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Miti e Leggende

Halloween

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La notte delle Streghe, il 31 Ottobre, si festeggia "Halloween", un'antica festa popolare pre-cristiana riscoperta e resa universale dallo spirito del consumismo americano ma che trova le sue radici più antiche nelle leggende del vecchio continente.

 

 Si basa probabilmente sulle feste del "capodanno" tribale nord europeo, ovvero nel periodo che va dalla transumanza primaverile per il bestiame a quello del riposo invernale per i pastori e si festeggiava in Maggio. Ray Bradbury ci racconta che nella seconda metà del 2000 a.c. i Celti festeggiavano la fine dell'estate con una festa chiamata Samhain in cui si svolgeva un rituale con il fuoco nel quale tutti i focolari domestici dovevano essere spenti e riaccesi nel grande falò comune della comunità curato dai Druidi nelle colline di Tara.

Il rituale poneva i festeggiamenti in una sorta di periodo atemporale, un passaggio tra le mansioni estive e quelle invernali negli uomini, che gli sciamani facevano coincidere con una sorta di collegamento tra il mondo dei viventi e quello dei morti (Tir na n'Og), un rito che dissipava nei celti ogni paura della morte anzi riavvicinava la popolazione ai loro estinti che addirittura preparavano banchetti a base di dolci per i loro morti. In questi festeggiamenti, come in molti altri della tradizione "pagana", la donna aveva un ruolo importantissimo, probabilmente superiore a quello degli uomini. Un ruolo rituale magico che potrebbe essere associato al mito delle streghe.

Pur non temendo il ritorno dei propri morti, i Celti avevano timore di spiriti e folletti, proprio nella notte di Samhain, si credeva che questi magici esseri, sprezzando la gioia degli umani per il nuovo anno, usassero tirare brutti scherzi agli uomini. Per esorcizzare tale timore gli stessi uomini, probabilmente, inventarono il noto gioco dei bambini di travestirsi da mostri per visitare le 13 case recitando la nota formula "dolcetto o scherzetto".

 

La festa di Samhain fù sotto la dominazione Romana della Britannia, inclusa nei festeggiamenti sacri imperiali (come era uso dall'Egitto fino ai limiti più ad est di Roma) e associata alla festa di Pomona anche per ridurre l'influenza politica che i druidi avevano sulla popolazione locale.
 

Anche i Cristiani, come i loro predecessori latini, hanno tenta in un primo momento di includere le festività preesistenti inserendoli nel loro messaggio evangelico.

Nel 610 il Papa Bonifacio IV prima e Papa Greorio III dopo, istituirono la festa di Ognissanti e collocandola in un primo tempo proprio nel periodo del Samhain e dopo l'unione con la festa dei Morti, spostandole entrambe a fine ottobre. Le popolazioni pagane incamerarono ben presto, anche grazie ad una "fervente" evangelizzazione di Roma, tale nuova consuetudine e già qualche secolo dopo non vi era più traccia delle vecchie tradizioni. La caccia alle streghe del 1600 cancellò ogni forma di memoria dei culti precristiani.

 

In tempi molto più recenti, la festa di Halloween è ricomparsa in maniera evidente negli Stati Uniti come retaggio degli immigrati irlandesi al di là dell'Oceano: probabilmente a delineare il rito moderno della festa sono stati tutti i contributi etnici che si sono riversati nel suolo americano negli ultimi secoli, delineando una festa del tutto nuova e infine diversa dalla tradizione celtica.

Lo spirito puramente consumistico americano fece il resto: già all'inizio del secolo scorso (anzi sarebbe ormai meglio dire di due secoli fa) fu associato al rito dei morti anche il fascino dell'organizzazione mondana di eventi e, come per il Natale, venne creato un vero e proprio piano di marketing universale per dissacrare il rito e donare al mondo costumi, colori, festoni e dolciumi. Dal 1910 in avanti nacque dunque una vera e propria industria dedicata allo svago e al divertimento per la notte di Halloween che non solo ha retto perfettamente fino ad oggi ma che ha raggiunto ormai un carattere globale. Piano piano dunque, tutte i ricordi del fuoco, dei festeggiamenti dei morti, delle donne "streghe" e dei riti celtici, vennero colorate, imbustate e vendute al mondo per l'ennesimo tentativo americano di imposizione morale e commerciale sul resto del mondo.


Jack o' lantern

Perchè la Zucca con un lume dentro?

Si racconta che in Irlanda viveva un giovane dissoluto dedito alle scommesse, Jack-o'-lantern. Un notte il Diavolo in persona fece visita al giovane per tentarlo. Il sagace irlandese però convinse Satana ad una scommessa. Se il demone fosse riuscito a salire e ridiscendere da un grosso albero, l'anima di Jack sarebbe stata sua. Il Diavolo balzò facilmente in cima al grosso tronco ma non si accorse che Jack aveva intanto inciso sulla corteccia in modo che fosse impossibile al demone di ridiscendere. Il giovane pose al maligno la sua condizione, non voleva essere più tentato dalla malvagità del diavolo ma vivere una vita "libera" come più gli piaceva. Satana, conoscendo l'indole del giovane accettò il ricatto.

