Nato a Parigi nel 1933 da genitori ebrei polacchi, Roman Polanski visse in prima persona le atrocità della guerra. I suoi genitori, che erano rientrati in patria nel 1936, furono deportati in un campo di concentramento, dal quale soltanto il padre sopravvisse, mentre il piccolo si univa ai tanti ragazzini senza famiglia che battevano le strade della Varsavia occupata.A soli quattordici anni esordisce in teatro e poco dopo decide di iscriversi alla scuola di Belle Arti di Cracovia. Cosmopolita e nomade di natura, il giovane Polanski non gradisce la rigida disciplina di stampo stalinista, che proibisce il surrealismo mentre obbliga al patriottismo.Appena laureato si iscrive (nel 1954) alla scuola di cinematografia di Lodz ed ha la fortuna di capitare nel momento in cui si comincia a smantellare lo zdanovismo. Oltretutto Wajda, appena diplomatosi, gli affida la parte di un adolescente emarginato in Pokolonje, uno dei film che sanciscono la rinascita del cinema polacco. Nei sei anni di scuola, Polanski recita ancora per Wajda, per Munk e per altri, imparando dal loro alto magistero (il barocco visionario di Wajda, il grottesco amaro di Munk). Nonostante i suoi cortometraggi siano di grande rilievo, Polanski rischia l'espulsione dalla scuola per il carattere indisciplinato e la idee asociali. Polanski nasce dall'incrocio di tre culture (quella ebrea, quella francese e quella polacca) in un epoca di tragedia collettiva e di crisi degli ideali. Matura perciò una filosofia di vita nella quale è chiaro che la violenza è la legge fondamentale ed è altrettanto chiaro che patriottismo, antinazismo, socialismo sono termini vuoti. Rispetto a Wajda, che ha ridimensionato la figura dell'eroe ma, avendo partecipato alla resistenza, ne accetta ancora gli ideali, Polanski compie un ulteriore passo verso il nichilismo più eretico. Dalla cultura ebrea eredita poi il senso dello humour che gli evita conclusioni cupe e disperate; da quella francese un gusto surreale per l'assurdo e l'onirico, il fantastico puro che emerge dai profondi recessi della psiche; da quella polacca la nozione dello squallore borghese, intriso di sangue e di sesso ai livelli di massima depravazione.
Uno dei cortometraggi, l'apologo Dwaj ludzie z szafa (1958), lo rende famoso all'estero. Polanski fa ricorso alla pantomima beckettiana dell'assurdo (due uomini usciti dal mare con un armadio vengono rifiutati dalla società per l'ingombrante suppellettile che si portano dietro, e tornano al mare) per criticare il conformismo e l'egoismo, dando al tempo stesso una dolorosa parabola di incomprensione e di solitudine.Più affine ai lavori degli altri giovani polacchi il cortometraggio di laurea Gdy spadaja z nieba amiloy (1953), rievocazione storica delle tragedie nazionali attraverso la vita di una vecchia.Le grog et le maigre (1960) ritorna all'assurdo più rigoroso, all'apologo grottesco e disperato, ancora una fiaba per bambini dilaniata dalle atrocità del mondo reale: in questo caso il rapporto ambiguo fra chi esercita e chi subisce il potere reale: il magro è schiavo volontario del grasso, accetta tutte le umiliazioni e ne soddisfa tutti i desideri.
Szaki (1962) è un altro "burlesco filosofico" a metà strada fra l'assurdo di Beckett e il teatro di Witkiewicz: due uomini avanzano sulla neve si spacciano l'un l'altro ogni genere di scusa per non tirare la slitta, in una comica schermaglia di astuzie; così finiscono per perdere la slitta, e decidono di tornare indietro. Ma anche sulla malinconica via del ritorno l'indole umana prende il sopravvento e ciascuno dei due ricorre a nuovi stratagemmi per convincere il compagno a portarlo a spalle.Gli apologhi di Polanski si possono sempre leggere a più livelli, da quello politico a quello antropologico, da quello generazionale a quello metafisico. Il primo lungometraggio, Noz w Wodzie/ Knife in the Water/ Coltello nell'Acqua (1962), scritto con Skolimowski,rompe definitivamente con il resto del cinema polacco. Variazione sul triangolo sentimentale borghese, il film analizza con profondità bergmaniana la psicologia dei personaggi: un cronista di successo, la moglie insoddisfatta, e un giovane autostoppista senza ideali. Tra i due maschi si accende la rivalità per la conquista della femmina (soggetto retaggio degli apologhi antropologici), l'uno fiero del ruolo di padrone, l'altro indifferente alle convenzioni e quindi miccia per accendere la crisi latente di un matrimonio ormai sclerotizzato in rituali di reciproca sopportazione. Durante una lite il marito crede di aver ucciso il giovane, ma questi si è invece nascosto per godere il suo rimorso e sedurre con comodo la donna; la quale, alla fine, gli comunica freddamente che non c'è nessuna differenza fra lui e il marito, a parte l'età. Entrambi si dimostrano falsi, crudeli ed egoisti. L'odio fra il prepotente e intollerante arrivato" e il giovane scanzonato è un odio generazionale e politico, che contrappone la generazione stalinista alla nuova, nonché un conflitto fra l'anelito alla vita e alla libertà di un anarchico e la forza repressiva di una società che riesce a piegarlo. Il film è infatti costellato da metafore della disperazione del giovane (come quando immagina di correre sull'acqua).
