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Social network: da piazze virtuali

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 Dalla Stampa riportiamo un interessante articolo sui Social Network. La rivoluzione dei social network, tuttora in atto, risulta per molti aspetti «totalitaria» dal momento che coinvolge non solo i siti di riferimento, ma contribuisce ad estendere la sua azione su realtà finora considerate prevalentemente «verticali». Lo spiega l’Eurispes: l'esempio più significativo è senza dubbio rilevabile nel mondo del giornalismo, dove i siti delle principali fonti di informazione  hanno subìto l'influsso dell'importanza che i social network hanno acquisito nel tessuto sociale della Rete.
 
Concepito come una piazza virtuale in cui scambiare pensieri, emozioni, foto e video con amici e conoscenti, Facebook è divenuto quindi un'effettiva (ed alternativa) fonte di informazione per i media, basti pensare ad alcuni dei più recenti fatti di cronaca, quando le foto o le informazioni sulle vittime o sugli autori di reati efferati vengono prelevate proprio dai profili e diffuse da tv e stampa. A volte però il social network perde la sua veste di canale di informazione, trasformandosi in notizia stessa, ne sono un esempio i sempre più frequenti «suicidi annunciati a mezzo social», la creazione di gruppi choc che trovano in messaggi razzisti, violenti, antisociali, motivo di coesione tra gli utenti. Le potenzialità comunicative di questo strumento e allo stesso tempo la mancanza di un controllo efficace sui contenuti pubblicati, l'indispensabile tutela della privacy, hanno portato recentemente l'opinione pubblica a confrontarsi sulla necessità di una regolamentazione più specifica e aggiornata per la Rete e in particolare per i social network. In particolare, la tutela della privacy e dei minori è uno dei temi che sta animando maggiormente il dibattito internazionale. Particolarmente sensibile verso il tema della privacy si è dimostrato, inevitabilmente, lo stesso Facebook, che nell'aprile del 2009 ha indetto un referendum tra i propri iscritti per stabilire nuove regole a riguardo. Nonostante non sia stato raggiunto il quorum prefissato (avrebbe dovuto votare in una sola settimana il 30% degli iscritti, circa 60 milioni di persone), la maggioranza dei votanti ha approvato il nuovo sistema di tutela proposto dallo staff di Facebook, che comprende, ad esempio, la possibilità di condividere contenuti solo con determinate persone, la limitazione delle informazioni pubbliche relative al proprio profilo, ma anche la segnalazione dei post e gruppi ritenuti «scorretti». L'attenzione degli italiani verso questo tema è confermata dall'indagine condotta dall'Eurispes in merito all'utilizzo dei social network: il 41,8% dei partecipanti ritiene che l'utilizzo di questi debba essere maggiormente regolamentato, mentre il 24,5% esprime una posizione diametralmente opposta, sostenendo che i social network debbano essere completamente liberi e senza censure. Il 10,5% pensa che i siti di aggregazione sociale siano dannosi per la privacy, solo il 3,5% ritiene che questi possano favorire nuove forme di illegalità e, infine, il 7,1% ritiene i social network pericolosi in quanto possibili veicoli di messaggi fortemente ideologici o violenti. Rilevante è anche la percentuale (12,6%) di chi ha dichiarato di non sapere o di non poter rispondere al quesito posto, segno della complessità del tema che contrappone la libertà di espressione alla sicurezza individuale e collettiva.
 
Analizzando le risposte per fasce d'età, emerge che a risentire maggiormente della necessità di una regolamentazione più rigida sono i 45-64enni (46,8%), fascia che probabilmente comprende molti genitori di giovani frequentatori dei social network. Anche le fasce giovanili (18-24 anni e 25-34 anni), più rappresentative del fenomeno in quanto composte dai principali utilizzatori degli stessi, si attestano su percentuali alte (rispettivamente 41,9% e 38,5%). Un terzo dei 25-34enni (30,7%) invece si è dichiarato a favore della totale assenza di controlli e censure. Tra i più giovani si tende a non vedere nei social network un pericolo: solo il 4,7% li ritiene una nuova via per l'illegalità, l'8,1% li identifica come strumenti per diffondere messaggi violenti e l'11,5% pensa che siano dannosi per la propria privacy.A favore di una maggiore regolamentazione si pronuncia la metà degli intervistati vicini al centro-destra (51,3%) e di centro (48,5%), mentre la percentuale maggiore di chi è contrario alla censure e ai controlli online si trova tra gli intervistati di sinistra (36,4%). Trasversalmente a tutti gli schieramenti politici, sono sempre in pochi a vedere nei social network un pericolo per la propria privacy: il dato varia infatti dal 12% degli intervistati di centro-sinistra al 7,6% di quelli di destra. Tra chi sostiene che l'utilizzo dei social network deve essere completamente libero e senza censure, si riscontrano notevoli differenze nel Settentrione del Paese: il Nord-Ovest detiene la percentuale più alta (28,3%) mentre il Nord-Est quella più bassa (19,9%). Invece tra chi auspica una maggiore regolamentazione, percentuali simili si ritrovano in tutte le macro-aree geografiche, con una variazione minima tra il Nord-Ovest (43,4%) e il Nord-Est (39,8%). Sempre le due aree del Nord detengono la percentuale maggiore (Nord-Est, 6,1%) e minore (Nord-Ovest, 1,6%) di chi crede che i social network possano aprire nuove vie all'illegalità.

L'articolo completo e gli approfondimenti sono disponibili all'indirizzo: http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_articolo=7298&ID_blog=30&ID_sezione=38

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