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Intervista @ Ushas

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 Chi è Ushas? Il nome Ushas indica la figura di una dea legata all’antica letteratura dei Veda, il corpus letterario sacro dell’India, da cui quelle correnti religiose oggi definite “Hinduismo” trovano le loro radici. Sebbene alcune delle mie canzoni si ispirino in particolar modo alla filosofia, all’arte e al pensiero buddhista indo-tibetano, tuttavia la scelta di Ushas come nome per la band riguarda proprio il senso che implica la figura di tale dea: Ushas è la dea dell’aurora, la prima esperienza legata al risveglio, la mattina, dolce e delicata nei suoi colori. Ushas è la signora della luce, generosa verso gli uomini, dalla figura irresistibile, di cui si descrive il seno meraviglioso. Figlia del cielo, la sua esperienza intima trascende il limite dei sensi e consente lo sviluppo della coscienza degli esseri.
 
E, d’altro canto, così come essa induce a un nuovo inizio, implicitamente manifesta anche la cessazione, la fine, circolo naturale di tutto ciò che ha origine… Certo uno spunto interessante per una band romana che fa rock e hard rock! Di cosa trattano le vostre canzoni? I testi degli Ushas possono dirsi tripartiti nei temi che affrontano: vi è il mio speciale interesse per un indagine filosofica riguardo alle esperienze del nostro quotidiano, indagine, come detto sopra, legata soprattutto ai metodi della visione buddhista (detta della via di mezzo), un’indagine atta a riscoprire l’essenza più profonda della funzionalità del nostro essere (nulla esiste di per sé, ma tutto si dà in condizione causale). Gli altri due aspetti sono legati al concetto del viaggio e, debitamente legato a questo, alla letteratura, in particolare beatnik americana degli anni 50’-60’, legata a poeti quali Ginsberg, Corso, Ferlinghetti, Snyder, o scrittori quali Kerouack, Cassady, e così via, fondamentali per la mia formazione e conseguente ispirazione. Il viaggio è la costante del senso della nostra esistenza, e i suoi simboli, dalla strada, alla motocicletta in corsa, all’assenza di limiti e confini così come anche a treni assaltati o rapine finite male, rappresentano nei nostri testi gli stati mentali che la nostra coscienza affronta solitamente quando incontra il piacere, la paura, la speranza, l’abbandono, i concetti di bene e male, vero e falso.

E dal punto di vista musicale? La musica degli Ushas trova le sue radici nell’esperienza 60’-70’, quel periodo, cioè, in cui è con il rock che artisti musicisti hanno cominciato a viaggiare all’interno del mondo esterno ed interno, cercando sé stessi e tutto il resto, sperimentando la possibilità di nuove forme di pensiero e di parola, scrivendo poesie immortali in forma di canzone. L’origine musicale della band è stata volta alla psichedelia, sperimentazione di suoni e versi sui quali l’oriente filosofico ha gettato il suo abbraccio durevole; sulla base di ciò, nel tempo la forma canzone ha trovato il suo sviluppo definitivo, ampliando il suo contenuto a contestualizzazioni più hard blues e a tratti heavy, tracciando una linea conclusiva che va dai Grateful dead ai ZZTop più moderni, dai Grand Funk Railroad all’hard rock più moderno, toccando Deep Purple, Zeppelin, Sabbath, Cactus e Mountain.

Sulla scena romana ormai siete già da dieci anni e avete un discreto seguito, tanto che aprirete il concerto deli Movida -storico gruppo di Mario Riso (Rezophonic)- il 18 aprile al Jailbreak. Quali progetti avete ora in cantiere? Di concerti importanti, oltre che interessanti, se ne sono fatti, basti ricordare l’apertura al Jailbreak a Maurizio Solieri, chitarrista di Vasco Rossi, che ci ha riempiti di complimenti definendo il nostro un rock realmente moderno pur con l’incisività seventies, totalmente autonomo dai clichè del pop moderno. La band è stata anche chiamata a partecipare alla realizzazione del video di Max Pezzali per il brano “Mezzo Pieno Mezzo Vuoto”, esperienza utile soprattutto per il confronto con band e amici legati a generi realmente “alternative”. Attualmente la band si sta unendo a un managment dall’attività internazionale, la Alkemist Fanatix Europe, lo scopo è quello di far conoscere ancora di più la musica della band, sia in ambito romano che esterno, e contemporaneamente ricercare il contatto con le etichette discografiche, percorso questo, oggi abbastanza complesso.

Cosa ci proporrete durante il live al Jailbreak? Per il concerto del Jailbrak la band presenterà i suoi cavalli di battaglia: Fuorilegge come apertura, Assalto al treno, Caramelle dalla sconosciuta, Fuori di testa e Maledetta notte, la vera hit della band, conosciuta e cantata da tutti gli amici e fan del gruppo. Probabilmente, una nostra amica sarà sul palco con noi e presenterà i nostri brani in maniera…non ortodossa, o almeno questo è ciò che ci ha proposto senza svelarci nulla di più. E noi, chiaramente, staremo al gioco!

Movida e Ushas in concerto
18 aprile 2009, ore 22.00
Jailbreak Live Club Via Tiburtina, 870 00159 Roma
TEL: 064063155
Ingresso 6 euro

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