E` quasi l'alba di sabato mattina e una coppia si sta recando in auto lungo una strada di campagna verso il lago dove passeranno il weekend. L'uomo e` nervoso perche' non si fida della guida della moglie, ogni tanto le prende il volante. La moglie, seccata, ferma l'auto e gli cede il volante. L'uomo prende velocita`. All'improvviso gli si para davanti un ragazzo che chiede un passaggio e lui quasi lo investe. L'uomo inveisce contro il ragazzo, ma poi lo prende a bordo. Arrivano al porto, scaricano i bagagli nella loro barca privata. Il ragazzo nota che si tratta di ricchi borghesi: auto di lusso, barca privata. Il ragazzo sta per andarsene, ma, a sorpresa, l'uomo, Andrea, lo invita rudemente a restare. Il ragazzo accetta altrettanto rudemente. I due uomini, l'adulto e il ragazzo, si confrontano psicologicamente, come se avessero deciso di sfidarsi per dimostrare chi vale di piu`. La donna, Cristina, prende il sole in reggipetto. Il ragazzo esibisce un coltellaccio a cui e` affezionato. Si diletta a giocare con il coltello, in particolare a farlo passare rapidamente fra le dita della mano. Andrea tratta il ragazzo come un mozzo che debba imparare e gli affida compiti ingrati, ma e` lui stesso il primo a compierli, per mostrargli che e` superiore. Litigano, ma sembrano anche diventare amici. Ogni tanto sorridono l'uno dell'altro. Il ragazzo e` infantile, non fa cena con loro ma poi, affamato, sottrae qualche fetta di pane e formaggio. E` orgoglioso e testardo come l'adulto, ma goffo laddove l'altro e` sicuro di se`. La moglie ogni tanto tenta di attenuare i toni duri delle loro conversazioni. Vedendo il ragazzo giocare con il coltello, l'adulto non resiste alla tentazione e gli offre impassibile la propria mano. Sono continue dimostrazioni di coraggio e di intelligenza. Poi, quando il ragazzo va di sotto, l'adulto ci prova da solo. Il vento muore, e gli adulti ne approfittano per pranzare e gettarsi in acqua. Quando il vento risale di colpo, il ragazzo non sa tenere la barca e i due adulti rischiano di essere abbandonati nel mezzo del lago. Si mette a piovere e i due uomini devono lavorare alacremente per fermare la barca. La donna si asciuga seminuda e il ragazzo le vede il seno. Giocano a stecchino e l'adulto di nuovo vuole dimostrare la sua superiorita` sul ragazzo. Il ragazzo si addormenta e tutti vanno a dormire. La prima a svegliarsi e` la donna, che sale di sopra, inquieta, a fumare una sigaretta. Il ragazzo la raggiunge e si offre di riparare la vela. Andrea viene svegliato dal rumore e si presenta irritato.
Ha in tasca il coltello del ragazzo. Andrea si comporta come un capitano sadico, costringe il ragazzo a fare da mozzo, finche' il ragazzo si rende conto di non trovare il coltello e lo reclama. Andrea lo getta via e il coltello cade in acqua. Il ragazzo gli intima di tuffarsi, i due si azzuffano, il ragazzo cade in acqua e non sa nuotare. La barca continua il suo corso. Soltanto la donna e` in ansia, lui all'inizio non le da` retta. Ma il ragazzo non riemerge e la donna si tuffa. Non lo trova. Si tuffa anche lui. Non lo trovano. Il ragazzo in realta` si sta nascondendo dietro un galleggiante. I due adulti tornano a bordo, convinti che sia annegato e la donna inveisce contro il marito. Gli intima di andare ad avvertire la polizia. Lui si tuffa per raggiungere la riva a nuoto. La donna lo accusa di voler ancora una volta semplicemente mettersi in mostra. Il ragazzo nuota lentamente verso la barca, dove la donna e` nuda. Lascia che si vesta, poi sale a bordo. La donnam che stava piangendo la sua morte, lo schiaffeggia. Poi si baciano e non resistono ai sensi. E` sera. La mattina dopo la donna lo porta a riva e lo lascia andare. Poi va dal marito che sta aspettando al molo. E` lunedi`, devono rientrare. Ma lui dirige verso la polizia. La donna gli dice che il ragazzo e` vivo e che hanno anche fatto l'amore, ma lui non le crede. Arrivati a un bivio, lui si lascia convincere a non informare la polizia, ma continua a non credere che la moglie l'abbia tradito. Tornano a casa.
Un film girato sull'acqua. Un film prevalentemente muto. Le inquadrature sono semplici, la trama e` semplice, i dialoghi sono semplici. Tutto e` misurato. Il montaggio gioca a nascondino con il pubblico. I personaggi diventano oggetti del paesaggio. In contrasto, il dialogo e` sempre violento. Polanski evita le idee grandiose a favore della psicologia quotidiana. Lo sfondo e` muto e immobile, e` come se fosse di cartapesta. L'anno dopo, Polanski si trasferisce a Parigi, dove dirige l'episodio La rivière des diamants, storia burlesca di una truffa, compiuta da un'avvenente ladra per vocazione ai danni di un riccastro in vacanza. Gira poi a Londra Repulsion (1965), il primo film che affronta decisamente lo psicologismo orrifico, cronaca agghiacciante di un processo di dissociazione psichica, al tempo stesso delirante proclama del pessimismo demoniaco di Polanski, ateo decadente più che mai convinto del trionfo del Male.