Quandò Jack morì, dopo una vita "libera" dalle tentazioni demoniache ma comunque piena di quelle degli uomini, andò davanti a San Pietro per accedere in Paradiso. Ma per le sue malefatte gli fu ovviamente negato l'accesso alle sante porte. Jack turbato andò allora da Satana, ma anche il demone gli negò l'accesso agli Inferi come contropartita del suo scherzo. A Jack era stata riservata un'eternità orrenda, girare nell'oscurità nel mondo dei vivi con il solo conforto di un tizzone ardente che lo stesso Satana gli aveva donato.

Per preservare la fiamma sempre ardente, Jack la chiuse in una lanterna fatta con una cipolla intagliata.

... Ma vista la penuria di cipolle in America si è deciso di trasformare l'odoroso ortaggio in una ben più "presente" zucca!

Cagliostro e Goethe

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Non si chiamava Umberto Balsamo, come molti sostengono, ma Giuseppe Balsamo, ed era di nobili origini. La sua famiglia contava peraltro alcuni membri dell’Ordine dei Cavalieri di Malta.

Era appassionato di galenica e di medicina, probabilmente per il fatto che visse da bambino alcuni anni con una zia sposata a un farmacista, alla quale era stato affidato dopo la morte del padre. Questa passione, col passare degli anni, di trasformò in una vera ossessione per l’alchimia, di cui divenne poi maestro indiscusso.

La sua vita, come apprendiamo dalle “Memorie”, si divide nettamente in due parti. Fino all’età di 23 anni il futuro negromante condusse una vita truffaldina e scapestrata, benché una parte l’avesse trascorsa in convento dove era stato internato dalla famiglia ‘per rispettare le usanze dell’epoca’.

Poi, un giorno, approda a Malta. E qui approfondisce le sue conoscenze sull’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, cui l’isola era stata consacrata nel 1.530. Nella sua vita e in lui stesso avviene una vera e propria dicotomia dal momento in cui inizia il suo “apprendistato” spirituale e alchemico come discepolo di Manolo Pinto de Fonseca, un cavaliere dell’Ordine. Iniziò a interessarsi anche di astrologia, di occultismo, di magia e di scienze misteriche in generale, ed era convinto che esse provenissero tutte dalle conoscenze dell’antico Egitto.

A 25 anni viene giudicato pronto a entrare ufficialmente nell’Ordine, e di conseguenza obbligato a scegliersi un nuovo nome che sancisse la sua “nuova” vita. Fu solo allora che diventò il “Conte di Cagliostro”, dopo essere stato insignito del triplice Cavalierato,  Maltese, Templare e Rosacrociano, nella Chiesa di san Giovanni a Malta.

La sua vita successiva è un susseguirsi di viaggi e di avventure, ma anche di alterne fortune. La sua fama di negromante lo rendeva un personaggio misterioso e ricercato nei salotti massonici, dove si esibiva in dimostrazioni delle sue capacità divinatorie e magiche.

A quel tempo la moda esoterica dilagava in Europa, e Cagliostro era omaggiato e anche temuto. Lo stesso Goethe aveva espresso la sua preoccupazione al riguardo, benché egli stesso ne fosse affascinato e fosse massone. La sua passione astrologica, per esempio, è documentata in un trattato sul suo tema natale, in cui descrive la posizione dei pianeti in cielo al momento della sua nascita per studiarne le influenze.

Letterato tedesco di grande apertura mentale, era fermamente convinto che la scienza e la razionalità non fossero gli unici strumenti per raggiungere la conoscenza e la saggezza, contenute di per se stesse nelle leggi della natura.

La sua opera drammatica “Faust”, nata successo dove esoterismo, fede, amore e magia formano un tutt’uno,  rinasce il suo precedente “Urfaust”, capolavoro del movimento "Sturm und Drang",

Il letterato tedesco era un pensatore in bilico fra esoterismo e fede, attribuiva un ruolo importante alla ragione, ma non se ne lasciava sopraffare, considerandola sempre un mezzo e non un fine.

Ma su specialmente in Francia che Cagliostro si guadagnò la fama eterna che gli è sopravvissuta fino ad oggi. Dove, oltre agli aristocratici e ai nobili della Corte, un giorno lo volle conoscere anche un militare di nome Napoleone Bonaparte…

Benché interessato all’astrologia, come dimostra un suo saggio sulla, Goethe si mostrava preoccupato dalla dilagante moda esoterica del suo tempo, rappresentata emblematicamente dalla figura di Umberto Balsamo, meglio noto come Cagliostro che nel suo periodo di gloria era omaggiato dai personaggi più illustri della corte francese. Goethe, che pure era massone, ma con moventi e obiettivi ben diversi dall'arrivismo sociale e politico, considera gli scandali legati all'occultista italiano, scoppiati in tempi di imminente rivoluzione francese, come segnali "dell'irruzione delle forze oscure dell'anarchia e del caos", collegando intrighi di corte e furia popolare a una stessa radice di perduta armonia. Nell'ultimo periodo in cui visse a Weimar, gli anni del Divano occidentale-orientale, Goethe cercò in un progetto di "letteratura universale" il rimedio a questi mali che il futuro sembrava riservare: anche questa una prospettiva che anticipa le attuali tendenze alla "globalizzazione" della cultura. Insomma, un Goethe così profetico non l'avevamo mai pensato.

