sua apertura diede inizio ad una nuova era nel settore dell’amusement inteso come turismo, creando il concetto di Parco a Tema.

Disneyland riscosse grande successo e Disney continuò, come era nei suoi progetti fin dall’inizio, a lavorare per la costruzione di altri parchi di divertimento sparsi in tutto il mondo, Disneyworld in primis (quello che venne definito il progetto Florida), avvalendosi dell’aiuto dei suoi Immagineers (ingegneri dell’immaginazione) che diventarono poi con il tempo il fulcro dell’attività della Walt Disney Company occupandosi non soltanto della progettazione dei parchi e delle attrazioni, ma anche dei nuovi personaggi, dei gadget e dei Disney Store.

Dopo la morte nel 1966 di Walt Disney infatti l’azienda continuò il suo percorso, anzi i suoi percorsi: le attività si moltiplicarono e si differenziarono sempre di più, la Disney si promuoveva incessantemente con tutti i mezzi in tutto il mondo, inaugurando il merchandising. Negli anni ’80 viene creata una divisione home video, viene annunciato il progetto per una rete via cavo che inizierà a trasmettere nell’83 e si iniziano a produrre cartoni animati per la Tv (nascono prodotti originali come I Gummi e I Wuzzles). Nei lungometraggi, sul piano tecnico, si riprende la via cara a Walt, ovvero la caccia all’ultimo ritrovato che porta all’incontro tra animazione tradizionale e computerizzata in Basil L’investigatopo; queste sperimentazioni continuano con La Sirenetta e La Bella e la Bestia, fino ad arrivare ad un prodotto di animazione interamente realizzato al computer nel 1995: Toy Story. Primo prodotto di Disney con la Pixar, questo lungometraggio, apre una nuova frontiera dell’animazione, si tratta del primo infatti che sfrutta un calcolatore elettronico come strumento di gestione e ripresa del movimento ed è diventato il capostipite di un intero filone. Vi seguirono A Bug’s Life, Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo, Gli Incredibili, fino ad arrivare a Chicken Little, il primo film digitale prodotto direttamente dalla Disney.
Questo incontro tra matite e pixel, tra animazione tradizionale e computerizzata è forse una tra le maggiori innovazioni nel mondo dei disegni animati e anche in questo caso il merito va alla Disney che ha diffuso, non inventato, la computer animation integrale. La Disney quindi ha sempre aperto nuove strade che altri poi hanno potuto seguire e continua ancora oggi a fare scuola con iniziative sempre nuove, che spaziano in campi differenti, in qualche caso anche azzardate ma che il più delle volte si rivelano azzeccate come l’accordo con Fastweb per il corso di inglese per bambini sulla Tv digitale, la produzione con la Ariete di elettrodomestici con le forme dei personaggi Disney per portare il divertimento anche in cucina, l’accordo con Memcorp e Motorola per produrre oggetti elettronici caratterizzati dall’effige dei propri personaggi simbolo. Caso esemplare tra tutti però è il matrimonio con iTunes, il negozio online di Apple, per vendere film Disney, che criticato da molti si è rivelato un successo, successo che attira ora altri studios che vogliono seguire le orme Disney. La Disney continua dunque a precorrere i tempi e ad essere centro catalizzatore di innovazione come d’altronde è sua abitudine fin dagli inizi.

Redazione

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