La protagonista (Deneuve) vive con l'autoritaria sorella e con il suo amante, vergine complessata emigrata da una cittadina belga nella caotica metropoli londinese. Nell'appartamento, dove è rimasta sola dopo che i due amanti sono partiti per una vacanza, l'angoscia claustrofobica e la solitudine paranoica preparano la crisi, che esplode quando uno spasimante sfonda la porta in un impeto amoroso e lei lo uccide; stesso esito ha un'intrusione del padrone di casa; la nevrosi sessuale della bella giovane (o meglio la repulsione sessuale) è al culmine: si stende in terra e si lascia morire di inedia.Primo piano di un occhio. Primo piano di una mano che stringe un dito. Deneuve e' assorta, seduta sotto una vecchia grassa il cui volto e' imbrattato. Le tiene la mano. E' la sua manicure in un istituto di bellezza. Sulla via di casa un operaio le fa degli apprezzamenti volgari e un giovane di buone maniere la rincorre. Il giovane la segue fino al ristorante. Lei e' timida, impacciata, ma finisce per accettare un invito a cena per la sera dopo. A casa la sera: si spoglia, vede le suore che giocano allegramente nel cortile del vicino convento, si lava i piedi nel lavandino, nota uno spazzolino che non e' suo. Protesta con la sorella che il suo uomo e' invadente. Arriva lui. D e' scontrosa. Lui porta fuori la sorella a cena e la lasciano sola in casa, a spiare l'anziana vicina e le suore. La notte D nel suo lettino ascolta la sorella e l'uomo che fanno l'amore: il lampadario oscilla, dal camino arrivano i gemiti della sorella. Non riesce a dormire, si rigira nel letto, osserva gli oggetti della stanza: i giocattoli, la foto di famiglia... La mattina trova l'uomo in bagno che si sta facendo la barba e fugge terrorizzata. Il padrone di casa telefona che vuole l'affitto. La sorella promette di pagare l'indomani e dice che lasciera' i soldi a D, perche' lei va in vacanza. Al lavoro l'amica di D piange perche' e' stata abbandonata da un altro uomo, si sente cosi' stupida. All'uscita D si avvia verso il ristorante dove ha appuntamento con il bel giovane, ma per strada rimane assorta a guardare una crepa nel pavimento. Il giovane la trova cosi'. La rimprovera per essere in ritardo, poi la riaccompagna a casa temendo che non stia bene. Cerca di baciarla quando scende dall'auto, ma lei scappa via. Appena in casa si lava i denti schifata. Si getta sul letto e piange. Non dorme, sente le campane del convento e la sorella che fa di nuovo l'amore. Il giorno dopo la sorella e l'uomo partono per una vacanza. La sorella lascia i soldi per l'affitto sotto il telefono. D va al lavoro e accudisce la vecchia petulante, ma rimane assorta, non risponde a nessuno. La padrona pensa che stia male e la manda a casa. A casa sola apre il frigo e trova un coniglio che la sorella non aveva finito di cucinare. Lo tira fuori e lo lascia su un tavolino. Squilla il telefono, ma non risponde nessuno. La busta dei soldi e' li' vicino al telefono. Le suore giocano in cortile. D e' affascinata dal rasoio lasciato dall'uomo in bagno. Annusa una maglia dell'uomo rimasta per terra: schifata, scappa via.
La ripugna tutto cio' che e' maschile. Nella camera della sorella apre un armadio e per un secondo le sembra di vedere riflesso nello specchio un uomo.. E' la prima allucinazione. A letto non riesce a dormire e sente dei passi che si avvicinano... Il mattino dopo si dimentica l'acqua della vasca da bagno aperta. Il coniglio e' sempre sul tavolino, comincia a decomporsi. Si chiude in camera, va a letto, sente i passi, porte che si aprono, il pavimento che scricchiola... un uomo (l'operaio) sventra la parete e si avventa su di lei... La mattina dopo squilla il telefono: e' il ragazzo che si sta preoccupando per lei. Lei riattacca senza rispondergli. Torna al lavoro, sempre piu' stranita. E' stata assente tre giorni senza giustificazione. Rimane assorta mentre sta lavorando al solito dito della solita vecchia. L'amica cerca di sollevare il suo morale, ma trova nella sua borsetta la testa fatiscente del coniglio... Fuori il ragazzo la sta cercando, l'ama davvero, e' sempre piu' preoccupato. Lei cammina in trance davanti a un incidente. A casa. Il coniglio divorato dalle mosche, il rasoio riverso sul piatto. Lei in sottoveste guarda la televisione. In cucina le patate hanno messo radici. Sente il rumore della crepa nella parete che si allarga... Scappa, si appoggia alla parete, nella parete rimangono le impronte delle sue mani... Squilla il campanello: e' il ragazzo, che vuole assolutamente vederla. Lei non risponde. Lui sfonda la porta. La trova in sottoveste terrorizzata. Si scusa. La vecchia vicina li osserva per un po'. Quando lui si volta per chiuedere la porta, D lo colpisce con un candelabro. Lui cade stordito, lei si accanisce sul suo corpo. Poi barrica la porta e trascina il cadavere nella vasca da bagno. Poi si mette tranquillamente a cucire, con la carogna del coniglio sempre piu' decomposta e le radici sempre piu' lunghe delle patate. Va a letto, apre le lenzuola e... vi trova l'operaio che la violenta. Squilla il campanello. E' il postino che infila una cartolina della sorella sotto la porta. D si aggira per la casa come in un incubo. Delle mani la afferrano dalle pareti. Squilla il telefono, e' una donna che la insulta. D taglia il filo del telefono con il rasosio. Tre musicisti di strada passano sotto la finestra. Squilla il campanello: e' il padrone di casa che vuole l'affitto. Lei non apre. Lui forza la porta. D gli offre la busta con i soldi. Lui li conta ed e' soddisfatto. Ma lei e' discinta e lui ne e' attratto. Si offre di prenderle un bicchiere d'acqua. Lei non parla, stringe il rasoio. Lui le salta addosso, lei si divincola e apre il rasoio. Lui la abbraccia di nuovo e lei gli taglia il collo. Mentre lui si tocca stupefatto la ferita, lei lo colpisce di nuovo e continua a colpirlo finche' smette di muoversi. Poi lo lascia per terra in salotto e va a truccarsi. Va a letto tutta truccata. Sente le campane delle suore, compare il maniaco che la violenta. La casa e' adesso un disastro. Lei si muove come un automa, soggetta ad allucinazioni sempre piu' forti. Piove. Arrivano la sorella e l'uomo. La sorella entra in casa e trova il corpo nella vasca da bagno. L'uomo corre a chiamare soccorsi. Arrivano i vicini incuriositi. Trovano D sotto il letto della sorella, apparentemente svenuta. Nessuno osa toccarla. L'uomo ritorna e la prende in braccio: lei apre gli occhi. Primo piano di diversi dettagli, compresa la foto di famiglia in cui lei era bambina. L'amore del ragazzo e la libidine del padrone di casa la costringono a pensare al sesso, che e' la cosa a cui non vuole pensare. L'unico modo per liberarsene e' di ucciderli. D e'affascinata dalle crepe, probabilmente un'allegoria della deflorazione. E' terrorizzata dal pensiero che ogni crepa si allarga un po' alla volta, un po' alla volta... Polanski non tenta pero' di compiere un'analisi psicanalitica, ma usa il suo disturbo per costruire un thriller. E' la suspence ad interessarlo, e il fatto che lei abbia le allucinazioni gli serve ad aumentare la suspence. Proprio il dilagare delle allucinazioni crea gran parte del terrore, il passaggio dal reale all'immaginario, il fatto che questo secondo prende poco a poco il sopravvento. Il fatto che lei sia una psicotica e' un dettaglio: ai fini del thriller lei gioca il ruolo del "mostro". Il film e' girato quasi interamente in interni, come una commedia.