Credevamo che una delle rivoluzioni più radicali del pensiero scientifico fosse stata creata dal principio di indeterminazione di Heisenberg, nel 1927. Colpo di scena: qualcuno lo aveva preceduto, anticipando l'idea che osservatore e fenomeno sono inscindibili, che non ci si può illudere di misurare, cioè ridurre a numeri, le forme e i fenomeni del mondo, e che in sostanza è impossibile con le sole armi della razionalità indagare le leggi della natura. Questo anticipatore insospettabile, in quanto non scienziato, ma letterato, sia pure di mente aperta e di sapere eclettico, convinto che la scienza sia soprattutto conoscenza mai disgiunta da saggezza, è Goethe. Sì, proprio Wolfgang Goethe, vissuto tra il 1749 e il 1832, l'autore del capolavoro del movimento dello "Sturm und Drang", quell'Urfaust che sarebbe confluito nel più famoso Faust, attraversamento drammatico dei temi dell'amore, della magia e della fede. Il letterato tedesco era un pensatore in bilico fra esoterismo e fede, attribuiva un ruolo importante alla ragione, ma non se ne lasciava sopraffare, considerandola sempre un mezzo e non un fine.

 

Il Calendario nuragico

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IL CALENDARIO “NURAGICO”

 

La straordinaria scoperta di questo antico calendario di 4000 anni è stata fatta in contemporanea con un altro studioso, che già aveva decodificato l’”Abaco” degli Inca e il loro sistema  di calcolo. Chiameremo convenzionalmente il nostro calendario “Nuragico”, anche se vedremo che fu usato parallelamente da altri popoli aventi la stessa origine del popolo che allora abitava la Sardinia. Fra tutti: i Celti, col cui calendario abbiamo trovato incredibili somiglianze. Soprattutto col calendario festivo annuale. ARRODAS DE TEMPUS  l’appellativo usato da Nicola De Pasquale, questo il nome dello studioso col quale siamo in contatto da alcuni mesi.

            Nelle immagini che seguono vediamo una “Pintadera”  sviluppata da De pasquale… a seguire la “Pietra di Nurdole”, in cui abbiamo ravvisato il calendario delle feste agricole e pastorali rapportate alla Luna e al Sole. Quest’ultimo schema o “ruota” corrisponde, come del resto corrispondono le festività, al calendario dei Celti raffigurato in basso a destra con segnate le feste. Le feste lunari, più importanti, formano la “croce” e quelle solari formano la “X”.

 

 

 

Vediamo a seguire uno schema di queste feste.

 

 

 

 

FESTE CELTICHE e SARDE

 

LUNARI:

BELTANE (1° Maggio) = S. EPHIS (in Sardinia le feste hanno preso nomi di santi Cristiani)

LUGHNASAD (Agosto) = ARDIA   e le varie feste equestri, candelieri… intitolate all’Assunta

SAMAIN (2 Novembre = SAS ANIMAS  (il culto dei Morti. Le usanze sono identiche in sardinia )

INBOLCH (genn. Febbraio) = FESTE DEI FUOCHI (oggi intitolate a S. Antonio)

 

SOLARI: Solstizi ed Equinozi. In Sardinia hanno preso nomi Cristiani, ma le celebrazioni sono rimaste intatte.

21 Marzo: A Pasqua il rito del sacrificio del primo nato e l’offerta del germoglio di grano (Nenneri) dedicato una volta a Baku-Dioniso.

21 Giugno (LAMPADAS). Oggi S. Giovanni. Una volta dedicata all’iniziazione dei giovani. Accompagnati dal “Santuauanne”, il Padrino, i giovani si cimentavano nel salto del fuoco.

21 Settembre (Capodanni). Inizio dell’anno agricolo con “Sos akkordos”. Si stipulavano i contratti per la gestione di un campo o di un gregge.

21 Dicembre (Paskixedha)… Le celebrazioni antiche non figurano più, soppiantate da una celebrazione tropo importante per il Nuovo Culto: Natale. I sardi lo considerano una “Piccola Pasqua”, quindi una “Piccola Rinascita”. Effettivamente il sole comincia nuovamente ad allungare le giornate.

 

Leonardo Melis

www.shardana.org

Morrigan

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dea della guerra e della violenza, ama seminare l'odio e combattere in mezzo agli uomini assumendo forme terrificanti.

E' solita nutrirsi dei cadaveri di coloro che sono morti in guerra.

Il nome nasconde in realtà una trinità divina: Macha, Badb e Neman, tutte e tre dee guerriere temutissime dai celti:

- Macha come dea della guerra e della fertilità è raffigurata con l'aspetto di un corvo, ma talvolta prende la forma di una lupa o di una civetta bianca (il bianco per i celti è il colore della morte).

Con il sangue versato sui campi di battaglia compie magie come la tempesta di fuoco, la grandine di rane o i torrenti di sangue che rendono scivoloso il terreno.

Macha è detta anche "mietitrice dei campi di battaglia" o "regina degli incubi"

- Badb, dea dell'acqua, il suo pozzo sacro è una fonte di conoscenza infinita; spesso appare sotto forma di una vecchia che lava panni insanguinati alla fonte.

Si dice che il mortale che la scorge mentre è intenta in questo compito morirà entro breve.

Badb è detta anche "annunciatrice di calamità"

- Neman, dea della guerra e delle battaglie, appare talvolta come una giovane dai lunghi capelli neri che cantando e danzando guida i guerrieri al campo di battaglia.

Neman è detta anche "signora del dolore"

 

The MorriganQuando gli uomini vanno in guerra, non ci vanno da soli.

