La “
via” (dō in giapponese) è sinonimo di “ricerca”...è il valore del percorso che incide sul raggiungimento dell’obiettivo. Karmen Corak propone il suo viaggio visivo attraverso la forza del segno che allude ed evoca, come un codice simbolico. Si parte dalla Via della seta, antico percorso carovaniero e crocevia di culture, fino a cogliere il “rito” di realizzazione della Via della carta giapponese. Circa venticinque immagini che nascono dall’esigenza di riappropriarsi della virtù del “lavoro”, attraverso il suo carattere intrinsecamente artigianale, la forza dell’utilizzo della mano, che vive come una sorta di rituale in Oriente: si immortala quel patrimonio culturale legato alle attività artigianali del Washi – antico mestiere della manifattura della carta giapponese – che riunisce differenti artigiani, attraverso l’operosità di più mani, con cui si realizzano i fogli di carta.
Il lavoro è inteso come recupero di una via tradizionale, perché non è limitato alla semplice funzione del produrre, ma contiene un significato più profondo, che impone una digressione sulla vita culturale e spirituale dei giapponesi. In tali condizioni il lavoro svolto dall'uomo è quello che più corrisponde alle proprie inclinazioni, il piacere che ne trae in pratica completa l'opera. E’ un piacere chiaramente percepibile in ciò che gli oggetti emanano, negli utensili, nei materiali e nell’ambiente ritratto. Ecco l’importanza del simbolo che si manifesta solennemente sulle immagini di Karmen Corak, laddove una pietra assume le sembianze di un cerchio o l’ombra esprime la forza di una luce intrinseca all’immagine! Non a caso è l’effetto del riflesso la chiave interpretativa delle sue opere, ritratto in frammenti d’istantanea, come uno specchio opaco. E non solo, l’acqua è l’elemento, visivamente colto o semplicemente evocato, in tutte le fotografie: è dall’acqua pura che gli artigiani ricavano la carta, è con l’acqua pura che si compie il rito di iniziazione e purificazione spirituale. La stessa artista ricorda che: “A volte viaggiando in Oriente, mi sento come un passante che vede e si ferma quando ha la sensazione di incontrare per un istante l’autenticità del mondo tradizionale attraverso il lavoro manuale. E’ come vivere un incontro alla fine di un pellegrinaggio, inseguita dal desiderio di una nuova esperienza. Questa condizione temporanea mi permette di stabilire una relazione, iscritta nella fotografia.” Si va oltre il documento, la fotografia è in questo caso profonda ricerca esistenziale, cioè quella dell’artista che intende anche diffondere un “sapere” orientale, non solo per la conservazione di antiche tecniche e per un afflato dal sapore retrò ma soprattutto per incarnare, attraverso e al di là dell’immagine, la profonda esigenza di esprimere la forza delle “vie” tradizionali, per non eluderle dai contesti artistico/industriali del mondo contemporaneo, laddove la pratica artigianale acquista una carica spirituale che supera la serialità del prodotto consumistico. La Corak alla ricerca del mondo della tradizione, ritrae le cartiere a conduzione familiare nel loro isolamento, la solitudine, tra le montagne e lungo un fiume, e stampa le immagini su carta giapponese creata da loro. Penetra dentro quella cultura che ama e ricerca l'essenzialità del wabi sabi, quella capacità dell’uomo di riprodurre la complessa semplicità della natura: è un'esperienza artistica che è sempre in continuo mutamento, la riproduzione di un'armonia estetica, sociale, umana. La forza del simbolo permette cosi di andare al di là del rapporto sensoriale per cogliere il vigore della percezione laddove il senso del movimento o del particolare è colto nel suo profondo valore universale. Una dinamica degli opposti che si riflettono nelle immagini: wabi sabi è tensione verso la perfezione che passa attraverso il culto dell'imperfezione, perché, per i giapponesi, la bellezza assoluta coincide con il senso del divenire. I cartai con il gravoso lavoro delle loro braccia custodiscono un intero mestiere di un’antica cultura, mentre la grazia sommessa traspare in ogni gesto delle mani femminili che nell’acqua gelida rimuovono le impurità dalle fibre di gelso: un sincero ma anche impegnativo inno al vivere semplice e in sintonia con la natura. È un viaggio che si svela un atto d’amore, sereno e compiuto, verso una sua concezione acquisita, squisitamente poetica, dei segni formali, esteriori. È il Giappone che ha scelto di rendersi profondamente moderno, ma che mantiene ancora intatta la sua tradizione, seppur inizialmente nascosta all’occhio di un visitatore rapito dall‘odissea estemporanea delle metropoli d‘oggi. Si percorrono dettagli e visioni d’insieme, frammenti onirici, immagini, della memoria.
Karmen Corak
Nata in Slovenia nel 1959, Karmen Corak, vive e lavora a Roma. Ha studiato Arti Grafiche a Zagabria in Croazia e Conservazione e restauro di opere d’arte su carta, a Roma. Si è specializzata in tecniche di restauro giapponesi frequentando i corsi internazionali dell’ICCROM in Italia, Austria e Giappone sotto la guida dei maestri Katsuhiko Masuda e Kazunori Oryu del Tokyo National Research Institute of Cultural Properties. Dal 1985 svolge l’attività professionale di restauratore/conservatore di opere su carta e di fotografie. Membro dell’ Institute of Paper Conservation, ha seguito i seminari sulla manifattura e la tintura delle carte orientali, in Inghilterra e in Canada. Nel corso dei numerosi viaggi di studio in Cina e Giappone ha realizzato lavori fotografici sulle tecniche tradizionali della fabbricazione della carta e di opere d’arte. Pubblica articoli e svolge ricerche sull’applicazione dei materiali e sulle tecniche orientali nel restauro dell’arte contemporanea. Nel corso della sua conferenza sulla carta washi, arte e conservazione, tenuta a Roma presso l’Istituto Giapponese di Cultura nel 2006, ha presentato i lavori fotografici eseguiti in Oriente. Le sue fotografie sono state pubblicate presso quotidiani e periodici, tra cui la rivista slovena Art Words magazine. Nell’ambito del Circuito di FotoGrafia Festival Internazionale di Roma 2011, la galleria Studio Camera21 ha presentato la mostra fotografica di Karmen CORAK, AWARE. Oltre l’apparenza, a cura di Luisa De Marinis. Le sue fotografie sono presenti nelle collezioni private, tra cui il Centro Urasenke di Roma.
Marco Meccarelli (curatore)
Storico dell’arte orientale, è cultore della materia presso la cattedra di archeologia, storia dell’arte e filosofie dell’Asia Orientale della Sapienza di Roma. È stato socio fondatore di VersOriente, centro culturale romano che si è interessato alla promozione e divulgazione della cultura orientale in Italia. È stato tra gli organizzatori e i curatori della prima mostra europea delle ceramiche giapponesi Banko (2009) presso il museo della caricatura di Tolentino (MC). Vanta diverse pubblicazioni accademiche e non ed è coautore del libro “Storia della fotografia in Cina, le opere di artisti cinesi e occidentali” scritto assieme ad Antonella Flamminii per la Novalogos (2011)