Polanski visita la catastrofe mentale della donna attraverso gli oggetti che la circondano, fotografati in maniera maniacale, ciascuno di essi incubo e delirio in embrione, amplificando le poetiche degli oggetti proprie dell'angoscia espressionista e della suspence hitchcockiana. Psycho e gli orrori virginali di Bunuel soppiantano del tutto l'apologo beckettiano, recidendo gli ultimi legami con la cultura teatrale polacca, lanciando al tempo stesso una nuova era della truculenta cultura anti-borghese polacca. Dance of the Vampires (1965) è un'esilarante parodia del genere vampiresco e della superstizione in generale. La repulsione e il fascino dell'ambiente quotidiano, l'impossibilità di fuggire e la nevrosi soffocante indotta da questa contraddizione, il disfacimento della vita nel continuo protrarsi e acuirsi di questa nevrosi, impregnano anche Cul de Sac (1966), altra ripresa del triangolo amoroso, ma questa volta nell'ottica di un humour nero molto britannico.
Un industriale vedovo si ritira on la giovane amante nel castello di un isola a condurre una vita monotona e noiosa, vivacizzata soltanto da sporadici ospiti, tutti più o meno sedotti dalla donna; un giorno irrompono due banditi in fuga, uno dei quali muore mentre l'altro obbliga la coppia ad ospitarlo fino all'arrivo del capo; invece del capo arrivano due amici dei castellani, un playboy e la sua amante, che se ne vanno ignari perché il bandito si è travestito da servo; quando il suo capo lo avverte di non poter venire, il bandito decide di fuggire, ma l'industriale, istigato dalla donna che non è riuscita a sedurre il bandito, riesce ad ucciderlo; poi, sconvolto, l'omicida invoca la moglie defunta, mentre l'amante se ne va con il playboy tornato a prenderla.
L'elemento di disturbo del triangolo è questa volta un personaggio comico che, come il giullare del "Re Lear", funge da coscienza del castellano, smascherando la sua angoscia e la sua solitudine, evidentemente acuiti dalla perdita della moglie e vanamente lenite dall'assunzione di un'amante. In quell'isola l'uomo si rende conto della meschinità di tutti coloro che gli stanno attorno, egoisti, crudeli e ingrati (per repulsione dei quali si è d'altronde segregato nel castello).Il capo dei banditi è un po' il Godot della situazione: tutti vivono aspettando lui, come minaccia o come salvezza, e quando lui annuncia che non verrà, scoppia la crisi. La donna è una ninfomane cinica e depravata; è lei il male che trionfa; rappresenta tutto quanto vi è di corrotto e decadente nella società borghese. Questi quattro personaggi agiscono l'uno contro l'altro in uno spazio chiuso, che amplifica le loro libidini e le loro paure.
Fearless vampire killers Nel 1567, sempre a Londra, gira un altro horror comico, addirittura farsesco, The Fearless Vampire Killers, parodia del vampirismo e indirettamente di Hollywood, nel quale interpreta in prima persona l'assistente di un professore tedesco che intraprende una spedizione in transilvania a caccia di vampiri. Nella locanda fumosa di un oste ambiguo, dove si respira un ibrido di lussuria e di superstizione, l'assistente si innamora della figlia dell'oste, e assiste con disgusto dal buco della serratura alla sua iniziazione da parte del locale Dracula. I due vampirologhi marciano allora sul castello, dove si scatena una slapstich esilarante con una serie di gag surreali; il vampiro pederasta cerca persino di sedurre l'assistente e quando finalmente i due riescono a liberare la bella locandiera, questa si rivela a sua volta un vampiro e non esita a mordere sul collo l'eroico spasimante. Un divertimento di gran classe, infiorettato di citazioni dei grandi dell'horror.
Rosemary's baby Nello stesso anno Polanski si trasferisce a Hollywood, dove gira Rosemary's Baby (1967), dal romanzo di Ira Levin, ambientato in una New York demoniaca, che introduce uno stile narrativo ambiguo, dove incubo e realtà si compenetrano e si confondono. Il film racconta un caso di paranoia simile a quello di Repulsion, derivato dalle paure metropolitane, ma trasformato in storia dell'orrore, in thriller ad effetto, e anche in satira dei riti magici, dell'occultismo, che dilagano nei salotti bene, e infine in delirio blasfemo e surreale alla Bunuel. Rosemary (Mia Farrow) e suo marito vanno ad abitare al settimo piano di uno stabile sinistro, nel quale si dice abitassero streghe che cucinavano bambini. I vicini sono una coppia di vecchietti premurosi, dai quali riceve in dono il medaglione che portava al collo una loro pupilla morta suicida. Come per incanto il marito, mediocre attore, ottiene una grossa scrittura per sostituire il protagonista diventato cieco all'improvviso. La notte Rosemary sogna di essere violentata dal demonio in un sabba condotto dai vecchi e si risveglia con la schiena piena di unghiate, ma il marito le dice di averla presa lui, per concepire il loro primo bambino, come avevano deciso. Rosemary è una bambina ancora succube di una rigida educazione cattolica, entusiasta del nuovo alloggio e della prospettiva di diventare madre. L'anziano ginecologo che segue la sua gravidanza le proibisce tutti i medicinali e le consiglia solo i misteriosi infusi di erbe della vecchietta, nonostante le provochino acute fitte al ventre. Un amico, che le ha confidato di avere qualcosa di importante da dirle muore d'improvviso, ma fa in tempo a farle avere un libro sulla stregoneria, leggendo il quale Rosemary scopre straordinarie analogie fra il capo di una truce setta nera che abitò proprio in quel palazzo, e l'anziano vicino. Terrorizzata si libera di loro ed è lieta di apprendere che se ne stanno andando. Ma un sospetto la raggela: l'attore e l'amico sono state vittime dell'intrigo, la setta può causare invalidità e morte se in possesso di un oggetto della vittima ed è stato il marito a sottrarre loro una cravatta e un guanto proprio alla vigilia delle rispettive disgrazie. Si convince di essere circondata da satanisti e cui il marito, in cambio della carriera ha promesso il bambino. Cerca aiuto, tenta la fuga, ma il marito e il ginecologo la immobilizzano. Incosciente si sgrava, e le dicono che il bambino è morto. Nonostante il marito cerchi di tranquillizzarla prospettandole un avvenire di agi e una seconda gravidanza, lei non si da pace, non riesce a fare a meno di pensare che il suo bambino sia stato sacrificato in qualche orrendo festino. E' ancora diffidente, ma dubbiosa: si tratta di pure coincidenze, di fantasie di una nevrotica spossata dalla gravidanza o c'è veramente una congiura di streghe? Quando si accorge che le prendono il latte dal seno si arma di un coltellaccio e va a vedere cosa ne fanno. Li sorprende così tutti insieme che stanno brindando attorno a una culla nera, e l'anziano vicino le comunica sogghignando che il neonato è stato consacrato a Satana. Dopo un attimo di disperato smarrimento, Rosemary lascia cadere il coltello e sputa in faccia al marito. Ma il sentimento materno prevale su ogni altra considerazione: prende fra le braccia quello che ora è un Gesù del Male e si mette ad allattarlo, tenera e giocosa, fra gli sguardi soddisfatti dei demoni. Rosemary è una bambina perennemente spaventata dalla faccia della realtà, che vuole soltanto rifugiarsi negli affetti elementari. Il marito è una truce parodia dell'uomo di successo americano, accecato dal mito del denaro. Il giallo viene risolto completando la suspence, il culto per l'oggetto e l'ambiguità di Hitchcock con le ossessive atmosfere chiuse Kafkiane.