In alto fanno cerchio i corvi, che sfrecciano nel cielo e gridano l'anticipazione del banchetto che verrà.

La signora dei corvi è la Morrigan, triplice dea della guerra, della morte e del massacro.

Si muove velocemente nel vento e nella sua voce si ode il fruscio di migliaia di ali nere.

Ella ha visto mille battaglie, ha udito i lamenti di morte di mille migliaia di uomini.

I suoi capelli sono neri come le loro piume, i suoi occhi sono neri come la notte e ardono d'un fuoco terribile, il suo portamento fiero e orgoglioso.

Al termine di una battaglia la dea sotto forma di corvo guarda i corpi dilaniati che vengono ammucchiati davanti a lei.

Rimira le teste dei perdenti infilate sulle lunghe picche disposte in cerchio dai vincitori.

Quei macabri trofei (detti pennoni di Macha) sono il tributo più apprezzato da Morrigan.

 

I corvi beccano gli occhi di quei morti e Morrigan sorride.

Poi si leva in volo, a recar la notizia ai parenti dei defunti.

Le loro grida e il loro pianto la riempiono di felicità.

I corvi gracchiano, facendo eco alle risa di Morrigan.

 

Nel culto di Morrigan compare anche un eroe di nome Cu Chulainn (figlio del dio Lugh) del quale lei si innamora.

Quando lei si accorse che il suo amore non era ricambiato, promise a Cu Chulainn che gli sarebbe stato vicino in battaglia.

La dea della guerra mantenne la sua parola comparendo  in forma di corvo sul corpo del suo amato quando esso perì nello scontro.

La disavventura di Cu Chulainn serve da monito a tutti  quelli che non notano l'amore di una donna.

 

tratto da

Shardana

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SHARDANA. LA STORIA

 

 Come già scritto nella premessa, dopo l’esperienza del romanzo storico “SHARDANA”, abbiamo pensato che fosse giunto il momento di raccogliere tutto il materiale riguardante “I Popoli del Mare” e i Shardana in particolare, catalogarlo e scrivere un “saggio” su questa pagina importantissima della Storia del Mediterraneo, che toccò anche i mari del Nord e in particolare il Baltico. Vogliamo però avvisare il lettore che il nostro modo di raccontare le cose esce un po’ dai canoni tradizionali del saggio storico. Preferiamo cioè un linguaggio più spontaneo e meno tecnico. Questo potrà non piacere agli “adetti ai lavori”, ce ne dispiace un poco, ma preferiamo che quanto abbiamo da dire sia piuttosto accessibile a tutti. Anche gli argomenti trattati ci portano fuori dai famosi canoni per alcune “rivelazioni” che stravolgono quanto fino ad oggi la Storia Classica ci ha propinato. Raccontare che popoli oggi sottomessi (vedi i Phelets-Palestinesi, gli stessi Shardana e Washasha...) un tempo dominarono il mondo conosciuto per più di un millennio, distruggendo imperi e città.. raccontare dei collegamenti con l’Esodo, la tribù perduta di Dan, Mosè... raccontare che lo stesso Mosè non era Ebreo... porta il lettore a credere che trattesi piuttosto di un lavoro di pura fantasia. Eppure tutto è regolarmente documentato da citazioni di Testi e Autori al di sopra d’ogni sospetto: Erodoto, Diodoro Siculo, Strabone, Pausania, Festo, Solino, Tito Livio, I Testi Egizi, i Papiri di Harris, gli scritti di Wilbour, il Poema di Pentaur, Freud, la stele di Meneptah, i bassorilievi di Luxor e Karnak, Medineth Abu...

 

