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Comunicazione sociale: istruzioni per l’uso

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Presso l’ex Caserma Sani, oggi sede distaccata della Facoltà di Scienze della Comunicazione si è svolta la seconda edizione della manifestazione Com.onlab, organizzata dagli stessi studenti della facoltà che hanno dato vita ad un ciclo di seminari svolti in tre giornate.
Il tema trattato in questa ultima giornata è stato quello relativo a “Gli usi, gli scopi, e le finalità della comunicazione nel terzo settore”.


Sono intervenute al seminario due rappresentanti della cooperativa PARSEC, Alessandra Della Ragione e Valentina Panetti, che hanno illustrato due progetti da loro promossi e rivolti alla prevenzione dell’uso delle sostanze psicoattive (alcool e droghe): “Oltre il muro” e “Connessioni in movimento”.
Le responsabili di questi due progetti hanno evidenziato come l’obiettivo principale di queste due azioni sia  “dare informazioni per rendere l’individuo in grado di scegliere” dunque una scelta autonoma e consapevole, alla quale si può giungere solo attraverso un flusso comunicativo. E non imponendo un comportamento ritenuto giusto, come spesso invece molti messaggi ministeriali tentano di fare,tralasciando tutte le informazioni che potrebbero essere utili a chi si trova coinvolto con l’uso di queste sostanze.  I contenuti dei messaggi devono essere oggettivi, devono dare informazioni non solo sui rischi reali ma anche sui così detti effetti positivi e ricercati e far giungere così all’individuo a delle scelte consapevoli. Obiettivo della  comunicazione è: sviluppare innanzi tutto una cultura della prevenzione, dare delle informazioni sul piano fisico, psichico e legale (non dobbiamo dimenticare infatti come le leggi in questo ambito cambino molto velocemente, e come molto spesso molti giovani si siano trovati in particolari situazioni legali senza neanche sapere perché.), favorendo uno sviluppo della, più volte richiamata, consapevolezza, per arrivare, infine anche, alla percezione del proprio limite. In definitiva, promuovere delle campagne antistereotipe.
Ma anche sponsorizzare i servizi presenti sul territorio, spesso poco conosciuti, anche da chi ne avrebbe bisogno, come i consultori familiari.
Affermano ancora, le due responsabili, come l’ azione di strada, l’adattamento delle azioni in base al contesto e l’individuazione di un modello di comunicazione che parta dal linguaggio dei destinatari, rappresentino i presupposti per una comunicazione efficace, sottolineando inoltre l’insufficienza del dare le informazioni solo attraverso i media.
La  strategia di comunicazione deve utilizzare più canali per essere più efficace.   
Alcuni degli strumenti utilizzati sono “la stanza di decompressione” ricreata nei locali notturni e nelle discoteche, che rappresenta sia un possibile contatto con gli operatori e una fonte di informazioni, ma anche un luogo dove rilassarsi e riprendersi, prima di mettersi alla guida della propria auto, dopo una notte di “sballo”. Altri strumenti utilizzati sono la creazione di cartoline per il progetto “oltre il muro” e la creazione di poster per il progetto “connessioni in movimento” ma anche fumetti e internet. Tutti strumenti che cercano di rendere  il contatto e la comunicazione più piacevole.
Una grande importanza in queste azioni viene data alle relazioni, perché è importante creare un flusso comunicativo di informazioni non unilaterale e continuare così non solo a dare informazioni ma anche a riceverle, provenienti dall’ambiente in cui si applicano questi progetti, dandosi cosi la possibilità di continuare a crescere e a migliorarsi.
Non dobbiamo dimenticare che non poco tempo fa le azioni di volontariato si ponevano in antitesi rispetto al lavoro di mercato e non rientravano nella definizione economica di lavoro. Oggi grazie a un processo di polarizzazione tra le organizzazioni volontarie: da un lato troviamo le associazioni più piccole, non consorziate, che privilegiano la loro autonomia, dall’altro troviamo le organizzazioni più grandi, appartenenti spesso a consorzi regionali o nazionali, diventando interlocutori privilegiati delle istituzioni pubbliche.
Si parla in proposito di un processo di snaturamento e di commercializzazione del terzo settore, infatti, a seguito delle difficoltà del bilancio dello stato si è largamente sviluppata la pratica della delega della gestione di numerosi servizi, tramite il ricorso a gare di appalto. Dando cosi la possibilità alle organizzazioni non profit di concorrere con le imprese private.
Per il lavoro volontario è all’opera un processo di riconoscimento sociale a partire dalla legge 266/91 che ha fatto delle organizzazioni volontarie e non profit soggetti giuridici riconosciuti, tutelati e incentivati, istituendo “Centri di servizio per il volontariato” in tutta Italia. Nella legge328/00 questi soggetti vengono chiamati a svolgere un ruolo istituzionale o quasi, nel quadro della costruzione dei piani sociali regionali e  locali o nella coprogettazione di programmi e servizi. Mentre la legge 309, riferendoci, in particolare ai due progetti presentati dalla cooperativa, istituì il Fondo nazionale per la lotta alla droga, che finanzia oltre alle organizzazioni volontarie anche le campagne del ministero. Ma ancora oggi possiamo affermare che le organizzazioni del terzo settore continuano a lavorare nell’ombra.

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