Che? Il cinema di Polanski si rivela stregonesca premonizione personale quando, nel 1969, Charles Manson e i suoi seguaci compiono l'atroce strage di Bel Air, sventrando la moglie Sharon Tate (incinta) durante un droga - party nella villa del regista. Dopo aver trasposto il Macbeth, il dramma shakespeariano più stregonesco, con fare umoristico e truce, Polanski gira in Italia Che? (1972), commedia grottesca che si riallaccia all'assurdo dei cortometraggi per tracciare una amara parabola sulla condizione femminile e sulle abiezioni morali della borghesia.Un'autostoppista disinibita (Sydne Rome), per sfuggire a tre malintenzionati, si rifugia in una lussuosa villa sul mare. Qui compie una piccola Odissea comico-erotica, maliziosa Alice nel paese dell'alta borghesia depravata, durante la quale incontra una serie di tipi buffi: un maniaco in una torre che si eccita in uniforme da carabiniere, un pianista che la ispeziona nel sonno, donne avvenenti più o meno spoglie, ospiti spiritati, servitori cadenti ladri, e l'anziano padrone di casa, languido sado-maso che viene generosamente soddisfatto. Alla fine però, la ragazza si spaventa (le hanno rubato ad uno ad uno i vestiti e la rincorrono nuda), e se ne va, saltando sul primo camion che si ferma: un camion carico di porci.La società ridotta alla stanca ripetizione di gesti insignificanti. Quando la ragazza lo capisce, li abbandona al loro (volontario) destino. Ingenuità e fiducia nel prossimo la tradiscono, e cade preda di teppisti, maniaci, etc...; fugge da loro per finire su un camion di porci. Galleria di macchiette allucinanti, il vecchio satiro patriarca, il giovane tiranno sadico,... di tutti Rome si innamora: del primo per pietà, del secondo per masochismo (la frusta prima di prenderla).
Chinatown. Dalla sophisticated comedy e dall'Italia del boom, Polanski passa al thriller "chandler-iano" e alla Los Angeles degli anni '30, con un altro sofisticato divertissment cinematografico: Chinatown (1975).Anni '30, Los Angeles. Jake (Nicholson) è un investigatore privato poco entusiasta del suo mestiere, che lo porta a scoprire retroscena nauseanti degli uomini. La moglie di un ingegnere ricco e potente viene a chiedergli di investigare se lui la tradisce. Inizia a pedinarlo e scopre così che l'uomo ha un'insolita integrità morale: si oppone alla costruzione di una diga perché il terreno è fragile e potrebbe causare una tragedia, e resiste alle pressioni di lobby potenti che vorrebbero invece costruire. Nicholson sta appena entrando nella vita privata dell'ingegnere e lo vede con una ragazza che parla spagnolo, che Faye Dunaway gli si presenta accompagnata da un avvocato: è lei la vera moglie dell'ingegnere, e appreso delle sue indagini e delle sue pretese che proprio lei lo abbia assunto, ha deciso di denunciarlo. Nicholson si rende conto che qualcuno vuole rovinare l'ingegnere. Decide di far luce sulla cosa, non fosse altro che per salvare la propria reputazione. Convince la moglie di essere ben intenzionato, e lei ritira la denuncia. Ma è troppo tardi: l'ingegnere viene trovato morto in circostanze misteriose. Dunaway, per non complicare le cose, alla polizia non nega di aver assunto Nicholson.Nicholson non crede alla versione ufficiale (che l'ingegnere si sia suicidato in seguito allo scandalo) e continua a indagare. Varcato abusivamente un recinto, viene fermato da due gangster che gli tagliano il naso. La donna che si era spacciata per Dunaway gli telefona per dirgli che non immaginava di venire coinvolta in un omicidio e gli dà una mezza traccia: un annuncio funebre sul giornale. Nicholson sospetta che Dunaway gli nasconda qualcosa (gli ha persino pagato la parcella). Dunaway gli confessa di aver saputo dal marito stesso del suo flirt e di esserne stata felice: lei lo tradiva a sua volta, ogni volta con amanti occasionali. Il rivale dell'ingegnere, che Nicholson sospetta di essere responsabile dell'omicidio, messo alle strette confessa di dirottare acque illegalmente e di non volere pubblicità. Dunaway si offre di pagargli la parcella per scoprire l'assassino. Ma Nicholson ha scoperto che Dunaway è la figlia del socio d'affari di suo marito. Lei conferma che suo padre e suo marito ebbero un alterco riguardo l'acqua della contea. Suo padre conferma invece che aveva litigato con il marito pochi giorni prima riguardo sua figlia, ma rifiuta di dire perché. Gli commissiona però un'indagine per ritrovare l'amante, ma rifiuta di spiegare il perché. Nicholson scopre che un'intera valle è senza acqua perché qualcuno dirotta l'acqua altrove, così la terra vale di meno e lui la può comprare. Solo che quel qualcuno risulta deceduto da due settimane mentre avrebbe comprato un terreno soltanto pochi giorni prima... Nicholson e Dunaway scoprono che tutti i proprietari di quei terreni sono i vecchi di un ospizio, del tutto ignari di essere usati a tal fine. Nicholson e Dunaway riescono a fuggire prima di essere sparati dalle guardie. N. e F. fanno l'amore. Nel pieno della notte Dunaway riceve una telefonata ed esce di corsa. Prima però gli confessa che suo padre è un uomo pazzo e pericoloso. Lui la segue e scopre che va... dall'amante del marito! Poi la confronta minacciando di chiamare la polizia, e lei confessa: è sua sorella. Tornato a casa riceve la telefonata di un uomo che gli fissa un appuntamento con la ragazza che si era spacciata per Dunaway. Va all'appuntamento e la trova morta e la polizia che lo aspetta. La polizia ha intuito la verità, ma pensa che Nicholson stia ricattando Dunaway. Nicholson racconta la tresca dell'acqua. Nicholson scopre degli occhiali nella vasca del giardino di Dunaway e ne deduce che lì l'ingegnere è stato ucciso, e che Dunaway deve sapere tutto. Dunaway, messa alle strette confessa che la ragazza è al tempo stesso sua sorella e sua figlia: suo padre la violentò a quindici anni. La bambina crebbe in Messico, lontano da lei. Adesso