Qui parliamo in particolare dei Shardana. La provenienza di questo popolo dall’Asia Minore, ormai accettata dalla maggioranza degli studiosi, è quanto si sostiene in questo libro, con alcuni distinguo. La loro origine dalla città di Sardi, la capitale della Lydia patria del leggendario Creso, sarebbe l’ipotesi più logica visto l’affinità dei due nomi e, aggiungiamo, anche per un’abitudine mai persa degli studiosi nostrani e non, di considerare la Storia Sarda piuttosto recente. Crediamo però più attendibile la tesi del Carta Raspi, secondo cui essi proverrebbero dall’Asia Minore molti anni prima della fondazione di Sardi stessa. Sorvolando per ora sul fatto che anch’egli insiste in ogni caso nel precisare la loro origine anatolica, notiamo che a dargli un notevole contributo sono alcuni documenti, soprattutto di fonte Egizia. Vi si parla a più riprese dei Popoli del Mare e degli Shardana in particolare, già dai tempi di Amenophis I (1557 - 1530 a.C.) e Amenophis III e di Tuthmosis III (intorno al 1400 a.C.). Di loro parlano ampiamente le iscrizioni nel tempio rupestre di Abu Simbel, in quello di Karnak e di Medinet Habu, i papiri di Harris e gli scritti di Wilbour... Ma la tesi di Sardi come patria d’origine diventa insostenibile se si pensa che Sardi, per logica, sarebbe stata distrutta insieme all’Impero Ittita, dei cui domini faceva parte essendo situata nell’area d’influenza di Hattusa, durante l’ultima terribile invasione dei Popoli del Mare intorno al 1200 a.C.. Come avrebbero potuto i Shardana (che dei Popoli del Mare erano una delle componenti guida) distruggere la loro città d’origine? Non risulta, infatti, nessuna città risparmiata dalla furia devastatrice di tale immane invasione (con l’eccezione di Atene). Inoltre non bisogna dimenticare che la data di tale avvenimento è precedente di due secoli alla stessa fondazione di Sardi (intorno al 1000 a.C.). La teoria che darebbe origini da Sardi è proclamata da alcuni studiosi che fanno riferimento a Erodoto, il quale riporta un episodio del tempo del faraone Psammetico. Riferendosi ai mercenari Cari e Joni inviati da Cige re di Sardi, lo storico scriveva: “erano i primi uomini di lingua straniera a installarsi in quel paese” (Erodoto: II, 154). Collegando il fatto ai mercenari shardana al soldo dei faraoni, i nostri studiosi sostengono che Erodoto intendeva riferirsi al periodo di Seti I (circa XIV secolo a.C.). Perché? Perché molti sarcofaghi e utensili greci sono stati trovati nel Delta spesso insieme agli oggetti della XIX dinastia e poiché in questo periodo formazioni di mercenari Shardana erano al servizio di Seti il grande… i Shardana vengono da Sardis! Interessante teoria. Peccato che, per far quadrare il cerchio, sia prima necessario dare dell’idiota a Erodoto, che avrebbe preso i Greci (Cari e Joni) per Shardana, e Psammetico per Seti il grande. Ancora Erodoto avrebbe scambiato il VII secolo col XIV, e inserito Cige e Assurbanipal (il re assiro contro cui Psammetico impiegò i mercenari greci) nel periodo storico dei Popoli del Mare, che finirono le loro micidiali incursioni alla fine del II millennio! Cosa non si fa per negare che anche Popoli come quello Sardo possano aver avuto un passato illustre e glorioso. E’ invece molto probabile che questo Popolo abitasse la Sardegna già dal secondo o addirittura terzo millennio a.C. Sappiamo ad esempio che il bronzo, di cui i Shardana avevano il monopolio, era lavorato in Sardegna già a metà del II millennio in forme artistiche di rara bellezza e che nello stesso periodo furono conquistate la Corsica e le Baleari ad opera di popoli provenienti dalla Sardegna (1500-1400 a.C).

Gli Egizi danno ai Shardana e ai loro alleati una collocazione geografica ben precisa, chiamandoli i re delle Isole dell’Occidente, tale è, infatti, la posizione della Sardegna rispetto all’Egitto, cosa che invece non risulta per quanto riguarda la città di Sardi, che oltre al fatto di non essere un’isola, è posta chiaramente ad Oriente (o almeno a Settentrione). D’altronde Sardi da un’indagine archeologica condotta in Turchia, risulta fondata intorno al 1000 a.C., mentre le ultime scoperte avvenute tra Haifa e Tel-Aviv confermano insediamenti Shardana in Asia Minore già dal 1150 a.C.. Sardi era inoltre situata a circa 150 km. dal mare e per un popolo di navigatori e di pirati la cosa risulta alquanto insolita. Qualcuno potrebbe obiettare che tutto sommato le Isole dell’Occidente potrebbero essere anche le isole dell’Egeo. In effetti, Lemno, Creta, Cipro e altre si trovano a Nord-Ovest dell’Egitto (Più a Nord che Nord-Ovest), ma ricordiamo che gli Egizi aggiungevano la parola “sconosciuti” ogni volta che parlavano dei Popoli del Mare, mentre sappiamo che avevano rapporti commerciali da sempre con le isole dell’Egeo, che quindi conoscevano abbastanza bene. Riteniamo quindi di poter escludere (almeno in parte, e subito spieghiamo perché) anche l’ipotesi dell’Egeo e precisiamo, con l’aiuto degli antichi cronisti, che: Creta fu occupata dai Popoli del Mare nel 1400 a.C. (Plutarco), ma già i Shardana avevano conquistato le isole di Lemno e Imbro, da dove poi passarono in Grecia, rapirono le donne degli Ateniesi e andarono a Creta dove si governarono da se stessi. Simonide di Ceo racconta che durante il primo tentativo di sbarco a Creta, alcuni Sardi furono catturati e condotti a morire fra le braccia arroventate della statua bronzea di Talo. Essi andarono incontro alla morte con un beffardo sorriso sulle labbra che egli chiamò riso sardonico, il sardus gelo di Omero. Deduciamo che le Isole dell’Egeo, potevano ospitare alcuni componenti dei Popoli del Mare (la Bibbia dice che i Phelets o Filistei venivano da Kaftor, Creta) e principalmente degli Eraclidi (Shardana), ma l’originaria e più importante sede erano le Isole del Mediterraneo Occidentale (Sardegna, Corsica, Baleari, Sicilia...) perché, se fossero stati abitanti delle isole dell’Egeo, gli Egizi li avrebbero chiamati col loro nome e non: i re dei Paesi stranieri oppure: re delle Isole dell’Occidente. Gli Egizi, come già precisato, infatti ben conoscevano Greci e Cretesi, avendo con essi scambi culturali e commerciali abbastanza frequenti. Numerosi documenti egizi confermano la presenza dei Shardana dai tempi più remoti ed è parere diffuso che i misteriosi Hyksos, che invasero l’Egitto intorno al 1700 a.C., siano da identificare con i Popoli del Mare. Facciamo una datazione storica:

·    2450 (2350): Sargon di Akkad fonda la dinastia Sargonide (Sardonide-Sandanide? Una dinastia con questo nome esisteva in Lydia).       

