GUNDAM - by Satyrnet.it AULAMANGA
Mobile Suit Gundam fu ideata da Yoshiyuki Tomino insieme al gruppo creativo della Sunrise che utilizzava lo pseudonimo Hajime Yatate con l'intenzione di presentare una serie robotica molto realistica, incentrata su un tema specifico introdotto da un interrogativo di fondo: perché gli uomini continuano a farsi la guerra?[2] Tra le diverse fonti di ispirazione è indicata anche l'opera dello scrittore di fantascienza americano Robert A. Heinlein Starship Troopers, del 1959: in particolare, l'idea di base del mobile suit deve le sue origini alla powered suit (tuta potenziata nella traduzione italiana del romanzo) immaginata da Heinlein. La serie doveva intitolarsi inizialmente Freedom Fighter Gunboy o più semplicemente Gunboy (in inglese, gun = pistola, boy = ragazzo), perché il robot del titolo era armato con un fucile ed il target di riferimento del programma erano i ragazzi. Nei primi stadi della produzione c'erano, quindi, numerosi richiami alla parola inglese freedom (libertà): per esempio la nave madre White Base (Base Bianca) si chiamava in origine Freedom's Fortress (Fortezza della Libertà), il Core Fighter era il Freedom Wing (Ala della Libertà) ed il Gunperry (l'aereo da trasporto per mobile suit) si chiamava Freedom Cruiser (Incrociatore della Libertà). Il nome tuttavia non fu ritenuto efficace, ed il gruppo Yatate provò allora a combinare la parola "gun" con l'ultima sillaba di "freedom", per formare la parola "Gun-dom", ma a Tomino non piaceva l'effetto della sua trascrizione in katakana e così lo cambiò ancora nel definitivo "Gun-dam", spinto anche dal significato che in questo modo il nome acquisiva: un'arma potente abbastanza da trattenere i nemici, come una diga (in inglese "dam") trattiene le inondazioni. Il gruppo di produzione continuò quindi a sviluppare la trama e l'aspetto dei mezzi e dei personaggi fino al Gundam che conosciamo oggi.
Proprio la prima serie televisiva rappresenta un punto
di svolta nella storia degli anime e dei manga robotici,
in quanto capostipite del sottogenere dei cosiddetti
real robot.Esso differisce da quello precedentemente in
voga dei super robot per diversi aspetti stilistici e
tematici, quali la verosimiglianza tecnologica e la
complessità della trama sotto il profilo morale, che
pure si riscontrano in embrione già in una precedente
opera di Tomino, la serie Muteki Chojin Zanbot 3 (Zambot
3), prodotta sempre dalla Sunrise. Sotto il primo
profilo, almeno nelle prime opere ambientate
nell'Universal Century, tutti i mezzi sono trattati come
macchine "vere", che necessitano di energia, munizioni e
riparazioni in caso di danni o malfunzionamento. La
tecnologia è verosimile ed implica nozioni scientifiche,
come i punti di Lagrange, i cilindri di O'Neill come
ambiente di vita nello spazio, e la produzione di
energia basata sul ciclo di fusione nucleare dell'elio
3. I mobile suit ("armature mobili", generalmente
abbreviati in MS) sono macchine antropomorfe multiuso ai
comandi in genere di un singolo pilota. Ogni mezzo è
realistico, si può sporcare, danneggiare, rompere od
esplodere, ed è provvisto di una sigla di
identificazione o numero di serie come un qualunque
mezzo militare (per esempio il Gundam della prima serie
è contrassegnato dalla sigla RX-78-02).
Ma, al di là del realismo tecnologico ampiamente
sottolineato, l'innovazione forse più importante,
introdotta anche questa soprattutto con le serie
ambientate nell'Universal Century ed in parte ripresa da
quelle della Cosmic Era, sta invece proprio nello
spostamento dell'attenzione dalle macchine ai
personaggi, cosa che segna maggiormente la differenza
con le serie dei "super robot" alla Go Nagai, dove un
eroe "buono", spesso e volentieri identificato nel robot
salvatore, deus ex machina per antonomasia, si
contrappone il più delle volte ad un nemico incarnazione
del male assoluto. Proprio questo tratto morale un po'
manicheo e semplicistico lascia il posto, in Gundam, ad
una complessità drammaturgica in cui la stereotipata
contrapposizione tra bene e male viene scardinata con il
riferimento, pure questo assolutamente realistico, alla
tragica avventura umana della guerra in quanto tale, che
non è mai fatta da buoni contro cattivi, ma da esseri
umani che, per ragioni spesso a loro estranee, sono
costretti in ogni caso ad affrontare morte, distruzione
ed alienazione. E di questi personaggi gli autori
approfondiscono le emozioni, i sentimenti, le ambizioni
e la psicologia, inquadrando il tutto in una cornice di
verosimiglianza storica che tiene il passo con
architetture fantapolitiche di lignaggio letterario.
Conseguenza di tale impostazione è, tra l'altro,
l'articolazione delle serie in puntate concatenate l'una
all'altra in modo non autoconclusivo, secondo un
meccanismo narrativo molto più avvincente che non quello
delle precedenti serie, in cui il canovaccio di ciascun
episodio si ripeteva sempre simile finché ad un certo
punto il nemico veniva sconfitto e la serie terminava.
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