vuole tenerla nascosta finchè se ne andranno insieme in Messico. Jake la fa fuggire prima che arrivi la polizia. Poi Jake semina la polizia e chiede a un suo creditore di portare le due donne in Messico. L'appuntamento è a Chinatown. Telefona al padre di Dunaway e gli dice di aver trovato la ragazza. Lui si precipita. Nicholson lo smaschera; gli occhiali sono i suoi. E' stato lui a uccidere l'ingegnere onesto, che si opponeva ai suoi piani criminali. Jake ha risolto il puzzle, ma spuntano i sicari del vecchio, che gli puntano una pistola e lo obbligano a portarli a Chinatown. La polizia è già lì e lo arresta senza credere una parola di ciò che dice e lasciando libero il vecchio di riprendere la bambina, invano difesa da Dunaway che tenta la fuga in auto ma viene uccisa dalla polizia sotto gli occhi della figlia. Il vecchio si porta via, indisturbato, la ragazza che strilla disperata. La polizia lascia libero Nicholson.
Locataire. Nel 1976 Polanski si trasferisce in Francia e vi dirige Le Locataire/ The Tenant/ L'inquilino del Terzo Piano (1976), che completa la trilogia della paranoia con Repulsion e Rosemary, riprendendo anche le tecniche di confusione del sogno con la realtà di quest'ultimo. Polanski dà in questo film una grande interpretazione personale nella parte del protagonista. Ancora una volta il regista fonde nel soggetto horror, psicanalisi, thriller, teatro polacco.Le cadenze orrifiche sono desunte da deformazioni mentali degli oggetti e delle persone (mummie fameliche, maschere sataniche).La suspence scaturisce come sempre dall'ambiguità, dal non sapere se ciò che accade è realtà o parto di una fantasia malata; è certo che il protagonista sta impazzendo, ma non è chiaro quale è la causa (la follia o la persecuzione dei vicini?) e quale l'oggetto (la persecuzione dei vicini o la follia?).Il film rappresenta anche il culmine del feticismo di Polanski: l'appartamento si deforma in un crescendo disgustoso di sporcizia e di depravazione, il corrompersi del luogo segue di pari passo il corrompersi della psiche (anche qui non si sa quale sia la causa e quale sia l'effetto). Infine il doppel ganger mai così esplicito, sunto...??? delle pulsioni sado-maso androgine e incestuose emerse dal film precedente, e al tempo stesso sfogo autobiografico (il personaggio interpretato da Polanski è un polacco francese), con tanto di pulsioni aggiuntive di morte. La dissociazione è accompagnata da una progressiva regressione, che verso la fine ne fa un bambino dispettoso e testardo.Come mai negli altri due film satanici, il grottesco delle origini si è tramutato in un tragico diagramma dell'angosciosa solitudine metropolitana, in denuncia agghiacciante della alienazione urbana che deflagra dalla rispettabilità e dal decoro borghesi, in ..... dell'integrazione come perdita omeopatica" di identità, del ritualismo individuale del silenzio.La dominante demoniaca del cinema di Polanski ha una sintomatologia psichica: schizofrenia, paranoia, claustrofobia, feticismo, onirismo.Polanski ha appena affittato l'appartamento di una ragazza che si è gettata dalla finestra, che lui va a visitare in ospedale poco prima che muoia, e al cui funerale il sacerdote tiene un macabro sermone. Gli amici che lo aiutano a traslocare si fermano fino a tardi a fare festa, fra le proteste dei condomini: l'austero padrone di casa, pettegole acide, etc. E' ossessionato dalla loro mania per il silenzio, tra l'altro tutti curiosamente a stare a lungo in piedi nella toilette comune. L'appartamento conserva ancora i segni della vita della ragazza, dal lucernario squarciato, al dente nascosto con l'ovatta nel buco della parete, l'amica conosciuta in ospedale con cui si ubriaca, il bar dove gli servono le stesse cose che prendeva lei. L'ossessione lo incalza. Scopre che la toilette è tappezzata di geroglifici, vede una donna che si sbenda dalla finestra di fronte; compra parrucca e scarpe da donna, indossa gli abiti della morta; scopre di aver perso un dente, che adesso è nascosto nel buco della parete. Si convince che i vicini vogliano farlo diventare una copia della morta e spingerlo al suicidio come spinsero lei, ognuno intento ad oscuri rituali: una è legata e viene picchiata, un altro è vestito da giullare; una mano cerca di afferrarlo dalla finestra. L'amica lo ospita a casa sua e lo cura, ma la mattina lo lascia solo e nel delirio lui si convince che anche lei faccia parte del complotto; fugge per le strade e viene investito da un'auto, gli sembra che i curiosi siano i condomini, cerca di strangolare la vecchia che lo soccorre, prima che lo immobilizzino e lo riportino a casa, ormai completamente debilitato e in preda al delirio. Accolto freddamente dalla portinaia e dal padrone di casa, appena in camera si travesta da donna, sale sul davanzale e si butta dal lucernario appena finito di riparare. I vicini si precipitano a soccorrerlo, ma lui, che rantola sanguinante per terra, pare che sogghignino; si trascina su per le scale fino all'appartamento, farfugliando, sale di nuovo sul davanzale e si ributta giù. L'ultima inquadratura è l'urlo della suicida in ospedale, quell'urlo che probabilmente è rimasto nella mente del giovane fino a farlo impazzire.L'atto suicida di questo inquilino represso dai continui richiami alla rispettabilità e al silenzio (anche lui come Rosemary fondamentalmente un bambino spaventato) è l'estremo appagamento esibizionistico di chi vuole urlare almeno una volta "io sono questo", liberarsi dalle catene della spersonalizzazione per esplodere la propria emotività, infrangere il rito magico e macabro di cui tutti sono succubi, zombie metropolitani: l'esibizione circense del doppio salto mortale eseguita con calcolata ferocia e premeditazione restituisce dignità a un corpo martoriato dal sacrificio dell'alienazione.Polanski si conferma regista degli ambienti chiusi, dell'incubo, dell'attesa della catastrofe.