·    2300-2000: all’incirca in questo periodo, in Mesopotamia, scoppia una terribile carestia durata più di 300 anni, che provoca l’emigrazione verso Occidente, (Sardegna compresa?). Periodo Biblico: In seguito a questi fatti la Tribù di Abramo esce da Ur dei Caldei e dopo un vagabondare attraverso i monti della Siria si stabilisce sulle rive del Mar Morto.

·    1800: Stonehenge, tempio megalitico, è costruito da popolazioni arrivate dall’Asia Minore(?).

·    1700: gli Hiksos, di razza indoeuropea con mescolanze di razza semitica, invadono l’Egitto. Sono i “Popoli del Mare”? Nello stesso periodo nelle Baleari accade una catastrofe che cancella una Civiltà ivi residente e contemporaneamente avviene la distruzione della prima Civiltà Cretese e,all’incirca nel 1800-1750, l’incendio di Troia IV (ad opera degli stessi Popoli del Mare?). Periodo Biblico: Carestia, Ebrei in Egitto, Giacobbe.

·    1600: Hattusilis fonda l’impero Ittita. Nascita di Micene (Akwasa, Akaiasa, Achei).

·    1568-1545: Il faraone Amon-Mose (Amasi) caccia gli Hyksos dall’Egitto.

·    1530-1520: Tuthmosis I (Toth-Mose) sconfigge il Mitanni e la Siria fra le cui fila militano contingenti Shardana.

·    1500-1400: il bronzo è lavorato in Sardegna con tecniche già di rara bellezza e perfezione. La Corsica e le Baleari sono conquistate da un Popolo proveniente dalla Sardegna.

·    1500-1470: L’isola di Thera (Santorini) sparisce in seguito a un’eruzione vulcanica, comincia la decadenza di Creta.

·    1400: gli Akawasa e i loro alleati distruggono Creta e l’Impero Minoico (Plutarco). I Shardana conquistano Lemno e Imbro, passano in Laconia, rapiscono le donne ateniesi, e si stabiliscono a Creta. Alcuni di loro sono catturati durante il primo sbarco e vengono condotti a morire fra le braccia arroventate della statua bronzea di Talo. Essi vanno incontro alla morte ridendo (Simonide di Ceo).

·    1355: ambasciatori dei Popoli del Mare portano doni al faraone Amenophe IV e alla regina Nefertiti, invitandoli a tornare al culto dell’Unico Grande Dio (della Grande Dea).

·    1294: battaglia di Qadesh: Ramses II (Ra-Mose) si salva dall’attacco degli Ittiti con l’aiuto di un contingente di mercenari Shardana. Altri Shardana combattono al fianco degli Ittiti stessi, Ramses li chiama Shardana del mare, dal cuore ribelle.

·    1290: un attacco micidiale è portato all’Egitto di Ramses da parte dei Popoli del Mare.

·    1278: Esodo. Un gruppo numeroso di perseguitati religiosi e alcune tribù semitiche stanziate ai confini orientali, al comando di un principe egiziano, forse seguace del culto di Akenathen, lasciano l’Egitto. Con loro parte probabilmente un contingente numeroso di mercenari Shardana (Danai) e Tjeker (Teucri) che li difenderanno nel lungo cammino. Mosè li include nella misteriosa tribù di Dan. I Tjeker (Teucri) formeranno le tribù di Issacar e Aser. Ma anche Zabulon appartiene ai Sher-Dana.

·    1250: un’incursione dei  Popoli del Mare distrugge Tirinto e un’altra  devasta l’abitato circostante Micene.

·    1235: una grande carestia devasta l’Anatolia in seguito alle incursioni dei Popoli del Mare, Meneptah invia navi cariche di grano.

·    1231: Meneptah deve affrontare una guerra con i re libici spalleggiati da alcune tribù identificate nei Popoli del Mare: Akawasa (Achei), Thursha (Etruschi), Sakalasa (Siculi), Wasasha (Corsi?) e Shardana. Questi ultimi provvedono anche al vettovagliamento e al trasporto truppe via mare.

·    1210: Meneptah ottiene una decisiva vittoria nel deserto occidentale sui Libu e i loro alleati delle Isole Straniere.

·    1200-1180: l’invasione più devastante e definitiva dei Popoli del Mare, (durerà probabilmente più di 50 anni), ai soliti Shardana, Akawasha ecc. si sono aggiunti nel frattempo Denen, Sakssar, Phelets. Distrutte Ugarit e Corinto, gli imperi Ittita e Miceneo sono cancellati, intere città sono rase al suolo e gli abitanti passati a fil di spada (Atene sarà stranamente risparmiata). I Shardana e i loro alleati si riversano sull’Asia Minore mettendo tutto a ferro e a fuoco. Lo stesso Egitto è attaccato (1183), ma Ramses III trova un accordo con la mediazione dei mercenari shardana al soldo delle truppe regie. Si vanterà poi di aver sconfitto per la prima volta i più terribili e fantastici guerrieri del passato.

