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Cosplayer:io lo sono mai stata?

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 Maddalena Modena ha pubblicato questa nota su facebook ritengo che lavori del genere meritino spazio anche perché aiutano a riflettere su un mondo il nostro quello del cosplay che non è semplicemente un gioco in maschera ma molto di più, con il suo permesso la riporto qua

 

Ogni volta che Alessia scrive sul suo blog , mi trovo a riflettere e qualche volta commento il suo link in quella piazza virtuale che è Face Book.

Questa volta è diverso.Mi sono ritrovata a pensare a un determinato lasso di tempo della mia vita, una manciata di anni strepitosi e incredibili dove ho conosciuto persone che in buona parte figurano tra le mie amicizie più care e dove ho imparato chi sono veramente infischiandomene dei mille complessi che mi sono stati inculcati fin da piccola.Non sono qui per scrivere di questo e nemmeno per suscitare reazioni indignate da quello che è un mondo in cui mi riconosco a stento: apro il mio bacato cervellino alla riflessione e voglio che di tale riflessione rimanga traccia scritta.

Ho saputo cosa fosse cosplay ai tempi del liceo e in maniera del tutto indiretta:ne parlavano solo le riviste specializzate che sono nate e morte sull'onda del sempre maggiore interessamento dei media nostrani al fenomeno dei manga.All'epoca vidi foto rubate al Comiket e altri grandi fiere giapponesi. Della mia prima Lucca Comics rimangono scatti, ancora su romantica pellicola, di me rigorosamente in borghese con accanto uno splendido Larva da Vampire Princess Miyu.

Mi ci è voluto il film del Signore degli Anelli per convincermi del tutto  che sì, anche io volevo provarci.

E' stato un gioco e una sfida insieme e come tutti i bambini sanno, nei giochi ci si mette tutto se stessi scoprendo poi che non ci è solo quell'aspetto:si cuce un costume, se ne accarezzano le stoffe, si fanno i dolorosi conti in tasca per acquistarle, si cerca in tutti i modi di vincere una guerra spietata con la propria ignoranza nel cucire.Ci si comincia a chiedere perché proprio Arwen, perché proprio quell'abito.Alle varie domande nate allora, ho trovato da tempo la risposta e da quello che doveva essere un episodio isolato, un exploit è nato qualcosa che avrei stentato persino ad immaginare.Sono arrivate amicizie come quella con Alessia ed Elettra, sono giunti gruppi memorabili come  Pirati dei Caraibi o Harry Potter, esperienze non solo di cosplay ma anche di vita come il viaggio a Londra e il Grand Cosplay Ball.Non ho mai dimenticato perché sono voluta diventare una cosplayer:per il divertimento di vivere una giornata nei panni di un personaggio che amo o che mi ha colpito.Per quell'entusiasmo infantile e irrefrenabile nel vedere Maddalena diventare Tia Dalma o Bellatrix Lestrange.Per quello che capivo a ogni costume, a ogni nuova interpretazione:anche se non sono io, posso capire la vera me stessa.

L'ansia della gara la percepivo solo negli attimi precedenti la salita sul palco e non ho mai vissuto l'agitazione del dover dare il massimo per un premio.Volevo sicuramente essere brava ma per qualcosa di diverso:per gli amici che erano con me, per l'amore che mi ha spinto quasi sempre a scegliere un determinato personaggio.

 

Per via di mezzi e tempo, non ho potuto realizzare tutti i costumi che ancora ho in mente.Che ci si creda o no, non invidio chi ora partecipa a tutte le fiere portando ogni volta abiti diversi e non nutro alcuna gelosia o millanto recriminazioni verso un mondo che non riconosco più.Forse questo aspetto è stato sempre insito nel variopinto universo cosplay: si dice che a ogni aspetto ne corrisponda uno speculare e più nascosto, insidioso.Forse non l'ho voluto vedere.Forse all'epoca non ero abbastanza matura da coglierlo ma non voglio nasconderlo.

E non voglio nemmeno gettarmi nella possibile diatriba su cosa sia il cosplay nel suo Paese di Origine, il Giappone:rendo chiaro che sto parlando dell' Italia e di come si viva qui tutto questo.

Osservo, ora come spettatrice, e mi chiedo ingenuamente se questa competizione, questo vivere un contest fino a sfibrarsi fisicamente e psichicamente, questa facciata di sorrisi che celano invidie, ripicche, livore sono sempre esistite.M'immagino una cosa disperata verso...cosa?La perfezione nel replicare un costume?La ricerca dell'interpretazione sublime?E' giusto avere tali obiettivi ma questi obiettivi non dovrebbero essere finalizzati a una vittoria.Vittoria che è stata distorta ed esasperata da titoli come "Re e Regina" del cosplay, o "Miss Cosplay".Non cito volutamente le selezioni per il WCS, eppure mi chiedo come si faccia poi a sostenere, davanti a ogni detrattore, che in questo mondo non ci siano rivalità, si sia tutti amici e valanghe di altre considerazioni del più grottesco "Peace and Love". In tutto questo, dove è finito lo spirito che ha fatto diventare questo movimento un'esplosione di gioia e diversità?

Non si può vivere in funzione delle fiere, delle manifestazioni e disperarsi -o intessere complotti ridicoli- se qualcosa non va per il verso giusto.Ho sempre creduto che il verbo "play", che compone "cosplay" non fosse solo inerente all'interpretare ma anche al giocare e infatti, in inglese tale verbo ha molteplici significati.

Il gioco è finito.

Sento parlare di Arte e mi dissocio:il cosplayer, quando riproduce (ripeto: riproduce, non produce) un costume, lo fa badandosi sul lavoro svolto già da altri disegnatori, altri grafici, altri costumisti.Si possono raggiungere elevatissimi gradi di sartoria e di artigianato ma no:non è Arte e chi ne parla a vanvera non ha evidentemente chiaro cosa voglia dire una parola che implica il creare dal nulla qualcosa che prima non esisteva.Men che meno è Arte qualcosa che sta diventando moda di massa,aspetto che nessuno pare tenere in considerazione, almeno ufficialmente.

Vedo video, anche ironici, sul cosplay e mi chiedo il perché di certi commenti e da parte di certe persone.Ne vedo altri dove si cerca di replicare a chi ritiene questo hobby "una carnevalata" ma mancando, in quella serietà, la vera essenza.Ovvero il mettersi in gioco, vedere cosa si sa fare con mani, ago, filo, cernit e soprattutto...l'amore.

 

Perché non importa chi si è scelto di essere:dietro la scelta di diventare Sebastian da Kuroshitsuji,Naruto,La Regina Bianca, un personaggio originale e via elencando, deve esistere un motivo che travalichi la competizione e faccia davvero divertire, giocare,interpretare.E trovo che questo sia quasi del tutto sparito, in nome di un'opinabile notorietà e status che non lascia nulla.

Se non una coppa di latta,crisi di nervi e bile.

 

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