Pirate. Dopo la catarsi melodrammatica di Tess (1979, da Hardy) dirige Matthau in Pirates (1986) un comico film di avventura revival. Un miserabile pirata del XVII secolo alla deriva nell'oceano su una zattera, affamato al punto di tentare di mangiare il compagno di sventure, un baldo e giovane francese, catturato da un galeone spagnolo, progetta di rubare, con l'aiuto di un negro, il trono d'oro che gli spagnoli hanno sottratto a una tribù indigena (dopo averla massacrata). Il capitano della nave è un crudele che obbliga persino Matthau e il francese a mangiare un topo bollito, ma a bordo c'è anche la nipote del governatore, di cui il francese si invaghisce. Matthau riesce a provocare la rivolta e ad impossessarsi di nave, capitano, damigella, e trono. Va a vendere gli ostaggi a un viscido mercante, in un villaggio abitato da vecchi corsari sdentati, rimbecilliti e sgorbi. Durante le feste il capitano spagnolo riesce a fuggire con il galeone e il trono; Matthau arruola una ciurma di vecchi e si reca dal governatore a chiedere il riscatto; questi non darebbe nulla per la nipote, ma cede alla più banale tortura. Ottenuto il trono d'oro, Matthau e il francese fuggono a bordo di una barca, ma restano impigliati in una fune. Condannati a morte, li salva il negro. Il galeone dei pirati assalta il vascello spagnolo nell'arrembaggio decisivo. Matthau riesce a fuggire su una barca con il trono. Il francese è invece ...?? con lui, mentre su un'altra barca si allontanano il capitano(?) e la bella, invano contesa dal francese.
La sua guerra privata, attraverso continui capovolgimenti di fronti e un ...?? ostinato e ostentato di sequenze da Errol (?) Flynn, è destinata a fallire e ricominciare da capo, dalla piccola barca alla deriva. Slapstich e ferocia si fondono liberamente: la mitologia del sacro graal viene ridotta a un'allegoria della voracità umana, in un caos morale che non lascia spazio per l'eroismo. L'epica nichilista di questo fallito incanaglito è un'allegoria della catastrofe dell'esistenza umana.
Frantic Un chirurgo in vacanza a Parigi si aggira in un universo in cui nessuno è disponibile; quando la moglie viene rapita, inizia un calvario morale fra gente indifferente o maleducata, dalle ambasciate ai night club. Infine approda a un cabaret dove incontra una ragazza e dove si scontrano bande rivali di gangster per un souvenir. Quando arrivano in hotel, scoprono di aver preso la valigia di altri, mentre lui si fa la doccia, lei viene rapita; nessuno gli crede, ma lui intuisce che ha a che vedere con la valigia; vi trova l'indirizzo di un night (dove si spaccia droga) e un nome; si fa indicare l'appartamento di un tizio e lo trova ucciso; aspetta, e vede arrivare una ragazza bella e selvaggia: è lei la proprietaria della valigia, che ha usato per contrabbandare qualcosa, ma non sa cosa, nascosta dentro un souvenir della Statua della Libertà. Lei è terrorizzata nell'apprendere che ha consegnato la valigia sbagliata; anche a lei non importa nulla della sorte della rapita, cinica e indifferente, un tipico animale della jungla. Infatti viene aggredita in casa da due agenti segreti americani. Lui la salva, ma nell'arrampicarsi sui tetti perde la statuetta, che cade e si rompe: dentro c'è un detonatore. Finalmente si fanno vivi i rapitori e fissano uno scambio. L'ambasciata americana ha scoperto di cosa si tratta (una bomba atomica per i paesi arabi) e ora finalmente si interessa al caso. All'appuntamento lo scambio fallisce per l'irruzione dei due agenti CIA. Nei night club degli arabi (di lusso questa volta) concordano un altro scambio. Questo riesce, la moglie è libera, ma gli agenti irrompono di nuovo e nella sparatoria la ragazza viene uccisa.