·    1180: noi preferiamo propendere per una data anteriore di circa 30 anni in cui Troia VII è distrutta da una coalizione di Popoli venuti da Occidente (Grecia e isole mediterranee), circa nel 1220-1200 a.C.. Effettivamente la datazione delle varie città è piuttosto incerta, ma crediamo di poterle in parte ricostruire:  – Troia I esisteva nel bronzo antico, intorno al 2700 a.C.  – Troia II venne incendiata nel 2300 a.C.  – Troia III,  IV e V esistettero dal 2300 al 1700 a.C  – Troia VI, ricca e potente, rinacque dalle loro rovine e venne distrutta da un terremoto intorno al 1280 a.C.  – Troia VII durò quasi un secolo ed è probabilmente la città di Priamo cantata da Omero. Il poeta menziona nella sua opera  Tjeker (Teucri) e Liku (Lici) sul fronte troiano, e Akawasa (Achei) e Danai (Denen, Danuna, Shar-dana), sul fronte greco. Periodo Biblico: Giudici, insediamento dei Phelets (Filistei) e Tjeker (Teucri) in Palestina.

·    1100:  “l’Onomastico di Amenemope” parla della presenza in Palestina dei Popoli del Mare e in particolare dei Pheleset (Filistei), Shardana (Sardi) e Tjeker (Teucri).

·    1080: “Il viaggio di wenamun” definisce la città di Dor, sulla costa della Palestina, “città dei Tjekker”.

·    1050: i Phelets colonizzano il territorio che da loro prenderà il nome di Palestina, si insediano in Gaza, Ashdod, Gath, Ekron, saccheggiano Shiloh e sconfiggono Saul, re di Israele, nel 1005. Periodo biblico: i Giudici.

·    1000: fondazione di Sardi e ricostruzione delle città fenicie, che cominceranno le loro avventure sulle antiche rotte tracciate dai Popoli del Mare, fondando nuove colonie.

·    945: un generale dei mercenari Libu (Libici) appartenente ai Popoli del Mare, Shesonk, si impadronisce del trono in Egitto e fonda la XXII dinastia. I mercenari Shardana sono schierati coi Libu.

·    900: i Lidi (una parte della popolazione), governati dagli Eraclidi, sbarcano in Italia e si uniscono agli Umbri (Erodoto) - I loro lucumoni sono designati fra i dignitari Sardi (Strabone), Reges soliti sunt esse Etruscorum, qui Sardi appellantur (Festo).

·    814: fondazione di Cartagine ad opera di colonizzatori provenienti da Tyro in Fenicia.

·    753: Roma è fondata a opera di un gruppo di giovani pastori, fra cui Romolo che ne sarà il primo leggendario Re.

·    685: Gyge si impadronisce del potere in Lydia, uccidendo Candaule l’ultimo dei re Eraclidi (Erodoto).

·    616-509: Roma è sottomessa e governata da re Etruschi (Thursha, Tirreni).

·    540: Malco, generale cartaginese, sbarcato in Sardegna con un potente esercito di 80.000 uomini è sconfitto in battaglia campale da un esercito sardo. Nello stesso periodo avviene la battaglia navale nel Mare Sardo tra gli abitanti di Aleria (Alalia), colonia greca in Corsica, e la flotta etrusca di 60 navi, rinforzata con altre 60 navi cartaginesi.

·    530: Tartesso è distrutta dai Cartaginesi.

·    480: Asdrubale e Amilcare, figli di Magone, sbarcano in Sardegna con un potente esercito. Asdrubale muore in combattimento (Giustino).

·    350: Saccheggio di Roma da parte dei Celti (Keltoi, Galli, Galati), la loro origine era, secondo Erodoto, nell’alto DANubio.

·    325: Un’ambasciata dei Sardi a Babilonia fa doni ad Alessandro Magno (Giustino). E’ un segno di una sovranità dei Sardi ancora esistente in Sardegna, nonostante la presenza di Cartagine.

·    279: Sacco di Delfi da parte dei Celti (Galli) comandati da Brenno (omonimo del distruttore di Roma).

·    215: Le città shardana, guidate da Cornus il cui “giudice” era Ampsicora, attaccano le legioni romane di stanza a Karalis. Ad esse si uniscono i Sardi Pelliti, fra cui Ilienses e Balari, mentre i Gallilenses, abitatori della Marmilla-Trexenta, depredano continuamente gli eserciti inviati di rinforzo in Sardegna dal Senato romano.

Dalla cronologia storica deduciamo quindi che: verso il 2.300 a.C. in Asia Minore succede qualcosa di catastrofico, che costringe un gran numero di Popolazioni a fuggire. Una parte si muove verso il Nord (Penisola Anatolica) per proseguire in diverse direzioni, sia per via mare che per via terra; parte di essi invade il centro dell’Europa. Risalendo il Dniepr e il Dvina (il porto dei Boristeniti, alla foce del fiume Boristene, attuale Dniepr, si chiamava Olbia - Erodoto IV: 17/18), alcuni gruppi raggiungono il Baltico (golfo di Riga) e si insediano nella penisola Scandinava, Isole Frisone, Danimarca e Irlanda, altri seguono il percorso del Danubio (notare la radice DN in tutti questi toponimi), dando origine alle tribù celtiche (Celti, Galli, Galati, Caldei?). Un altro grande gruppo (Abramo?) si insedia in parte sulle rive del Mar Morto e in parte, a bordo di veloci navigli, volgono verso il Mediterraneo Occidentale e si installano nelle isole maggiori, nelle coste iberiche e nel Nord Africa, da questi luoghi partiranno poi per le loro scorrerie che toccheranno anche e soprattutto l’Egitto.

