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Disorder di Gianfranco Franchi

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 Abbiamo letto di concerti, vespe e colli bolognesi, ninfette ninfomani e imbecilli che fondano gruppi rock. Disorder è altro. È una voce multireferenziale e personalissima. È una prosa originale, partorita in anni di studio, silenzio, ricerca e sperimentazione.  Non sta a me dire se Disorder, se questo altro, è migliore o peggiore di quello che abbiamo già letto. Né a me né a una generazione tanto omologata quanto vacua. Starà al singolo lettore. Perché Disorder parla ai singoli individui, alle anime salve. E solo dopo un corpo a corpo tra autore e lettore ognuno di noi potrà emettere la propria personale sentenza. Una sentenza che Franchi non può che attendere sereno e imperturbabile. Consapevole di essere un autore in grado di far saltare per aria sia il plot che le aspettative del lettore. Un autore spiazzante, capace di rischiare, renitente sia ai compromessi editoriali che a quelli stilistici. (Paolo Mascheri)

 


 

 

 

Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), detto Lankelot, ha pubblicato due “laboratori” di poesia: L’imperfezione – Opera III (2002) e Ombra della fontana. (2003). È stato coordinatore di due riviste letterarie indipendenti, Ouverture e Der Wunderwagen, tra 1997 e 2003, e anima del portale di comunicazione e critica letteraria e dello spettacolo Lankelot.com, dove ha scritto recensioni di libri, film e dischi e pubblicato racconti, coordinando 160 collaboratori. Quindi, ha rifondato un sito collettivizzato:Lankelot.eu. È redattore del mensile di moda “Vetrine”.



IL PARERE DI FRANCESCA MAZZUCATO da http://scritture.blog.kataweb.it/

 

Sono come la maionese questi racconti. Inizi e partono discretamente, una narrazione gradevole, di discreto equilibrio e di lettura che fila,  non grandi sorprese e qualche intuizione, alcuni racconti davvero ben fatti, alcuni sfilacciati quel tanto che basta, discretamente coinvolgenti. Questo per circa metà libro. Ad un certo punto, come la maionese dicevo, impazziscono. Impazzisce il linguaggio, si libera, si abbandona, diventa uno scatto verso l?arrivo(quale? Da decidere, da sentire), diventa un attacco alle solitudini nostre quotidiane, scivola, rotola, si insinua, ti salta addosso. Accade, non so neanche dire come, o perché. Non so nulla dell?autore,  so solo che si occupa di critica letteraria nel portale www.lankelot.com . Questo nulla va bene perché posso dirvi senza timore di minuetto che il suo, ad un certo imprevedibile punto, diventa un libro( racconti, ma anche i medesimi tasselli, gli stessi imprevedibili smottamenti e le variabili della medesima storia) diventa un libro magnifico. Ci sarebbe forse voluto un pochino di editing attento per uniformarlo, ma in fondo , nella distonia dei due livelli, quello pre e post maionese impazzita, c?è una certa dose di sorpresa che non guasta, un certo fascino.

 

Quando il linguaggio compie questa virata accade quello che non si spiega bene a parole ma che accade quando le storie diventano tue con potenza. C?è una bellezza che ferisce, che si conficca dentro. Il racconto PELLE commuove, ne percepisci ogni singola parola, ogni angolazione, ogni isteria sintattica, ( e anche nei seguenti), la scrittura di Franchi ti si attacca riga dopo riga, uccide e  rigenera, gioca, ti mostra l?autore in mutande, ti svela il mondo quando è abitato dal tutto e dal nulla e allora inevitabilmente pensi, ma dov?era questo scrittore? E? il carnefice di certezze consolidate sul buon scrivere, quello giusto e calibrato, il torturatore di quel ?perbene ? di una certa scrittura nostra contemporanea( che può contenere omicidi o incesti ma resta perbene nel fine e nello scopo). E? il kamikaze letterario del contesto adatto. Franchi gioca fuori casa e sembra che se ne freghi, che ci provi gusto a imporsi esili, esistenziali, letterari, fisici  e mentali. Ma non c?è noncuranza. Dietro si comprendono, sulla pelle, appunto, letture importanti e una formazione atroce nella sua completezza d?irresponsabile duttile flessibilità. Un papiro di possibilità si srotola man mano leggendo questo libro, riga dopo riga s?accende la pagina e parte un sottofondo che è musica che addenta e occupa corpo, pori, mucose, naso e bocca come solo la musica e certa letteratura sanno fare. Paolo Mascheri scrive una prefazione scorretta, intensa, selvaggia, dannata, affettuosa senza eccesso e senza diventare futile ornamento, anzi.

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