Il cosidetto Quartiere Africano è molto lontano dalle normali mete di un turista a Roma, che probabilmente sentendone parlare immaginerebbe un vivave quartiere multietnico, nel quale abbondano mercati colorati di frutta esotica e statue d'ebano, dove comprare tambuti di pelle ed oggetti tribali. Al contrario, il Quartiere Africano è un lussuoso quartiere residenziale, sviluppato tra le consolari Salaria e Nomentana; l'Africa è evocata solo dal nome delle strade che lo percorrono, viale Somalia, viale Libia, via Tripoli. Al centro del quartiere è situato un antico monumento conosciuto come "Sedia del Diavolo"
Il Quartiere Africano, inserito all'interno del quartere Trieste è stato realizzato durante gli anni ''30, come quartiere residenziale in stile neo liberty e la toponomastica è ripresa dalla geografia delle colonie, vanto e gloria del ventennio. Ai margini del quartiere è situato un luogo storico di cardinale importanza, la Basilica si Sant'Agnese fuori alle mura, che con l'annesso mausoleo di Santa Costanza è stato per secoli il più importante centro monumentale situato sul tracciato della vecchia via Nomentana. La nostra attenzione però si concentra su un manufatto di secondaria importanza, che tuttavia per secoli ha goduto di una pessima fama.
La sedia del Diavolo non sono altro che i ruderi di un antico sepolcro romano del II secolo, attribuito a tale Elio Callisto, liberto dell'imperatore Adriano. Si tratta di un monumento funerario a tempio, con pianta quadrata, formato da due piani, entrambi ornati da nicchie, alcune dei quali di pregevole fattura; il piano superiore presenta due finestre quadrate per lato, ed è sormontato da una piccola cupola. Il tempo è stato parecchio inclemente con questo monumento: un intero lato è completamente crollato, ed altri due lati sono molto logorati superiormente, il pavimento del piano superiore è crollato per quasi tre quarti, per il cedimento della volta sottostante. Su buona parte del perimetro si aprono fessure e le infiltrazioni d'acqua hanno compromesso anche il pavimento a mosaico del piano inferiore. Una scala porta al sarcofago vero e proprio, sotto il piano stradale.
I segni del tempo hanno fatto curiosamente assomigliare il monumento ad un enorme sedia comoda, un tipo di seduta usata per defecare nei secoli passati. Più precisamente l'unico lato integro sembra un enorme spalliera, i due lati attigui due giganteschi braccioli, mentre il pavimento, che presenta un enorme buco al centro, ma resta ancora presente vicino ai lati, sembra l'alcova di un enorme deretano. Da questo a considerare il monumento una sedia da cui il signore delle tenebre guardasse i pelegrini di passaggio diretti alla vicina Santa Agnese ed a Roma, il passo è breve.
Bisogna anche considerare la posizione del monumento, che si ergeva su una collina in aperta campagna, probabilmente cosparso di rovi e piante rampicanti, ma pur sempre visibilissimo dalla strada,distante poche centinaia di metri. La notte il posto era molto frequentato dalle prostitute e dai vagabondi che solevano accendervi all'interno dei fuochi per scaldarsi, annerendo così le pietre, e rendendo ancor più impressionante il rudere. Sono stati molti i pittori, soprattutto romantici, che si sono lasciati ispirare da questo monumento che si ergeva isolato e maledetto nella campagna romana.
Grazie ad un intervento di restauro ed alla riqualificazione della piazza, il monumento ha riacquistato diginità. E stata sicuramente un opera encomiabiile, perchè il sepolcro presenta soluzioni architettoniche non comuni. Ciononostante, fino a pochi anni fa era ancora possibile vedere le devastazioni dei fuochi ed i pentacoli insanguinati dipinti con le bombolette sul muro interno, nonche numerosi resti di candele.
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