          Ma cosa era accaduto di tanto catastrofico da costringere un popolo, allora all’apice del suo splendore, a fuggire in cerca di altre terre più ospitali? Una recente scoperta fatta dal geologo Sharad Master, dell’università di Witwatersrand (Sudafrica) di un cratere di 3,4 km. di diametro, situato alla confluenza del Tigri  con l’Eufrate, sta proponendo la soluzione “Diluvio”. Secondo quanto asserito dal geologo, si tratterebbe del cratere scavato dalla caduta di un meteorite, precipitato sulla Terra intorno al 2300 a.C., il cui impatto fu catastrofico. Paragonato a decine di migliaia di bombe atomiche. L’impatto scosse tutto il Pianeta, provocando  un’onda gigantesca che avrebbe sommerso tutto. I detriti sollevati in aria oscurarono il sole, facendo scendere la temperatura sotto lo zero e provocando siccità e desertificazione. Pur accettando la tesi sostenuta dal prof. Sharad Master sulla causa che provocò il Diluvio (Quello universale), pensiamo che questo avvenne molto tempo prima e che la catastrofe avvenuta in Mesopotamia durante l’impero di Sargon, non fu di quelle proporzioni; semplicemente perché, fino al 2000 a.C., periodo della migrazione, esisteva ancora una dinastia regnante storicamente documentata. Le città sumeriche avevano, infatti, ripreso il potere, cacciando i re Semiti della dinastia di Sargon. L’avvento della III dinastia di Ur, città egemone, è datata 2124 a.C. e del primo sovrano abbiamo anche il nome: Urnammu. E’ il periodo biblico di Abramo, il quale “uscì da Ur dei Caldei (Keltoi-Celti?)”,  forse proprio per il ritorno al potere dei Sumeri. Abramo era, infatti, un Semita. Comunque carestia ci fu, senza dubbio, e tracce geologiche di una grande siccità sono state scoperte, anche grazie agli studi di Harvey Weiss, dell’università di Yale (USA), mentre recenti studi sui sedimenti dei fondali del Golfo di Oman hanno dato risultati sorprendenti sulla concentrazione di minerali del Bronzo Antico tipici di ambienti desertici, almeno di sei volte maggiore del normale.

Tornando ai sovrani egizi, essi descrivevano di volta in volta i Shardana come alleati o come terribili nemici, chiamandoli i re delle isole che sono nel cuore del Gran Mare - I capi dei paesi stranieri - Shardana n. p. iam (Shardana del mare) - venuti dalle isole e dalla terra ferma posta sul grande cerchio d’acqua (Ramses II). E ancora: venuti dal nono arco (52°-56° parallelo) e dall’Isola Basileia, alta, con rocce rosse, bianche e nere, ricca di rame”. Facciamo notare che, per chi sbarcasse sulle coste orientali sarde, nel golfo di Orosei, troverebbe sicuramente una costa alta a strapiombo sul mare, con rocce di granito rosso, bianco e nero. Inoltre sappiamo che la Sardegna è ricca di miniere di rame. Mentre il riferimento al nono arco è chiaramente rivolto agli alleati Danuna (o Danen) e ai Saksar (Sassoni?), probabili abitatori dei paesi nordici, chiamati dai Greci col nome di Iperborei. O addirittura agli stessi Sher-Dana: Le isole del Mare del Nord erano, infatti, abitate dai Tuatha de Danan, letteralmente “Figli di Dan” o “Tribù di Dan”, quindi Sher-Dan. A più riprese i Shardana, a capo di una coalizione conosciuta nell’antichità col nome di Popoli del Mare, assalirono e devastarono i territori del Mediterraneo orientale e l’Egitto stesso. L’ultima invasione, la più terribile, annientò l’impero Ittita e quello Micenèo, rase al suolo Ugarit e Micene, Biblos e Tirinto, invase la Laconia e dilagò nell’Asia Minore, tutto bruciando e distruggendo, mentre una parte della flotta con a capo gli stessi Shardana piombò sul Delta con la chiara intenzione di invadere anche l’Egitto. Ramesse III li affrontò, riuscendo a fermarli e convincendoli a desistere, anche per il probabile intervento di mediazione dei mercenari che militavano da tempo agli ordini dei faraoni. Dopo questa invasione alcuni gruppi si stabilirono nelle terre conquistate: Shardana, Akwasha, Phelets e Tjeker si stabilirono in Libano e in Palestina, a Cipro e a Creta, in Laconia e in Anatolia, dove intorno all’anno 1000 a.C. fondarono Sardi. Un gruppo si stabilì sul Delta, fondando città e creando fortificazioni per conto dei faraoni. Un altro contingente tornò nelle città Sarde carico di bottino, mentre i Tursha si insediarono in Lydia, da dove partirono poi per l’odierna Toscana in seguito a una carestia intorno al 900 a.C., estendendosi poi a Umbria e Lazio e dividendo coi Shardana le zone d’influenza del Mediterraneo. Essi diedero il loro nome al mare a Oriente della Sardegna, mentre i Shardana continuavano i loro traffici a Occidente, nel mare che ancora oggi prende il loro nome. Finché i Shardana detennero il monopolio del commercio del bronzo, i Tursha ebbero un atteggiamento quasi di sudditanza, accettando persino il fatto che i loro re fossero scelti fra i dignitari Sardi. In seguito, con la diffusione del ferro, gli equilibri cambiarono e le città sarde cominciarono un lento, ma inesorabile declino.

 

www.shardana.org

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