The Ninth Gate (1999): Con The Ninth Gate Polanski da' un esempio di quanto possa contare il tocco del regista in un film. La trama, tratta dal libro di Arturo Perez-Reverte, vede Johnny Depp nei panni di un cacciatore di libri antichi. Boris Balkan, un inquietante collezionista possiede una delle tre copie esistenti di The Ninth Gate, libro sul diavolo scritto, pare, con l'aiuto di Lucifero in persona. Cerca gli altri due per verificare l'autenticita' del proprio e invia Depp in Europa. Balkan ha comprato la sua copia da un certo Telfer, poco prima che questi si suicidasse, e la scena si popola di personaggi bizzarri, dalla vedova di Telfer, che reclama il libro come suo, a Emmanuelle Seigner, ragazza senza nome che segue e protegge Depp ovunque. Si profila uno scenario di ciarlatani e satanisti quando diventa chiaro che i tre libri insieme servono, secondo una leggenda, ad evocare Lucifero in persona. Le emozioni migliori vengono dalla mano di Polanski. Tutte le scene hanno forte personalita'. La suspense e' creata con inquadrature di sbieco, movimenti lenti della macchina da presa e dettagli che ricorrono (le scarpe da ginnastica, gli stampatori portoghesi uguali ai volti sulle incisioni), ricordando un po' Dario Argento. The Ninth Gate e' "anche" un discreto giallo intorno a un libro, sicuramente superiore ad altri thriller proposti recentemente (The General's Daughter, The Eye Of The Beholder, Reindeer Games). D'altro canto e' pure un film sulla maniacalita' dei bibliofili, vero filo conduttore del racconto. Emmanuelle Seigner e' angelica quando plana, letteralmente, a difendere Depp e diabolica nello sguardo, lasciando intuire una spiegazione alternativa per gli eventi. Mal realizzato il film si sarebbe risolto in un guazzabulgio esoterico. Qui invece il risultato e' un vortice di morbose ossessioni. (7.5/10)
Il Pianista (2002), adattamento dall'autobiografia di Wladyslaw Szpilman, è un film sull'olocausto, degno di nota soprattutto per la ricostruzione accurata della vita in Polonia durante l'occupazione tedesca, ma aggiunge poco a questo genere di film ed è privo dello humour nero di Polanski. Troppo serio, sembra un adattamento diligente di un libro altrui, non un'opera d'arte personale. Di gran lunga la componente più sorprendente del film è la meticolosa, quasi maniacale riproduzione dell'ambiente. Polanski ha addirittura trovato una città completamente in rovina (nella Germania dell'Est), essenziale per esprimere lo stato d'animo di un uomo che si risveglia in un mondo distrutto. Il protagonista è un pianista ebreo a Varsavia prima della guerra. Egli vive con i suoi genitori, un fratello e due sorelle in un appartamento ben arredato. Un giorno la Germania attacca la Polonia e loro vedono carri armati invadere le loro strade. Presto i tedeschi emanano leggi contro gli ebrei. Suo padre sa che non ha senso ribellarsi ed accetta di umiliarsi di fronte ai tedeschi. Il protagonista deve fare la stessa cosa per preservare il suo lavoro quale pianista. Suo fratello è l'unico in famiglia che, almeno verbalmente, si oppone al fatto di essere trattati come animali. Di fatto però lo sono: presto scoprono che la maggior parte delle istituzioni (aziende, stabilimenti) sono proibite e che i polacchi ignorano quanto sta per succedere. Vedono soldati tedeschi lanciare un vecchio fuori dalla finestra ed il resto della sua famiglia fucilata per strada come i topi. La situazione peggiora quando i tedeschi decidono di isolare gli ebrei in un ghetto. Adesso patiscono anche la fame. Suo fratello viene arrestato ed il pianista deve pregare suo zio, un fascista che collabora con i tedeschi, di rilasciare il giovane. Il giovane invece avrebbe preferito rimanere in carcere piuttosto che chiedere un favore allo zio che lui considera un traditore. La loro sorte continua a peggiorare, poiché i tedeschi li spostano in una baracca, che devono dividere con altre famiglie. I tedeschi gli ordinano di mettersi in fila e di affiancarsi ai treni che li porteranno al campo di concentramento. Una donna chiede qualcosa ad un ufficiale e viene da lui freddamente uccisa. Il pianista viene salvato dallo zio, che lo trascina lontano dalla folla e lo fa fuggire, mentre la sua famiglia viene spinta all'interno del treno e rinchiusa come bestiame. Il pianista inizia la sua odissea in una città dove la popolazione odia gli ebrei e comunque non vuole avere niente a che fare con loro. Egli ottiene un lavoro dai nazisti per aiutarli nelle costruzioni. Uno degli ebrei che lavora con lui è membro della resistenza che sta preparando un'insurrezione, ed aiuta il pianista a mettersi in contatto con una sua vecchia conoscenza, un'attrice. Essa gli procura un appartamento e del cibo, ma egli vive come un prigioniero. Dalla finestra vede gli ebrei massacrati (sterminati) dai nazisti durante il loro disperato tentativo di opporsi. Un giorno il pianista viene informato che l'attrice è stata arrestata e che i nazisti verranno presto ad arrestarlo. Quando vede arrivare una jeep piena di nazisti, il pianista si prepara a saltare dalla finestra piuttosto che farsi arrestare, ma poi si accorge che stanno per arrestare qualcun altro. Egli è costretto a lasciare l'appartamento comunque, quando un suo vicino di casa fanatico scopre la sua presenza e si mette ad urlare "Ebreo! Ebreo!". Egli ha con sé un indirizzo da utilizzare in caso di emergenza. Gli procurano un altro posto dove nascondersi. Le sue condizioni fisiche e mentali si deteriorano. Egli apprende che gli alleati sono sbarcati in Francia e che i russi stanno avanzando. Egli vede la resistenza polacca attaccare i tedeschi. Quando i tedeschi, come rappresaglia, si mettono a bombardare l'edificio, il pianista deve salire fino sul tetto, quindi giù in strada. La città è ridotta in macerie. Sembra che egli sia l'unica persona rimasta in vita, poiché egli scala mucchi di rovine scavando in cerca di cibo. In questo mondo surreale, egli cerca riparo nell'attico di un edificio. Un ufficiale tedesco lo trova lì. Il pianista è terrorizzato ma scopre che questo tedesco non gli è ostile. Lo ascolta suonare il pianoforte e gli offre del cibo. Egli arriva addirittura a spostare il quartier generale tedesco in quel medesimo edificio e lo continua ad aiutare, nascondendo l'ebreo dalla sua stessa gente. Quando i russi entrano a Varsavia, il tedesco saluta il pianista e gli regala il suo mantello. A causa di ciò egli rischierà di venire ucciso dai russi essendo stato scambiato per un tedesco. La guerra è finita ed egli ritorna presto a suonare il pianoforte. Il tedesco che lo ha aiutato è stato catturato dai russi e morirà in un campo di concentramento russo.
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